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Fantapolitica – Racconti d’estate. 1) – Una grande risata! di F. Laratta

luglio 8, 2009 di Redazione 

In esclusiva per il giornale della po- litica italiana, il deputato del Partito Democratico, grande giornalista e scrittore, presenta una serie di cinque propri racconti inediti dedicati alla nostra politica. Una serie che potrete leggere solo qui, su queste pagine. Prosegue dunque la collaborazione tra il parlamentare del Pd e il Politico.it. Cominciamo stasera, in questa calda sera d’estate, prima di tornare a parlare di G8, col primo racconto della serie: “Una grande risata!”. Da non perdere. Solo sul giornale numero uno.

Nel disegno, l’onorevole Franco Laratta

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di FRANCO LARATTA*

Il Paese un giorno si sveglierà. Una grande risata lo sveglierà. Al Paese verrà una gran voglia di ridere quando farà i conti con la grande recessione economica, con le istituzioni paralizzate, la politica defunta, i terremotati abbandonati, le veline caste e pure, la stampa imbavagliata, la giustizia sottomessa, i processi cancellati.

Verrà voglia di crepare dal ridere quando qualcuno ricorderà che a vincere per ben tre volte le elezioni democratiche è stato un uomo senza partito, un multimiliardario (in euro) venuto dal nulla. L’uomo più potente d’Italia (degli ultimi 70 anni, tranne ‘quando c’era Lui’, quello vero e nero!) che tiene testa a tutti, dice di non poter governare come vorrebbe, di voler cancellare il fastidioso parlamento, di ignorare il Capo dello Stato, e nel nome della semplificazione ridurre tutto ad uno: un solo partito, un solo sindacato, una sola istituzione, un unico grande Capo, ma mille televisioni! Semplificare, fare presto, eliminare gli sprechi, cancellare enti, istituzioni, partiti, sindacati: tutti troppo costosi. Via, via… cosa sono tutte queste cose inutili, cos’è e a cosa serve tutta questa democrazia, questa libertà di scrivere e criticare? A cosa servono i giudici (e poi, con i processi che durano dieci anni!), a cosa servono gli impiegati dello Stato (a morte i fannulloni, a morte), mille parlamentari (ne bastano sei), la Corte Costituzionale, le regioni, le province e i comuni? Il popolo sovrano e l’unico che conta, decide e vota sempre il Presidente.

Una risata libererà il Paese dai suoi fantasmi. Da quanti lo hanno preso in giro, deriso, deluso e ingannato. Dal centro-sinistra vecchio e fallimentare che in 15 anni non ne ha preso una, ha confuso il Cavaliere per un vero statista, si è illuso e si è lasciato fottere con la bicamerale, non ha fatto l’unica legge utile e indispensabile per limitare lo strapotere del miliardario che scendeva in politica in un enorme conflitto di interessi. Quel centro-sinistra vecchio, caotico e confusionario, chiuso in sè stesso, sempre attento a guardarsi il proprio ombelico mentre il Paese cadeva completamente nelle mani di un uomo solo.

Una risata! Il più bravo barzellettiere d’Europa sente aria di declino proprio nel momento del suo maggior trionfo. Ha vinto tutto e su tutti; amico di Putin e Bush, compare di Gheddafi e difensore degli ebrei, il solo che ha definito abbronzato il presidente Obama, ha fatto andare su tutte le furie la Regina Elisabetta II e la Cancelliera tedesca, ha fondato un partito ad personam, ha sospeso i suoi fastidiosissimi processi, ha umiliato la magistratura, ha aggredito la stampa e sottomesso l’informazione, ha giocato con veline, escort e ragazzine, ha trasformato ville e palazzi in altrettanti harem, è amico del Papa e difensore della fede cattolica.

Cosa mai potrà turbare i suoi sogni di grandezza, i suoi trionfi, la sua sete di gloria e onnipotenza nei secoli dei secoli amen? Niente. Niente e nessuno. Solo una risata, soltanto una risata del suo popolo può fargli paura. Solo quando qualcuno riderà di lui e delle sue magnifiche imprese……

E quel il momento è giunto quando si tiene una grande manifestazione nella capitale. Il Presidente, al potere ormai da quasi 20 anni, sale su un enorme palco; davanti a lui una immensa folla, tutto attorno uno sciame di giornalisti esultanti, telecamere impazzite, accoliti ossequianti, veline, attrici, escort e minorenni. Il Presidente parla, parla… da oltre un’ora parla, ride, scherza, racconta barzellette. E la folla lo ammira a bocca aperta.

