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Diario politico. Premier: “No alla manovra correttiva” Pd, Chiamparino terzo nome?

giugno 27, 2009 di Redazione 

La nota politica quotidiana del il Politico.it. La firma, stasera, è di Carmine Finelli. Viaggio a sorpresa di Berlusconi a Corfù per assistere ai lavori del vertice Nato-Usa. Smentite le voci su una finanziaria-bis. Il presidente del Consiglio è poi tornato sulle dichiarazioni di ieri: “Non ho mai detto di chiudere la bocca ai media o alle istituzioni”. A Torino è stato il giorno della convention dei giovani del Pd, che vi abbiamo raccontato nella diretta di Ginevra Baffigo. Facciamo il punto sulle mosse dei big. Il racconto.Nella foto, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi

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di Carmine FINELLI

L’Italia ha partecipato al consiglio Nato-Russia. Oltre al ministro degli esteri Franco Frattini presente, a sorpresa, anche Silvio Berlusconi. Il premier, che può vantare una personale amicizia con il capo del governo russo Vladimir Putin, resterà l’unico primo ministro ad affacciarsi al vertice. Nonostante la novità, tutti sembrano preoccupati dalle polemiche scaturite dalla bozza del decreto anticrisi presentato ieri. La manovra che costerà 2 miliardi di euro, è stata da molti interpretata come una correzione alla finanziaria triennale varata da Tremonti lo scorso anno. “Non abbiamo mai parlato o previsto una manovra di questo tipo”: così Berlusconi smentisce, nel corso della conferenza stampa da Corfù sede dell’incontro Nato-Russia, le voci di una manovra correttiva. “Da quando siamo al governo abbiamo imboccato una linea ben precisa che è quella di non aumentare la pressione fiscale” afferma rispondendo alle critiche ed aggiunge che “anche in questo decreto legge per la Finanziaria del 2010 noi siamo intervenuti soltanto con dei tagli agli sprechi e con minori spese. La cosa fondamentale è che si è deciso di stare vicino alle persone”. Il presidente del Consiglio si è anche lasciato andare ad una parziale revisione di quanto affermato ieri sulla pubblicità data alla stampa. “Io non ho mai detto di chiudere la bocca ai media e alle Istituzioni. A volte uso un linguaggio diretto, non politicamente corretto, ma non c’è nulla di violento e antidemocratico a chiedere maggiore responsabilità agli enti economici e ai giornali”. Il suo “era semplicemente un invito ad una maggiore attenzione e prudenza nel fare dichiarazioni. Tutto qui. Certe cifre amplificate – spiega Berlusconi – dai media portano ad una maggiore sfiducia che è la causa di questa crisi. Non è che nessuno parla più, ma servono buon senso e responsabilità, anche da parte dei giornali perché c’è differenza a fare un titolo in prima pagina o a farlo nelle pagine economiche. Va fatto con il buon senso non con una affermazione autoritaria che non può essere fatta”. In sostanza, l’auspicio del premier è che i media diffondano i dati delle istituzioni economiche con minore frequenza per non alimentare un clima di pessimismo diffuso, che non avrebbe altro effetto, secondo la valutaziones del presidente del Consiglio, che aggravare ancor di più la crisi in atto. Ma a tenere a banco anche in questa occasione sono le dichiarazioni del premier a Santa Margherita Ligure: “Quando ho detto che non devono dare pubblicità ai giornali fattori di crisi, intendevo che gli imprenditori devono intervenire massicciamente sugli organi di stampa e sollecitarli a un atteggiamento diverso. Anzi ho suggerito agli imprenditori di non ridurre la loro promozione” risponde Berlusconi, secondo il quale non ci sarebbe “nessun conflitto di interessi. Non ho mai detto di non fare pubblicità sui giornali dell’opposizione ma ho detto agli imprenditori di non farla contro i propri interessi”. Per Berlusconi, infatti, è «possibile una maggiore consapevolezza dei giornali sul fatto che certi titoli possono diminuire i consumi. Per questo ho chiesto di non essere diffusori di dati economici che possono essere dati anche con minore frequenza da parte delle istituzioni”.
Più volte durante la giornata di oggi il presidente del Consiglio ha rivendicato il ruolo di primissimo piano nella distensione dei rapporti tra la Nato e la Russia. Relazione che sembrava essere giunta al suo epilogo durante la crisi in Georgia. Proprio ricordando quel periodo Berlusconi si attribuisce il merito di aver “spedito a Mosca da Medvedev il buon Nicolas Sarkozy, che era il mio avvocato tanti anni fa. Io sono sempre stato al telefono con Putin per ricomporre le cose, altrimenti il divorzio che sarebbe venuto fuori sarebbe stato difficilmente ricomponibile”. Ma poi è costretto a correggere il tiro: “Come al solito, un mio modo scherzoso di esprimermi – afferma Berlusconi in una nota – è stato riferito per iscritto da alcune agenzie, assumendo un diverso significato rispetto all’atteggiamento affettuoso e sorridente che ho nei confronti del mio amico Sarkozy a cui porto stima e ammirazione”. La consueta goliardia del presidente del consiglio non dà adito, stranamente, a polemiche. In gran parte perché tutto il Partito Democratico è impegnato nel seguire l’evolversi della Woodstock democratica, ovvero l’incontro dei giovani del partito al Lingotto di Torino.

