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Intervista al vice di Marino, Pippo Civati: “La terza via? Un Pd largo”

luglio 5, 2009 di Redazione 

Intervista del giornale della politica italiana all’uomo che corre in ticket con il chirurgo per la segreteria del Partito Democratico. “Se l’obiettivo degli altri era ridurre, ridimensionare il Pd ci sono riusciti. Noi non abbiamo apparati, siamo un po’ più liberi e un po’ più simpatici”. “Tema-primarie? Gli iscritti scelgano la linea, ma confrontiamoci anche con gli elettori”. La firma è di Carmine Finelli. Sentiamo.

Nella foto, Giuseppe Civati (a destra) osserva Ignazio Marino, ieri sera alla Festa democratica a Roma, dove il chirurgo ha annunciato ufficialmente la sua decisione di scendere in campo

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di Carmine FINELLI

Civati, alla fine è ticket con Marino.
“Noi ci stiamo lavorando da tanto, l’idea nostra era quella di capire se c’era lo spazio per una terza soluzione visto che le altre non erano rappresentative di un Pd largo, mentre lo erano di un Pd stretto. Se il loro obiettivo era ridurre, ridimensionare il Pd ci sono riusciti. Allora noi abbiamo pensato che fosse il caso di trovare una terza soluzione. Abbiamo prima verificato l’ipotesi che ci fosse Sergio Chiamparino che ci sembrava una figura che potesse rappresentare una terza velocità, diciamo, del dibattito congressuale, nell’ottica di comprendere tutte le persone come Ignazio Marino disposte a scommettere su un progetto del genere. Sappiamo tutti come è andata, a questo punto noi abbiamo scoperto la generosità, la disponibilità di Ignazio Marino e ci siamo convinti che sia la soluzione migliore per rappresentare questa terza forza”.
Nella decisione di Marino di scendere in campo, quanto ha pesato la vostra richiesta?
“Guardi, Marino ci ha pensato per i fatti suoi. Cioè la sua candidatura era nelle cose, se ne parlava da qualche giorno e l’ha valutata per quello che era. Certamente il nostro contributo e soprattutto l’incontro che abbiamo avuto con lui al Lingotto e con le persone che hanno partecipato a quella grande manifestazione hanno dato una accelerazione a questo processo. Poi, sta un po’ nelle cose. Quando c’è entusiasmo, volontà, c’è uno spazio politico che si apre, la convinzione di essere utili ad un dibattito congressuale altrimenti limitato e un po’ asfittico, tutto questo ci porta a pensare che una candidatura come questa sia la conseguenza più logica e più giusta”.
Torniamo a voi “piombini”. E’ di questi giorni lo scivolone della Serracchiani che scende in campo a sostegno di Franceschini “perché è più simpatico”…
“…Ma mi sembra molto enfatizzato. Devo dire che la simpatia è proprio quello che ci manca. Uno non può dire una cosa un po’ sfortunata che subito lo massacrano. Tra l’altro con delle battutacce, Totò, allora è meglio Benigni, quelle robe lì da quattro soldi proprio. Il problema vero è che non vogliamo essere una forza di pace e di interposizione tra questi due blocchi che si scontrano. La presenza di politici che non dicono nulla al paese ci ha un po’ stancati e crediamo che sia una delle cose da superare. E mi pare che stiamo ricadendo nello schema perfettamente così. Noi tenderemo a non commentare eventuali attacchi che provengono dalle altre forze in campo, dalle altre sensibilità. Vogliamo condividere con loro un dibattito congressuale su che tipo di partito vogliamo e su che tipo di proposte fare al paese”.
L’esigenza di una terza via nasce soltanto dal fatto che non vi è una proposta concreta, una piattaforma politica condivisa e condivisibile, oppure dalla volontà di costruire un Pd diversi scevro dalle contrapposizioni ex Ds-ex Margherita? In quanto ciò che appare, anche dalla contrapposizione Franceschini-Bersani è proprio un partito non del tutto formato, quasi un cartello elettorale.
“Ma questo non è del tutto vero. Qualche passo in avanti è stato fatto e c’è un rimescolamento all’interno delle due mozioni. Quello che vorremmo noi è liberarci da alcune ossessioni e iniziare a parlare di Partito Democratico da oggi in avanti. Io ho già visto i primi dibattiti in cui un esponente di una parte e uno dell’altra si rimproverano le cose sbagliate, colpa sua colpa mia. Noi vogliamo fare un dibattito che comincia oggi e che tenga conto degli errori fatti negli ultimi quindici anni, ben prima che il Pd si formasse e che rilanci, non dico partendo da zero perché questo sarebbe perfettamente sbagliato non solo per il grande patrimonio che abbiamo alle spalle, ma perché questo patrimonio deve essere investito e non deve essere bloccato dalla burocrazie più o meno autonominate si potrebbe dire. Noi non abbiamo apparati quindi siamo un po’ più liberi e più simpatici, per usare una categoria abusata, di altri. Tutto qua”.
Riguardo le primarie, qual è la sua opinione? Nel senso: la struttura di partito tipicamente europea è una struttura molto pesante, tipica del partito di massa, molto burocratizzata all’interno del quale si creano come lei diceva precedentemente, dei veri e propri apparati burocratici che sono poi funzionali alla vita del partito stesso. Al contrario negli Stati Uniti, dove le primarie sono una realtà veritiera soprattutto, il partito è molto leggero cioè non esistono apparati come quelli europei o italiani. Il fatto che voi riproponiate le primarie non alimenta soltanto una contrapposizione interna che delegittima questo apparato?
“No, guardi c’è un punto: io pensavo che sulle primarie fossero tutti d’accordo. Ora la sorpresa degli ultimi giorni è che c’è qualcuno cui le primarie non piacciono più. Qualcuno addirittura lo mette nella mozione congressuale. Noi a quella logica secondo la quale non sono soltanto gli iscritti a decidere dove un partito va teniamo. Perché noi crediamo che gli iscritti hanno più voce in capitolo per la gestione ordinaria del partito nelle scelte, anche nelle scelte, se vogliamo, politiche di fondo. Ma c’è un momento nel quale questo partito creato e strutturato debba anche confrontarsi con i suoi elettori. Poi bisogna farlo un po’ meglio. Chi ha governato il partito in questi anni, e non mi riferisco solo a Veltroni, dovrebbe chiedersi come ha potuto partorire uno statuto del genere in cui le dimensioni che lei citava, quella congressuale più stretta e quella delle primarie, non sono articolate ma semplicemente sovrapposte. Per non risolvere il problema ne hanno creati due”.

Carmine Finelli

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