Top

Diario politico. Ddl sicurezza, è legge. Il Vaticano: “Porta dolore a chi già soffre”

luglio 2, 2009 di Redazione 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La prima firma è Gabriele Canarini. E’ il giorno dell’approvazione definitiva del pacchetto sulla sicurezza: introdotto il reato di immigrazione clandestina, ok anche alle ronde. Ve lo illustriamo punto per punto. Berlusconi: “Garantiamo i cittadini. L’ho voluto fortemente”. I Democratici: “Un danno per il Paese”. Il confronto al Senato tra Gasparri e Finocchiaro. Ma è anche il giorno della relazione del garante della privacy Pizzetti: “No a sanzioni contro chi fa informazione. Difendere la libertà della rete da chi la vuole soffocare”. E ancora, vi aggiorniamo come ogni sera sulla tragedia di Viareggio (sale a 19 il numero delle vittime) e vi rendiamo conto degli sviluppi dello scontro di ieri sulla cena del premier con i giudici della Consulta. Il racconto.

Nella foto, Maroni e Calderoli festeggiano sui banchi del Governo l’approvazione del ddl

-

di Gabriele CANARINI

Anche oggi si è dovuta aggiornare la stima delle vittime causate dall’incidente avvenuto nella stazione di Viareggio lunedì sera. A darne conto è stato il presidente del Consiglio Berlusconi in visita all’Aquila per monitorare lo stato dei lavori per la ricostruzione, in vista dell’imminente G8 che si terrà proprio qui il prossimo 8 luglio: «Siamo saliti a 19 per le vittime della tragedia di Viareggio. Venticinque feriti, 11 veramente gravi». Il premier ha poi continuato: «Volevo andare a visitare i feriti, ma non avrei potuto portare sollievo. Il dolore da ustione è quello più terribile, siamo loro vicini». Il Cavaliere ha quindi spiegato che si sta esaminando il caso di «cambiare le regole di tutti i Paesi per i movimenti dei vagoni cisterna», vagoni che, ha fatto capire il premier, non dovrebbero passare per i paesi «a causa di queste situazioni che possano diventare tragiche. Ne abbiamo parlato a lungo con la Protezione Civile, cercheremo di affrontare l’indagine. Spero che gli italiani possano dare segni di solidarietà». E’ stato, inoltre, confermato che domani, alle 12,30, si terrà una riunione del Consiglio dei ministri che avrà all’ordine del giorno un decreto del Presidente del Consiglio di dichiarazione dello stato di emergenza a seguito del disastro ferroviario di Viareggio.

Ddl sicurezza. La giornata politica di oggi, però, ha visto anche il sì definitivo del Senato al ddl sulla sicurezza, che diventa così legge dello Stato. Il ddl è passato con 157 voti favorevoli, 124 contrari e tre astenuti. Ecco le principali novità introdotte dai 66 articoli di cui si compone la nuova legge:

- Reato di clandestinità: Chi entra o soggiorna in maniera illegale in Italia commette il reato di immigrazione clandestina. La pena è un’ammenda da 5 a 10mila euro. I clandestini sono sottoposti a processo davanti al giudice di pace con espulsione per direttissima.

- Cie: I Centri di permanenza temporanea (Cpt) diventano Centri di identificazione ed espulsione (Cie). La permanenza massima passa da 2 a 6 mesi.

- Pubblici uffici: Chi svolge la funzione di pubblico ufficiale ha l’obbligo di denuncia dei clandestini che si presentano agli sportelli.

- Registrazione: Il permesso di soggiorno diventa obbligatorio per qualsiasi atto: registrazione nuovi nati all’anagrafe, matrimonio, etc.

- Soggiorno a pagamento: Il permesso di soggiorno e l’acquisizione della cittadinanza italiana saranno a pagamento: da 80 a 200 euro.

- Favoreggiatori: Chi favorisce l’ingresso dei clandestini rischia fino a 15 anni di carcere. E chi affitta appartamenti agli irregolari rischia fino a 3 anni di carcere.