Chiamparino. La riunione di Torino avrebbe dovuto esprimere il candidato dei “piombini”, ovvero al componente del rinnovamento democratico. La spinta della base si è rivolta su Sergio Chiamparino, padrone di casa in quanto sindaco di Torino. “Io segretario? Si parla di rinnovamento e io ho 61 anni…comunque ci penso e penso che le candidature messe in campo non bastino. Ce ne vuole una terza, una quarta” afferma il sindaco piemontese sparigliando un po’ le carte. Di sicuro ancora non c’è nulla. L’incontro però ha il pregio di aver messo a confronto le diverse anime del partito in vista del congresso.
Secondo Sergio Chiamparino il nuovo segretario dovrebbe avere una missione: “Far convivere libertà e giustizia sociale”. Per farlo, viste le risorse limitate, c’è solo una strada: “Riuscire a liberare risorse da settori protetti e garantiti. Se non si fa così è inutile, si fanno solo proclami. Questa è la sfida della sinistra oggi”. Ed il tema che più sta a cuore al sindaco del capoluogo piemontese è la laicità. “Mi sta a cuore perché non sono riuscito a convincere mio figlio a votare Pd su questo. La laicità – spiega – viene troppo intesa come rapporto tra credenti e non credenti in politica. Non è così. E’ il rapporto tra autorità e libertà su scelte che riguardano individuo, un rapporto su cui anche i credenti hanno interesse a misurarsi se vogliono ridefinire il loro ruolo nella politica”. Darsi un progetto, insomma. Ritrovare quell’entusiasmo di essere dalla parte giusta”.
Ma Chiamparino non si esprime sulle candidature di Dario Franceschini e Pierluigi Bersani assumendo un atteggiamento che lui stesso definisce “cauto”. Nel frattempo il segretario rinnova l’invito a lavorare di squadra, mentre lo stesso Bersani apre al rinnovamento. Ma avverte: “Può venire il nuovo che volete, ma noi alle spalle abbiamo 150 anni di responsabilità. “Non è questione di Ds o Margherita, di Pci o Dc, o di compromesso storico. E’ questione di 150 anni di storia, di gente che ha fatto sacrifici e che ha pagato ben più alti dei nostri”. Per l’ex ministro economico del governo Prodi, inoltre, il Pd “si sta staccando dai ceti popolari e produttivi di questo paese”.

Economia. Ma i ceti produttivi del paese soffrono per la crisi in atto. Una crisi che avrà ancora effetti sensibili. Secondo il numero uno di Bankitalia, “non è ancora il momento per attuare una exit strategy”, l’economia italiana “è troppo fragile”. Secondo Draghi nonostante ci siano “segni di miglioramento” rimane molto lunga la strada per lasciarsi alle spalle questa crisi.

Carmine Finelli

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