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Diario politico. Immigrati, Cei: “Non basta ordine pubblico”. Maroni: “Solita liturgia”

luglio 3, 2009 di Redazione 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La firma, stasera, è di Carmine Finelli. Dopo l’approvazione del ddl sicurezza e le critiche di Monsignor Marchetto prosegue lo scontro tra Chiesa e Governo. Dalla Conferenza dei vescovi arriva un nuovo monito: “L’immigrazione va governata, non subita”. Ma Maroni: “Rileggano il testo”. Ma vi parliamo anche di Berlusconi che subisce un nuovo attacco da oltremanica, questa volta dall’”Economist”: “Lo scandalo più grave è il tentativo di negare la crisi”. Infine il Partito Democratico, per il quale domani potrebbe essere il giorno della candidatura di Ignazio Marino. Il racconto.

Nella foto, Maroni ieri in aula, al Senato, durante il voto del pacchetto

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di Carmine FINELLI

Continua anche nella giornata di oggi il botta e risposta tra Governo e Santa Sede. Dopo aver incassato il voto favorevole del Senato, da ieri il ddl sulla sicurezza è legge dello Stato. Ma gli alti prelati del Vaticano alzano la voce e vanno all’attacco sul provvedimento. In seguito alle critiche espresse ieri da monsignor Agostino Marchetto, segretario del pontificio consiglio per i migranti e gli itineranti, il ministro Roberto Maroni esce allo scoperto: “La solita liturgia” dichiara ironicamente Maroni. “Nessun governo ha fatto tanto in poco tempo – continua Maroni – Il ddl contiene norme che rendono più efficace il contrasto alla criminalità di strada: chi ha criticato il ddl queste norme non le ha lette. Essendo molto tollerante, penso che queste persone dovrebbero leggere queste norme e rivedere il proprio giudizio”. Inaspettatamente dalla Santa Sede arriva una presa di distanze dalle affermazioni di Monsignor Marchetto, una toppa per ricucire lo strappo avvenuto: “Il Vaticano come tale non ha detto niente sul decreto sicurezza approvato dal governo italiano – precisa padre Federico Lombardi portavoce Vaticano – Ha parlato monsignor Marchetto, ma non mi consta che il Vaticano in quanto tale abbia preso posizione”. Per Ignazio La Russa il governo è “lieto della precisazione del Vaticano, che mette in rilievo la differenza tra un giudizio, legittimo, di monsignor Marchetto e quello del Vaticano”.
Dal canto suo Marchetto replica con indifferenza alle critiche del ministro Maroni: “Un arcivescovo, quando pensa di aver fatto il suo dovere, non si ferma a raccogliere le pietre che gli buttano dietro”. Nella controversia interviene anche la Conferenza Episcopale Italiana. Il consesso dei vescovi italiani attraverso le parole di don Domenico Pompili, afferma l’irrinunciabilità di valori come accoglienza e sicurezza. Per quanto concerne l’immigrazione, lo stesso Pompili ritiene che si tratti “un fenomeno assai complesso, che proprio per questo deve essere governato e non subìto. È peraltro evidente – spiega – che una risposta dettata dalle sole esigenze di ordine pubblico – che è comunque necessario garantire in un corretto rapporto tra diritti e doveri – risulta insufficiente, se non ci si interroga sulle cause profonde di un simile fenomeno. Due azioni convergenti sembrano irrinunciabili. La prima consiste nell’impedire che i figli di Paesi poveri siano costretti ad abbandonare la loro terra, a costo di pericoli gravissimi, pur di trovare una speranza di vita. Tale problema esige di riprendere e incrementare le politiche di aiuto verso i Paesi maggiormente svantaggiati. La seconda sta nel favorire l’effettiva integrazione di quanti giungono dall’estero, evitando il formarsi di gruppi chiusi e preparando “patti di cittadinanza” che definiscano i rapporti e trasformino questa drammatica emergenza in un’opportunità per tutti”. Tuttavia, il ministro Maroni sembra rigare dritto per la sua strada senza colpo ferire. Non lo scalfiscono minimamente le opposizione della Chiesa, anzi è lui stessa a confermare di essere molto soddisfatto. “Gli elogi sono enormemente superiori alle critiche, sia in quantità che qualità – sostiene – Ci sono norme che anche chi ha criticato qualche passaggio dovrebbe apprezzare. Per esempio quella che toglie la potestà genitoriale a chi sfrutta i minori, a chi li manda ad accattonare o a rubare. Mi domando se chi ha definito ‘leggi razziali’ queste norme condivide misure come il contrasto alla mafia, il carcere più duro per i mafiosi. Penso che chi ha criticato il pacchetto o non lo ha letto o dovrebbe ripensare le critiche”. Maroni invita tutti i detrattori del disegno di legge a leggerlo e ad esprimere un giudizio sulla base di quanto effettivamente espresso nell’articolato provvedimento. “Questo pacchetto – spiega ancora Maroni – completa il disegno del governo e sono assolutamente soddisfatto, penso che nessun governo abbia fatto tanto in così poco tempo sia nel contrasto alla mafia, che alla criminalità, che alla immigrazione clandestina. Sono fiero ed orgoglioso di questo lavoro, ringrazio il governo e la maggioranza, mi spiace solo che per motivi essenzialmente politici, di pregiudizio ideologico, l’opposizione abbia deciso di contrastare norme che sono molto dure contro la mafia, l’immigrazione clandestina e ogni forma di criminalità”.