- Ronde: La legge riconosce le associazioni “di volontari per la sicurezza”. Le ronde saranno disarmate. Via libera allo spray al peperoncino per l’autodifesa.

- Giro di vite antimafia: Il carcere duro per i reati di mafia è rinnovato non più ogni 2 anni, ma ogni 4. Tutti i colloqui familiari saranno registrati, e saranno ammessi al massimo tre incontri settimanali con gli avvocati. Sempre per contrastare le cosche, sono escluse dagli appalti pubblici le imprese che abbiano omesso denunce al racket. Inoltre, nei casi di infiltrazione mafiosa, lo scioglimento dei Comuni riguarderà anche gli organi amministrativi e tecnici.

- Writers e vandali: Si prevede il carcere fino a 3 mesi per chi imbratta cose di interesse artistico o storico. Ammenda fino a 1000 euro per chi vende a minorenni bombolette di vernice non biodegradabile.

- Patente: E’ disposta d’ufficio la “revisione della patente” per chi guida ubriaco o sotto effetto di droghe. Si tratta della procedura che accerta il possesso dei requisiti psicofisici attitudinali per la guida. Inoltre, la revoca della patente è più facile.

- Pubblico ufficiale: Ritorna ad essere penalmente rilevante il reato di oltraggio a pubblico ufficiale.

Questi, in sintesi, i punti di maggior interesse della legge. Lo stesso Berlusconi, dall’Aquila, ha espresso la sua soddisfazione per questa legge: «Lo Stato potrà garantire meglio la sicurezza dei cittadini. E’ una legge fortemente voluta dal governo e dal Presidente del Consiglio. Ora ci saranno misure molto più efficaci, così potremo garantire meglio la sicurezza dei cittadini. E’ un buon segnale della giornata». Anche il capogruppo del Pdl, Maurizio Gasparri, aveva già espresso, nella sua dichiarazione di voto in Senato, soddisfazione per l’approvazione della legge. Replicando, poi, duramente alle affermazioni del capogruppo dei senatori del Pd, Anna Finocchiaro, che aveva accusato il governo di aver tagliato oltre 4 miliardi di euro di fondi per le forze di polizia, Gasparri ha detto: «Ricordo alla presidente Finocchiaro che il patto per la sicurezza fatto firmare da Prodi ai sindacati di polizia è rimasto lettera morta, senza una lira e senza nessuno stanziamento. Ricordo che il governo che lei sostenne ha lasciato le forze dell’ordine con una carenza di organico di 23 mila unità, e solo 3 mila quest’anno vengono assunte dal nostro governo. Ricordo che il governo Berlusconi ha rinnovato il contratto 2006/07 che il governo Prodi non aveva rinnovato quando era alla guida del Paese. E dedichiamo alle forze di polizia la reintroduzione del reato di oltraggio a pubblico ufficiale che la sinistra aveva abolito». Nel suo precedente intervento la Finocchiaro, oltre a denunciare la mancanza di fondi per le forze dell’ordine, aveva espresso le proprie critiche verso una legge considerata del tutto inefficace in materia di sicurezza: «Questa legge altro non è se non un pugno sbattuto sul tavolo, ma senza alcuna efficacia dal lato della sicurezza dei cittadini e sicuramente con gravi violazioni dei diritti civili degli immigrati ai quali affidiamo la cura dei nostri cari e dei nostri beni e il cui lavoro è indispensabile per il funzionamento di migliaia di imprese». Alle parole della Finocchiaro hanno fatto eco quello del leader del suo partito, Dario Franceschini: «E’ il prezzo che il governo paga alla Lega, ed è un danno per il Paese. Questo ddl ha per titolo la sicurezza, ma in realtà accresce l’insicurezza: nessuna risorsa in più è destinata alle forze di polizia (che anzi vedono quotidianamente aggravarsi i problemi di strutture efficienti e di mezzi, di risorse per straordinari e nuove assunzioni) mentre passano provvedimenti sbagliati, inutili e dannosi». Molte voci critiche, inoltre, si sono sollevate anche all’interno degli ambienti cattolici, a partire dal segretario del Pontificio consiglio per la pastorale dei migranti, monsignor Agostino Marchetto: «Anche se si aspettava questa approvazione, non posso non essere triste e dipiaciuto, con preoccupazioni per la prospettiva che ci si apre dinanzi e a mio avviso porterà molti dolori e difficoltà per persone che, già per il fatto di essere irregolari, si trovano in una situazione di precarietà». Nel reato di immigrazione clandestina, monsignor Marchetto vedo uno spettro xenofobo: «La criminalizzazione dei migranti è per me il peccato originale, dietro al quale va tutto il resto». Anche sull’estensione della permanenza nei Cie il presule è contrario: «Questo avrà gravi conseguenze per coloro che saranno detenuti, e poiché in Europa ci sono Paesi che prevedono un tempo di detenzione più breve, non si può dire che si tratti di un costringimento europeo». Ugualmente critico e pessimista, infine, è Marchetto sull’obbligo di denuncia dei clandestini da parte dei pubblici ufficiali: «Sarà carico di conseguenze». Più attendista, ma ugualmente scettico verso il ddl, è il commissario Ue alla Giustizia Jacques Barrot, che ha spiegato che la Commissione europea continuerà a vigilare sul provvedimento appena approvato: «Abbiamo il compito di monitorare e lo eserciteremo».

