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E’ il ritratto del personaggio della settimana. La duplicità di Bersani

luglio 3, 2009 di Redazione 

E’ il giorno del grande affresco del nostro vicedirettore, che sceglie oggi di definire, come sempre con una lucidità e una profondità straordinarie, il profilo del più autorevole candidato alla segreteria del Partito Democratico. E, come sempre, ad accompagnarlo è la bellissima illustrazione di Pep Marchegiani, in esclusiva per i lettori de il Politico.it. Dopo D’Alema e Sandro Bondi, ecco l’ex ministro per lo Sviluppo economico: un pezzo da scaricare e conservare, un disegno da collezionare. E per capire chi è veramente Pierluigi Bersani.

Nell’illustrazione di Pep Marchegiani, Pierluigi Bersani

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di Luca LENA

E’ con l’espressione del volto piacevolmente disponibile e quella vaga diligenza che emana ogni singolo gesto del corpo che Bersani deve aver conquistato una buona fetta di elettori. Non esistono dati ufficiali sulle preferenze nel centrosinistra ma, adocchiando le torbe acque in cui naviga il Pd, perfino qualche sondaggio gettato a mare con le reti più fitte raccoglie consensi che stimolano la fiducia. Bersani si affaccia oggi su un palcoscenico relativamente nuovo, dopo averne assaporato la schiumosa bramosia quando fu ad un passo dal candidarsi per le primarie nel 2007. Rinunciò con l’eleganza che gli è propria, annunciando di non voler destabilizzare la coesione del partito che in quel momento era più importante delle smanie individualiste dei suoi componenti. E lo fece con una lettera, con la sobrietà formale che educa ogni suo composto sguardo, lontano dalle manieristiche enfasi somatiche, eppure mai indifferente o freddo nell’espressione di un concetto. In ogni frase sembra tenere in serbo un sapere alternativo, che oggi risulta ancor più trasgressivo nell’immobilismo creativo di una politica in bonaccia. La serietà che apparentemente gli acciglia la fronte è lo scontento di un uomo politico che conosce il significato della professione, e che ancora può confrontare l’elite del palazzo con le nebulose casupole del popolo, intricate in viuzze sempre troppo lontane dalle regie finestre politiche. E questo perché Bersani, che nasce 57 anni fa in un piccolo paese in provincia di Piacenza, ha consolidate origini popolari, il gusto per i semplici piaceri e le malinconiche abitudini tipiche di un passato anacronistico reso ancor più dolce nel parallelo rovesciato della modernità. Dietro questo profondo senso umano, si nasconde una duttilità tecnica e mentale che dalla laurea in Filosofia l’ha portato ad essere Ministro dello Sviluppo Economico nel secondo governo Prodi. In precedenza, sempre sotto l’ala protettiva del fondatore del Pd, Bersani è stato Ministro dell’Industria, del Commercio, dell’Artigianato e del Turismo, infine dei Trasporti e della Navigazione. Non proprio materie umanistiche. In questa unione degli opposti si risolve la personalità quieta eppure forte e matura di Bersani. Lo spirito tenace e imperituro che sa trasformarsi nella ruota del carro sul quale ergere lo stendardo di un gruppo, e nella ricerca di un riconoscimento collettivo prima che personale; nella capacità di sospensione del giudizio, allontanando lo sguardo dalle poltrone più calde, senza mai dileguarsi nell’anonimato più indolente: è qui che l’uomo politico è riuscito ad emergere. A pochi mesi dalle nuove primarie che nomineranno il nuovo segretario del Pd, Pierluigi Bersani dovrà confrontarsi con correnti di pensiero che nella curiosa frammentazione di partito forniscono variazioni non percettibili all’occhio annoiato del pubblico. Ma la bagarre mediatica, per quanto innescata casualmente da un’involontaria uscita di Debora Serracchiani, mostrerà per la prima volta alle telecamere il ghigno combattivo di Bersani. E sarà l’occasione per disinibire definitivamente l’armonia contrastante che regola il carattere dell’uomo e del politico, senza mai svestire