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Ieri sera la discesa in campo di Marino “Pd deve dire con chiarezza cosa pensa”

luglio 5, 2009 di Redazione 

Il “terzo uomo” nella corsa alla segreteria del Partito Democratico ha ufficializzato la propria candidatura nel corso di un’intervista pubblica alla festa democratica di Roma: “Dobbiamo riprendere ad ascoltare la società”. Ma la sua resta anche una candidatura di bandiera sul tema della laicità: “Beppino Englaro prenderà la tessera e mi sosterrà”. “Paola Binetti si candidi, così vediamo come la pensa il popolo del Pd”. Il servizio di Ginevra Baffigo.

Nella foto, Ignazio Marino

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di Ginevra BAFFIGO

ROMA – “Dubito che l’uomo possa mai sopportare contemporaneamente una completa indipendenza religiosa e una totale libertà politica; e sono incline a pensare che, se non ha fede, bisogna che serva e, se è libero, che creda”. Questo diceva Alexis de Tocqueville, il francese che guardava all’America. E se si permette la suggestione, sembrava che quelle stesse parole venissero suggerite da lontano mentre sul palco centrale della Festa dell’Unità alle Terme di Caracalla un cattolico, di recente tornato dall’America ed impostosi all’attenzione della politica italiana per la sua battaglia a favore del Testamento Biologico, ufficializzava la propria corsa alla segreteria del Partito Democratico, facendo di libertà e diritti civili il proprio manifesto politico.
Certo qualcuno potrà obiettare, ma ieri sera la promessa di un futuro diverso, di un altro Pd più in sintonia con la società e più rappresentativo della stessa, sembrava garantita dalla presenza nelle parole e nelle immagini di Enrico Berlinguer. Le sue foto fra gli stands della Festa, le sue parole ed il suo nome nei discorsi della gente, perfino sul palco ad intervistare il “terzo uomo” in corsa per la segreteria del Pd c’era Bianca Berlinguer, figlia di Enrico, in nome del quale a distanza di 25 anni dalla sua morte tuttora si pensa e si lotta per un’Italia diversa.

IL TERZO UOMO - “Il PD non deve più parlare in stanze chiuse della gente, ma in stanze aperte con la gente, con le persone”. Da subito Ignazio Marino nel giorno della sua “discesa in campo” ribadisce la sua idea di Partito e non limitandosi alle parole trova una perfetta e quanto mai suggestiva applicazione ufficializzando la propria candidatura, alla segreteria del suo partito, con un’intervista pubblica alle Terme di Caracalla. Un’occasione rara e che ha subito trovato la risposta positiva in un gremito pubblico venuto ad ascoltare, o magari solo a guardare in volto il proprio candidato, senza che vi fosse il filtro dello schermo televisivo. Un favore del pubblico palesato anche dai numerosi applausi che hanno accolto le parole di Marino, sin dalle sue primissime battute. La Berlinguer infatti non ha indugiato, nè si è spesa in giri di parole. Dopo aver preso la parola, l’ha subitamente resa a Marino chiedendogli: “sei il terzo uomo?”. Ridendo Marino non ha smentito la sua natura, altrettanto schietta, “direi di sì e siamo in tanti”. Ignazio Marino introduce così la sua “squadra”, quella che i giovani del Pd avevano chiesto da prima che si aprisse la fase precongressuale. Marino è stato l’unico a rispondere a questo appello, e ieri sera ha ribadito i nomi di quelli che lo accompagneranno in questa corsa alla segreteria; il Piombino Civati, Michele Meta ed infine l’ex braccio destro di Veltroni, Goffredo Bettini che dopo l’esclusione dalle liste europee è ormai definitivamente in rotta con i vertici del Partito.
Nel corso di quello che da subito si è trasformato da intervista a colloquio, è stata spiegata questa candidatura come necessaria alternativa al duello Bersani-Franceschini. Così come si era detto al Lingotto di Torino la settimana scorsa, il dubbio non è sui candidati, che Marino ci tiene a ribadire «sono due dirigenti politici estremamente seri e preparati e sono convinto che andando avanti nel dibattito congressuale faranno capire chiaramente cosa intendono fare”. “Io mi sono candidato – prosegue il senatore – perché ho il timore che noi rischiamo di proseguire in una stagione in cui non si dica con chiarezza quel che il Pd pensa. Anch’io devo dire che su certi temi non so cosa e come la pensi il partito. Come è possibile far capire come la pensiamo ai cittadini se cambiamo opinione tre volte al giorno?».
La sola risposta che concede a chi in questi giorni ha sollevato dubbi, se non addirittura delle critiche alla sua candidatura, è che «sono convinto che lo spazio c’è per una terza candidatura, c’è un grande spazio costituito da persone e cittadini che non si sentivano rappresentati né coinvolti in questo grande progetto. Ognuno di noi può dare un contributo» affinché «il 25 ottobre il Pd sia un partito più numeroso, più solido e preparato a costituire una seria possibilità di governo per il Paese che ha un disperato bisogno di essere modernizzato».