Cena Mazzella-Berlusconi. Oggi, inoltre il Quirinale ha risposto, con una secca nota, alle sollecitazioni provenute ieri dal leader dell’Idv Antonio Di Pietro, affinché il Presidente della Repubblica facesse sentire la sua voce in merito alla cena, avvenuta nel mese di maggio a casa del giudice della Corte Costituzionale Luigi Mazzella, alla quale avevano partecipato Berlusconi, Alfano, Letta e Vizzini, oltre ad un altro giudice della Corte, Paolo Maria Napolitano. Secondo indiscrezioni trapelate dal Quirinale, infatti, non avrebbe alcun fondamento istituzionale la richiesta «relativa alla questione sollevata anche in sede parlamentare, di un intervento del presidente della Repubblica che interferirebbe nella sfera di insindacabile autonomia della Corte Costituzionale». A queste indiscrezioni ha replicato Di Pietro: «Così viene ribaltata la verità, che è un’altra: sono stati i due giudici della Consulta, Mazzella e Napolitano, a ledere l’autonomia della Corte Costituzionale, rivendicando l’intima amicizia e invitando a cena, ripromettendosi di farlo ancora, l’imputato Silvio Berlusconi, sotto processo per gravi reati, le cui sorti giudiziarie dipendono anche dalle loro decisioni. Al Presidente Napolitano chiediamo, dunque, non di interferire nelle decisioni della Consulta, ma l’esatto contrario, ossia di ripristinare la credibilità e la sacralità di questo organo costituzionale, compito che spetta solo a lui, in quanto garante della Costituzione». Di Pietro, inoltre, ieri aveva pubblicamente chiesto in Aula le dimissioni dei due giudici costituzionali. A questa richiesta, ha risposto duramente oggi Paolo Maria Napolitano: «Tale richiesta può essere interpretata come un tentativo di intimidazione. Non sono un dietrologo. Sto ai fatti, e cioè che c’è stata una reazione violenta e sproporzionata rispetto al tipo di contestazione. E la contestazione qual era? Quella di essere andato a cena con il presidente del Consiglio in carica? E’ chiaro che un giudice di Tribunale non può andare a cena, a pranzo o colazione con persone che deve giudicare. Ma in questo caso è diverso: noi non giudichiamo mica il presidente del Consiglio, noi giudichiamo sulle leggi». E sulla questione è intervenuto, con una nota, anche il presidente della Consulta, Francesco Amirante: «La Corte Costituzionale nella sua collegialità deciderà, come ha sempre fatto, in serenità e con imparzialità e obiettività, le questioni sottoposte al suo esame». Amirante, poi, ha espresso soddisfazione per la posizione espressa in merito dal Capo dello Stato: «Ancora una volta dalla presidenza della Repubblica viene la giusta indicazione di quali debbano essere i rapporti tra le istituzioni. Di ciò sono profondamente grato. Per quanto mi riguarda, ho accolto e accolgo l’invito a tutti rivolto, a non contribuire ad alzare i toni del dibattito politico».