un abito prima d’indossare l’altro. Emblematico l’episodio della nomina a Ministro nel 1996: nella serata si sarebbe dovuto decidere se affidargli il dicastero e, mentre attorno ad un tavolo programmatico si riunivano i dirigenti, Bersani si trovava al concerto degli AC/DC; ma c’è chi giura di averlo visto in giacca e cravatta, con la ventiquattrore sottomano, pronto a rispondere al telefonino. Questa dicotomica fusione di approcci si somma alla placidità con la quale riesce a custodirli segretamente. Ed in questo sospettoso istinto di riservatezza si gioca lo spicchio di vanità di Bersani: troppo corretto, troppo razionale, troppo vicino alla visione polimorfa dell’uomo domestico. Perché è l’anima di un combattente che si nasconde nella stabilità rigorosa dell’attuale Ministro ombra. Così come da combattimento annuncia essere il suo Pd. Quello che dovrebbe sorgere dalle rovine incancrenite lasciate da Veltroni e rinverdite dalle giallognole piante rampicanti della breve esperienza Franceschini. In questo primitivo scenario vuole inserirsi, con un salto indietro nel tempo, alludendo al vecchio spirito ulivista ed allo stesso padre nobile Prodi; curioso infatti che la kermesse di presentazione del candidato alle primarie sia stata organizzata ad un passo dalla vecchia sede dell’Ulivo. Di impatto emotivo, inoltre, le istanze politiche proclamate sul palco; Bersani chiede un impegno civico per inseguire un nuovo movimento politico e l’immagine che ne esce è quasi il tentativo di alienarsi da tutta la precedente gestione partitica. Come se avesse riconosciuto nella rinascita, piuttosto che nel rinnovamento, la via per cesellare un nuovo sentiero.
Nonostante la scarsa abitudine a calcare il palcoscenico che conta, Bersani ha già raccolto numerose critiche. C’è chi in passato lo accusò di populismo, quando nell’ambito dell’”abolizione dei costi di ricarica” per i cellulari, innescò le critiche dell’opposizione – che preannunciava un naturale aumento delle tariffe – e lo sconcerto dell’Authority in procinto di prendere gli stessi provvedimenti in merito ma anticipato dal Ministro. Così suonano un po’ meno stonate le incaute parole di Debora Serracchiani quando si è soffermata a discutere sulla candidatura “a prescindere” di Bersani, inserito nel ventaglio dei candidati ormai da mesi, e poi sparito quasi del tutto dai riflettori mediatici. Proprio Bersani che rimpiangeva di non aver partecipato alle primarie del 2007, oggi si ritrova con una sorta di immunità partitica, che lo eleva sopra ogni altro candidato, come se non avesse avuto parte alle disfatte del Pd degli ultimi anni.
Ma Bersani sembra intoccabile, in quell’agire spassionato e fervido di iniziativa che racchiude la volontà e la passione del dovere, tipica dei lavoratori che godono nel piacere della professione prima che nelle sue realizzazioni. “La mia candidatura non si rivolge contro qualcuno” ha pronunciato in un recente intervento, tornando a mescere l’aria sorniona, improvvisamente estranea alla politica, che riflette una delle duplicità interiori di Bersani. Ancora una volta, l’unione degli opposti: il Bersani che si rivolge inappuntabile alla telecamera e quello che canta a squarcia gola canzoni di Vasco Rossi, AC/DC e Led Zeppelin; il Bersani che ricorda l’infanzia spensierata nella campagna del paese nativo e quello di oggi lontano dai rimpianti del passato, ad un passo dalla poltrona più ambita dell’opposizione. L’aspetto composto, terso, disponibile, stringe però tra le mani un vigore inaspettato, una solidità che solo in pochi hanno scorto davvero. Sarà forse proprio nell’abilità a celarsi ed uscire al momento opportuno che Bersani giocherà la sua partita decisiva.

Luca Lena

Commenti

One Response to “E’ il ritratto del personaggio della settimana. La duplicità di Bersani”

  1. Marco Buseghin on luglio 3rd, 2009 15.08

    “come sempre con una lucidità e una profondità straordinarie”

    Cavolo, vi ammazzate di umiltà.

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