IL PD SECONDO MARINO - Il Partito Democratico deve ritrovare il contatto con le persone. La necessità, più volte ribadita nel corso della serata, di riscoprirsi rappresentanti della società e del proprio elettorato. Il senatore chiarisce il concetto con termini molto pratici, non tradendo neppure per un istante la sua vocazione scientifica. Parla così alla platea della sua battaglia per il testamento biologico nello specifico. Secondo Marino si tratta infatti di dare voce alla maggior parte degli italiani perché “in quale Paese si può fare una legge, dove qualunque sondaggio fatto da qualunque soggetto ti dice che l’85% del Paese la pensa in un modo, ma siccome qualcuno sta chiuso in un palazzo ed ha potere di voto, si fa una legge completamente diversa da quella che il Paese auspica?. Immagino che il Pd voglia stare con l’85%”. Ed infatti ribadisce l’esigenza del “respiro maggioritario che deve avere il Pd” e nel guardare alle politiche del 2013 con molta semplicità auspica che per allora il Pd possa essere un partito più forte, tale da influenzare maggiormente gli alleati. Ribadisce, forse in parte ispirato dalla sua esperienza americana, l’ambizione al bipolarismo, che però, sottolinea, “in questo contesto storico non credo potrà essere ambizione al bipartitismo”. Elude la domanda sulle sue preferenze rispetto a Udc e Idv e sposta invece la conversazione su quelle che sono state e saranno le parole cardine della sua piattaforma: laicità, dialogo con la società e soprattutto cultura del merito, in base alla quale egli stesso si impegna a costruire la sua squadra. Tuttociò è stato detto con parole chiare, bandendo radicalmente il politichese dal suo vocabolario. Che poi Laicità e Chiarezza possano essere davvero sufficienti per conquistare il civico 14 di Via Sant’Andrea delle Fratte fa dubitare molti ed in effetti questa candidatura da subito ha fatto parlare soprattutto perché, come suggerivano al Lingotto, il problema è rappresentato dallo Statuto.

LE REGOLE - Lo statuto infatti pone una serie di ostacoli al candidato Marino, di cui le primarie non sono che l’ultima prova. L’iter prevede infatti che in ogni riunione, dei circa settemila circoli territoriali, il candidato presenti la propria mozione, alla quale andrà collegata una lista di delegati, i quali in caso di vittoria, verranno eletti alla Convenzione provinciale. Se riuscirà in questa prima tappa Marino dovrà poi superare il 5% dei voti per accedere alle primarie. Tuttavia, il suo manifesto politico è eloquente su questo punto: «Crediamo nella cultura del merito, nella laicità dello Stato, nella solidarietà, nel rispetto delle regole, nei diritti uguali per tutti» sebbene queste stesse regole potrebbero precludergli la vittoria. I bookmaker del Congresso stimano i suoi consensi attorno al 5-10%, forse potrebbe ambire a qualcosa di più se riuscisse a prendere qualche punto percentuale a Bersani, mentre Franceschini, sostenuto dall’area cattolica piu’ tradizionale del Pd, al momento lo distanzia di molti punti, sebbene anche questi potrebbe perdere parte dei consensi dei giovani del Lingotto, ai quali sembra non bastare la presenza di Debora Serracchiani in squadra.

ADINOLFI E I PIOMBINI - A rabbonire lo spirito dei “piombini” non ci pensa senz’altro il “quarto uomo” di questa corsa: Mario Adinolfi, giovane candidato alla segreteria, spesso dimenticato dai media e dagli altri candidati. Questi, forse in nome del fair play, non ha commentato direttamente la candidatura del senatore-chirurgo del Pd, ma rivolgendosi ai piombini ha sottolineato l’occasione persa e la loro “mancanza di coraggio”, palesata dal non aver candidato un giovane alla segreteria. “Forse è giusto – aveva scritto giorni fa sul nostro giornale – che questa generazione smetta di chiedere un rinnovamento nel nome del quale non è disposta a rischiare nulla”.