Garante della Privacy. Oggi è stato, infine, anche il giorno della relazione del garante della Privacy, Francesco Pizzetti, sull’attività del 2008. Nella sua relazione Pizzetti si è soffermato sulle nuove norme previste dal ddl sulle intercettazioni che sarà prossimamente portato in Parlamento: «Una nuova disciplina è opportuna, ma ciò non toglie che vi siano delle perplessità sul ricorso a sanzioni penali a carico degli operatori dell’informazione. Non tocca, infatti, all’autorità fissare le regole che presiedono al rispetto della libertà d’informazione garantita dalla Costituzione, se non quando siano concretamente in discussione eventuali e puntuali violazioni della riservatezza dei cittadini». Secondo Pizzetti, dunque, «non vi è ragione di ritenere che la regolazione in via generale della libertà di stampa abbia una diretta e immediata connessione con la tutela della privacy, che deve invece sempre essere valutata caso per caso». Il garante si è soffermato, poi, sul caso delle (oltre 7 mila) foto scattate da Antonio Zappadu all’interno della residenza in Sardegna del premier Berlusconi, Villa Certosa, ribadendo che la decisione da lui presa in quel frangente (di sequestrare preventivamente tutto il materiale in possesso di Zappadu) «si applica a tutti: non è lecito riprendere, senza il loro consenso, persone all’interno di una privata dimora, compreso il parco e gli edifici che ne fanno parte, specialmente quando esse svolgono normali attività di vita sociale o di relazione. Contestualmente – aggiunge – abbiamo confermato l’utilizzabilità delle foto relative a persone pubbliche, o di oggettivo interesse pubblico, riprese in luoghi pubblici o aperti al pubblico».
Pizzetti, poi, ha voluto chiarire i paletti che saranno posti all’operazione trasparenza avviata dal Ministro della funzione pubblica Brunetta, la quale non dovrà rischiare di mettere a repentaglio il diritto alla privacy degli statali. Pizzetti, pertanto, ha segnalato «la pericolosità della diffusione in rete, senza adeguate misure di protezione e di controllo, dei milioni di dati personali che l’amministrazione quotidianamente tratta. Occorre, pertanto, evitare una lettura della nuova normativa eccessivamente sbilanciata, che potrebbe tradursi in una violazione, a danno dei dipendenti pubblici, dei diritti fondamentali di ogni lavoratore».
Il Garante, poi, ha voluto subito mettere in guardia rispetto all’introduzione delle ronde, che dovranno essere ben monitorate dalle istituzioni; Pizzetti, infatti, ha detto di «sentire il dovere di vigilare sulla possibilità che associazioni di cittadini svolgano attività connesse con i compiti istituzionali delle forze di polizia. Un aspetto di preoccupazione – ha poi aggiunto, con riferimento all’uso delle telecamere a circuito chiuso – è l’utilizzazione da parte delle istituzioni di sicurezza dei dati raccolti da privati».
Infine, il garante ha chiesto «regole nuove e condivise e un più vasto Wto per dare disciplina e certezze all’immenso sistema di reti di telecomunicazioni, che è il cuore pulsante del mondo contemporaneo». Il riferimento di Pizzetti è andato, in particolare, al mondo di internet, i cui fruitori vanno protetti dai moderni banditi del nuovo far west digitale e va altresì protetta la libertà della rete da chi la vorrebbe soffocare». Infatti, secondo il garante della Privacy, che cita la rivolta in Iran avvenuta in questa settimane, il web «è una forma di resistenza democratica mai immaginata prima».

Gabriele Canarini

Commenti

Commenti chiusi.

Bottom