Ad un tratto accade una cosa piccola piccola, mai accaduta prima. Un bambino di pochi anni si allontana dalla mamma che, felicissima e commossa, ascolta in prima fila il trionfale comizio del Presidente. Il bambino sale sul palco, si muove lentamente, praticamente inosservato. Solo più tardi la folla comincia a far caso a quel bambino biondo, vestito a modo, sorridente, che si avvicina alle gambe del Presidente che continua a parlare, parlare e parlare. Gli occhi di migliaia di persone, ora seguono quel bambino. Il piccolo è ormai a pochi centimetri dalle gambe del Presidente quando fa una cosa innocente, diciamo pure naturale: apre la cerniera del pantaloncino, fruga con la manina, toglie fuori l’uccellino e….inizia a fare la pipì sulle scarpe del presidente!! Ohh! esclama la folla. Ahh! fanno i giornalisti. Ehiii! Gridano dolcemente tutti coloro che stanno sul palco! Papyy! sussurrano in coro le veline.

D’improvviso tutto si trasforma in silenzio. La folla osserva incuriosita e muta, il Presidente per la prima volta in vita sua… tace, non sa cosa fare, nota il gesto del bambino ma gli manca la battuta. Silenzio! Un tombale silenzio avvolge l’intera zona. Perfino le automobili si fermano e nessuno circola più per le strade. L’intera città sembra sospesa per aria, come se tutti sapessero che sta per accadere qualcosa di impensabile, di incredibile. Centinaia di telecamere inquadrano in primo piano la scena del palco e del bambino che fa la pipì sulle scarpe del presidente. La mamma del bambino, a poca distanza dal palco, è come impietrita. Ad un certo punto, mentre il bambino consumava le ultime gocce di pipì sulle scarpe presidenziali, una donna in prima fila comincia a ridere. Gli è sfugge una bella risata. Dopo poco, ecco che ride una seconda persona, poi una terza, quindi tutta la prima fila e la seconda, e poi le prime dieci. E uno dopo l’altro ridono in cento, mille, centomila. Scoppia una grande, clamorosa risata che contagia i giornalisti, i cameramen, le guardie del corpo. Tutti… tutti ridono a crepapelle. Una risata clamorosa che non si ferma più, che attraversa la città e si ingigantisce, che entra nelle case grazie alla televisione, che fa il giro del Paese, poi dell’Europa e anche degli Stati Uniti che seguivano in diretta. Ride l’amico Putin, l’abbronzato presidente americano, ride anche il severo Papa tedesco. Il Presidente si fa cupo, vede davanti a sé migliaia di bocca spalancate che ridono a crepapelle, molti si buttano per terra e continuano a ridere, ridere, ridere. Per la prima volta nessuno lo nota, nessuno lo guarda più. Prova un misterioso senso di paura ed imbarazzo, suda freddo, inizia anche a tremare, e dalle labbra scende un fiume di saliva che sembra schiuma.

Non può far altro che lasciare il palco di corsa, scendere per strada, scappare via rapidamente, perdersi nei vicoli della città antica, raggiungere le periferie, correre fin oltre le campagne….

Dopo alcuni giorni di panico nazionale e di grande disagio internazionale, la Presidenza del Consiglio annuncia un messaggio televisivo, Urbi et orbi, del Presidente. Quaranta milioni di italiani sono collegati già mezz’ora prima della diretta. Alle 20 esatte lo schermo si illumina, la telecamera fissa la scrivania ancora vuota di Palazzo Chigi. Dopo un minuto di silenzio e di attesa, entra il Presidente: appare più piccolo è basso del solito, anche un po’ ridicolo con quel solito vestito d’ordinanza, il volto è pallido e scavato da sembrare quasi una maschera tragica. Il Presidente fissa la telecamera e fa per parlare quando d’improvviso dallo studio si sente una risata: un tecnico della Tv di Stato non è riuscito a trattenersi nel vedere quell’uomo che a lui sembrava tanto ridicolo e banale. La risata attraversa case, uffici, piazze… tutti ricominciano a ridere. Arriva nelle stanze del governo e nelle Aule parlamentari, la sentono chiaramente in tutte le cancellerie occidentali, contagia la Casa Bianca e San Pietro, l’Occidente e l’Oriente, i bianchi e i neri, gli arabi e gli israeliani. Tutti a ridere come matti, divertiti fino a piangere nel vedere in video quell’uomo piccolo piccolo che balbetta, non riesce a dire nemmeno una frase per intero, tenta di spiegarsi, prova a negare, tenta di smentire ma… niente, non c’è niente da fare. Il mondo ride, la sua gente ride, tutti ridono al solo rivederlo in video.

Una grande, interminabile, risata…. La fine di un Regno lungo e incontrastato! In tutto Europa si tira un sospiro di sollievo.

FRANCO LARATTA*

*Deputato del Partito Democratico

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