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G8, vigilia infuocata. Scosse, proteste e il “Guardian”: “Italia fuori dagli otto grandi”

luglio 7, 2009 di Redazione 

Grande pezzo di Attilio Ievolella per avvicinarci insieme all’inizio del vertice di domani. Mentre si prepara la manifestazione finale, venerdì a L’Aquila, i no global scendono in piazza a Roma: scontri e si registrano nuovi arresti. Ma è il piano politico ad essere infuocato: il giornale inglese raccoglie il malumore che serpeggerebbe tra altri Paesi e segnala come ci sarebbe la volontà di chiedere “l’espulsione” del nostro dall’organismo. Puntando il dito contro l’agenda del vertice predisposta dalla presidenza italiana, nella quale sarebbe compreso “tutto e niente”. Il racconto della giornata intorno al G8, nel servizio.

Nella foto, un momento delle manifestazioni di oggi a Roma

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di Attilio IEVOLELLA

La si può considerare, almeno in questa fase, la ‘spina dorsale’ del G8 made in Italy che si aprirà ufficialmente domani in terra abruzzese. La tratta Roma-L’Aquila costituisce – non solo per ragioni logistiche – ora come ora, il riferimento principale. Che si parli di polemica politica, di manifestazioni (e di scontri), di sicurezza, poco cambia. Per giunta, L’Aquila e Roma sono legate da un ulteriore anello: la preoccupazione.

PROTESTE E TERREMOTO - A provocarla, la preoccupazione, sono ragioni diverse. A L’Aquila, come già scritto, la terra continua a tremare. Anzi, paradossalmente, lo sciame sismico pare essersi intensificato proprio nell’ultima settimana. Ulteriore conferma quest’oggi: tre scosse sono state registrate, tutte con epicentro nel comprensorio aquilano. E secondo l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologica ci sono 31 possibilità su 100 che venga registrato una scossa con magnitudo pari o superiore a 4.
Di tutt’altro tipo, invece, le scosse che si temono a Roma, città blindata, come L’Aquila, forse di più… Ad essere tenuto sotto controllo, in questo caso, è il ‘movimento’ che contesta il G8. Anche questa mattina ci sono state diverse manifestazioni di protesta, caratterizzate peraltro da alcuni fermi e da diversi arresti effettuati dalla polizia. Senza dimenticare che, comunque, per venerdì prossimo, giornata di chiusura del summit, è prevista proprio a L’Aquila la marcia dei ‘no global’.
Il clima pare sempre più caldo – proprio a L’Aquila, peraltro, sono stati fermati e denunciati quattro francesi, che avevano alcune sbarre nel loro furgone e che si preparavano a manifestare durante il summit – anzi, «sempre più teso», hanno denunciato gli esponenti della ‘Rete degli studenti’, fortemente critica rispetto ai contenuti e ai significati del vertice.

LE POLEMICHE - E la tensione sale, molto, anche sul fronte politico. È The Guardian, quotidiano britannico, ad accendere la miccia, affermando che «i preparativi» per il G8 a L’Aquila «sono stati caotici» e che, di conseguenza, «si registra una pressione crescente, da parte degli altri Stati membri, affinché l’Italia venga espulsa dal gruppo». In aggiunta, il Financial Times, giornale economico inglese, parla del summit come di una verifica per il premier Berlusconi, e il New York Times, quotidiano numero uno negli Stati Uniti, ipotizza che il vertice possa rivelarsi una commedia, una tragedia o una impresa seria, richiamando, nell’ordine, i problemi del premier Berlusconi, i timori per il sisma e la forza dei manifestanti. Posizione, questa, condivisa anche dal quotidiano francese Le Monde. Piccata la replica, tra gli altri, di Ignazio La Russa, coordinatore del Popolo della Libertà: «Non leggo il Guardian e i giornali stranieri ispirati da alcuni giornali italiani…».
Molto più nazionale, ma sicuramente altrettanto rilevante, è l’accusa lanciata dal sindaco di L’Aquila, Massimo Cialente: «La città vive questo appuntamento in modo completamente distaccato, perché, ovviamente, il G8 si svolge in un’isola totalmente avulsa dalla situazione nella quale ci troviamo… Forse avevamo riposto fiducia nel G8 per essere un po’ più al centro dell’attenzione, mentre io temo che vada persa anche questa occasione affinché si possa capire cosa è successo veramente. L’Aquila è una città fantasma, sta salendo la rabbia e la disperazione, anche per alcune scelte recenti del Governo. Non vorrei che dopo il G8, pian piano, i riflettori si spengano e gli aquilani vengano dimenticati…».

L’AGENDA - Come già scritto, sarà ampia l’agenda da affrontare nella ‘tre giorni’ del summit. Troppo ampia, secondo The Guardian: «Siccome gli italiani non avevano alcun contenuto da proporre, hanno deciso che la cosa migliore da fare era allargare l’agenda il più possibile, tanto da oscurare il fatto che l’agenda non ci fosse proprio…». Valutazione, questa, che sarà possibile ‘pesare’ solo a vertice concluso. Per ora, però, va anche segnalata la lettera-appello che premi Nobel e premi Oscar italiani, ovvero Rita Levi Montalcini, Dario Fo, Bernardo Bertolucci e Nicola Piovani, assieme a esponenti del mondo della cultura e della società civile, hanno deciso di rivolgere al presidente statunitense Barack Obama, chiedendo un impegno concreto per garantire a tutti il diritto all’acqua.
A questo quadro, poi, vanno aggiunte le parole del presidente della Commissione Europea, Josè Barroso, che chiede, ancora una volta, ai membri del G8 il rispetto degli «impegni verso i Paesi poveri» – posizione, questa, condivisa dall’ex segretario generale dell’Onu, Kofi Annan – e quelle del presidente brasiliano Lula, per il quale «il G8 non ha più ragione d’essere, e deve essere sostituito dal G20». Su questa linea anche Romano Prodi: «Considero un’assoluta bizzarria della storia che la Cina e gli altri grandi nuovi protagonisti della politica mondiale, come l’India e il Brasile, non si seggano attorno al tavolo del G8».
Da segnalare, infine, un documento dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, documento in dodici punti che verrà sottoposto ai membri del G8 per «rilanciare l’economia su una base più stabile e più giusta, attraverso la lotta alla corruzione e ai comportamenti immorali».

Attilio Ievolella

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