Berlusconi. Dunque per il ministro dell’Interno c’è da essere ottimisti sul funzionamento del ddl sicurezza. Protezione che servirebbe anche in ambito economico visti i devastanti effetti della crisi economica sulla piccola e media impresa italiana. Il governo nel frattempo continua a richiamare all’ottimismo, unico vero motore della ripresa secondo il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi: “Bisogna restare ottimisti, la situazione non sta peggiorando ma sta migliorando. Ciò che doveva accadere è accaduto” sostiene il premier, che poi aggiunge: “Cercheremo di essere sentimentalmente portati a vedere la dura realtà dei conti e della crisi guardando avanti e sperando in un futuro migliore”. Il primo ministro torna a parlare anche del rapporto tra media e crisi economica, facendo una parziale marcia indietro rispetto a quanto sostenuto a Santa Margherita Ligure all’incontro dei giovani di Confindustria. “Io ho detto – spiega Berlusconi – agli imprenditori di non diminuire la pubblicità dei loro prodotti, ma anzi di aumentarla perché chi lo fa può aumentare la quota di mercato. E ho detto agli imprenditori di ragionare con i gruppi editoriali, di spiegare che non è intelligente dare pubblicità a quei giornali che sono essi stessi fattori di crisi mettendo in prima pagina le previsioni economiche negative degli organismi internazionali che alimentano la paura. Gli imprenditori – continua il premier – devono convincere gli editori ad essere fattori di fiducia e non di paura, perché non c’è alternativa alla battaglia contro la paura. Se ci fossero altre indicazioni per uscire da questa crisi siamo qui ad ascoltare”. Ed al G8 che si terrà la prossima settimana a L’Aquila, il governo italiano porterà “un nuovo codice di regole per il futuro” elaborato dal ministro dell’economia Giulio Tremonti. Sull’attuazione di queste regole “siamo ancora molto lontani, dobbiamo fare molti passaggi per approfondire il tema” ricorda Berlusconi, il quale ha espresso apprezzamento per l’accordo tra Abi e Cassa depositi e Prestiti che mette a disposizione due miliardi di euro per la ricostruzione delle abitazioni danneggiate dal terremoto in Abruzzo.
A destare qualche preoccupazione alla vigilia del G8 sono però i gli attacchi che provengono da oltremanica. Secondo “The Economist”, il vero scandalo di casa Italia sarebbe la poca propensione del suo presidente del Consiglio a riconoscere la crisi economica in atto. “Il primo ministro italiano insiste che la recessione, nel suo paese, non sarà severa né prolungata come altrove” si legge nel lungo articolo dedicato all’argomento. Il settimanale britannico si lascia poi andare ad una chiosa. Il fatto che Berlusconi “neghi la crisi” è lo scandalo più grave in quanto il presidente del Consiglio avrebbe già incrinato la “propria credibilità con la sua vita privata, rifiutando di mantenere l’impegno di spiegare in Parlamento la sua relazione con un’aspirante modella 18enne, e ritrovandosi ora a dover rispondere a un mucchio di storie su call-girl intrattenute nella sua residenza di Roma; il premier non può permettere che le sue affermazioni sulla salute dell’economia siano contraddette da prove lampanti davanti agli occhi e alle orecchie degli elettori”.

Partito Democratico. Il Partito Democratico si prepara alla battaglia congressuale accogliendo il suo terzo nome. Dopo il rifiuto di Sergio Chiamparino spunta ora la candidatura di Ignazio Marino. Come i suoi predecessori anche lui ha scelto di “decidere per la fine della settimana”. Dunque l’ultima riserva sul terzo nome al congresso dovrebbe sciogliersi domani, quando Marino verrà intervistato da Bianca Berlinguer al Democratic Party romano. Una candidatura non prica di strascichi. Massimo D’Alema dopo aver provato a dissuaderlo getta la spugna, mentre un apprezzamento in favore di questa scelta arriva da Paola Concia, che definisce Marino “un uomo coraggioso”.

Carmine Finelli

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