LE REAZIONI - Le critiche non sono di certo mancate nelle stanze del Pd. Al di là delle difficoltà obiettive che si frappongono fra Marino e la segreteria del Partito, molti ritengono che questo terzo nome possa estremizzare le divisioni interne al Partito, in un momento in cui bisognerebbe piuttosto risaldarle. Giorgio Merlo chiosa che nel progetto di Marino vi è “un partito a forte connotazione laicista coniugato con un insopportabile nuovismo. L’esatto contrario di cio’ che dovrebbe, invece, essere un partito laico, popolare e di massa dove c’è spazio per tutti e non solo per alcune categorie culturali o per alcuni illuminati. Una scelta, quella di Marino, che alimenta la confusione e le divisioni interne al partito senza portare nessun valore aggiunto”. E sebbene in altri termini da Beppe Fioroni a Franco Marini le critiche non sono mancate. Quest’ultimo ha addirittura ironizzato sul fatto che se dal congresso uscirà come segretario un chirurgo allora è proprio vero “che il PD è in sala di rianimazione”.
L’ala cattolica dei democratici infine ha particolarmente acceso i toni su questa candidatura. «Marino è un po’ un Giuliano Ferrara al contrario, mono-tematico sul sondino», commenta il deputato cattolico Andrea Sarubbi, nostro collaboratore. Marino ed il suo team hanno deciso di non rispondere a queste polemiche, ma ieri non è riuscito a rinunciare ad una piccola soddisfazione; alla Binetti, la quale aveva dichiarato che se si fosse candidato il laicissimo Marino anche lei sarebbe scesa in campo, il senatore ieri sera dal palco ha risposto con un sorriso: “Togliamoci questo groppo: Paola Binetti si candidi anche lei, così vedremo se il 98% del popolo del Pd la pensa come me o come lei. Se la pensa come Paola Binetti – ha concluso – giuro che me ne farò una ragione». Su questo ha poi confermato l’indiscrezione su Beppino Englaro e sulla sua decisione di predere la tessera del Pd e di sostenere il progetto di Marino. Insomma non solo critiche per il chirurgo di fama mondiale, genio dei trapianti di fegato nonché collaboratore degli esperti di bioetica di Obama per la ricerca sulle staminali. Ed è guardando agli Usa che Pippo Civati ha voluto commentare l’ufficializzazione della candidatura: “Oggi e’ il 4 luglio, la festa dell’indipendenza degli Stati Uniti, e, permettetemi questa analogia, anche la festa della terza via del nostro partito”. E con questa speranza non ci resta che attendere l’esito del 25 ottobre, consapevoli che non correrà un Obama italiano, ma che forse nel Pd c’è spazio anche per il nuovo.

Ginevra Baffigo

Commenti

3 Responses to “Ieri sera la discesa in campo di Marino “Pd deve dire con chiarezza cosa pensa””

  1. silvio corritore on ottobre 14th, 2009 16.15

    ciao mi chiamo silvio ed ho 52 anni sono di siracusa e sono una rsu della gcil , come tu saprai li portano bersani ,ma io sono x il cambiamento e leggendo il tuo programma che ha me piace molto mi sono contivito nel votarti alle primarie spero di vederti vincente un bocca al lupo ciao silvio

  2. alfredo arcangeli on novembre 8th, 2009 11.05

    carissimo Marino sono cosi contento di saperla una bellissima persona sia intellettuale che politica.per le sue idee e per la sua bravura di medico.Coe politico mi piacerebbe che Lei si candidasse per la votazione a governatore di Roma.Certamente avremmo una persona integerrima ed conoscitore della medicina.La prego dott. Marino sono sicuro che il PD ne ricevera solo gratificazioni.Ringraziandolo anticipatamente,le invio i miei piu sinceri auguri per la Sua persona ma inanzitutto per il posto del governatore del Lazio.Un suo Fan settantenne.In bocca al lupo

  3. pasquino on aprile 17th, 2010 20.48

    della vecchia D C: nel P D ci sono tante donne perché non Hanno possibilità di emergere? Non ci stiamo vedere cittadini che devono subire in giustizie da altre persone e non sono punite ma peggio giustificate, esempio zingaro, extra comunitari che non rispettano le leggi, ma non solo vogliono imporre le loro; per l’amor del cielo rispetto e dignità per chi viene qua per lavorare e che rispetta le leggi.
    Sì al lavoro ma la priorità alla salute e ambiente; vorremmo lasciare ai nostri figli un mondo vivibile!.
    Dove era il P D a Genova quando gli agenti di polizia si sono comportati come sappiamo?
    Perché quando siamo stati al governo, non si è fatto nulla per fermare Berlusconi?.

    Distinti saluti. Pasquino Mengozzi
    Mi aspettavo un commento!. Ma credo che voi non interessa ciò che pensa la gente ma se vorrete ricuperare e vincere dovete ritornare fra la gente che lavora (chiaro sia dipendenti che artigiani o piccoli commercianti siamo tutti lavoratori)
    Se vogliamo delle rappresentati megalomani votiamo Berlusconi!!!!!
    Non so se risponde vero, che si vuole mettere come sindaco Prodi!!! A Bologna.. Per favore basta con questi ex D.C. se vorremo avere credibilità.

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