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Pd a congresso. Convention dei piombini Il testo della diretta scritta de il Politico.it

giugno 27, 2009 di Redazione 

E’ stato il giorno della “Woodstock democratica”, l’incontro a Torino della componente dei giovani del Pd che mira a sostituire l’attuale dirigenza per produrre un cambiamento radicale. All’ordine del giorno definizione della piattaforma e, sembrava, la tanto agognata (dalla base) terza candidatura alternativa a quelle di Franceschini e Bersani. Nulla di fatto per il momento. Ma la giornata è stata ugualmente molto ricca. Il giornale della politica italiana ve l’ha raccontata in tempo reale.

Nella foto, i quattro leader “piombini” sentiti da il Politico.it in queste settimane: da sinistra, Sandro Gozi, Ivan Scalfarotto, Marta Meo, Giuseppe Civati

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La diretta

di Ginevra BAFFIGO

18.05- Si conclude così questa ricca giornata e questo intenso, talvolta aspro, confronto che, sebbene non abbia portato al tanto atteso terzo nome per la corsa alla segreteria di Partito, ha posto tante domande dovute, attese e sperate dal popolo dei ‘democratici’ e da tutti coloro che credono sia arrivato il momento di cambiare e di rinnovare la Politica nostrana, ma ancor prima di sintonizzarla con l’Italia reale. Le conclusioni che si possono trarre quindi al termine di questo appuntamento torinese sono moltissime, ma, parafrasando ciò che per ultimo ha detto Ivan Scalfarotto nel congedare la platea, la politica italiana, ed in particolare la politica della sinistra italiana, deve anzitutto rinunciare alla rappresentazione narcisistica di se stessa, cui per anni ha indugiato, per passare finalmente al suo compito originario della rappresentanza. Noi de ilPolitico. it concludiamo così la diretta e vi ringraziamo davvero, cari lettori, per averci così pazientemente seguito in queste ore.

17.48-Ivan Scalfarotto trae a questo punto le conclusioni della giornata. Ironicamente, ricordando che il Lingotto per i democratici è un pò il luogo del delitto, si rivolge alla platea chiedendo “chi è l’assassino alla fine?”. Ebbene nel corso di queste tante ore si sono analizzati molti dei punti all’ordine del giorno, ma soprattutto come Scalafrotto tiene a sottolineare “ci siamo trovati come una squadra qui, come a Piombino”. Una squadra numerosa visto che molti non sono nemmeno riusciti ad entrare in sala. Ivan Scalfarotto riporta l’attenzione sulla politica e su quelle prospettive che questa è chiamata ad indicare al Paese; “La politica ha la precisa responsabilità di raccontarci un’orizzonte, di raccontarci non solo dei barconi respinti, ma dei bambini di tutti i colori che sono nelle nostre scuole”. Continuando nel suo discorso Ivan chiarisce che dal Lingotto esce “la richiesta di un partito nuovo. Abbiamo perso 4 milioni di voti, il risultato è tragico in tutto il nord d’Italia. Ma abbiamo anche registrato flessioni pesanti in regioni nostre” ricorda così l’incertezza dei pratesi a queste amministrative. Continua sottolineando l’incapacità della politica di sinistra che in questi anni ha contribuito a creare le basi del consenso di Berlusconi; “dall’estero” ci racconta Ivan ” si vedeva bene: un paese che era e restava l’Italia di Berlusconi”. Ed infine “Se c’è una speranza, questa è l’idea del Partito Democratico; il Pd doveva essere un viaggio, ma non è mai realmente iniziato”. Rivolgendosi alla sala si pronuncia in un climax di enfasi “dobbiamo fare del Pd un partito esemplare, l’unica possibilità per tornare a governare l’Italia è questa. Anche e soprattutto al nostro interno”. E così riproponendo una critica allo statuto, di cui sul nostro giornale abbiamo scritto lungamente, sottolinea il fatto che “limitare fortemente la corsa alla segreteria” non è di certo democratico. Benvenuto sia allora l’appuntamento di ottobre, se come dice Scalfarotto si vedrà che “questo partito è molto più unito di quanto si vorrebbe far credere”. Bisogna riportare al centro dell’attenzione l’elettore “l’unico verso cui abbiamo delle responsabilità. Dobbiamo smetterla con questa autorefenzialità suicida” e con quest’ultima indicazione si rivolge a chi in questi giorni ha proposto di cancellare le primarie. Ricorda infine Enrico Berlinguer, ma lo fa concretamente e allo stesso modo bisognerà farlo in futuro “impegnandosi solennemente nel non occupare le istituzioni come cosa propria, costruendo una società migliore ed essendo il partito che aiuta la libera formazione del consenso”.

“Il rinnovamento passa di qui; attraverso un Pd per davvero” e così rende omaggio al “PDPD” di Matteo Renzi, che oggi non ha potuto partecipare all’assemblea, e prosegue poi dicendo che “il rinnovamento non è un cambiamento meramente anagrafico. Vogliamo che questo si declini in concreto; noi esprimeremo una candidatura se sarà necessario, ma non ci preme. Il problema è un altro; il partito è assetato di contenuti ed è questo che ci sta a cuore. La battaglia congressuale non è soltanto ‘buttarsi oltre l’ostacolo’. Noi vogliamo che il patrimonio di questa giornata non vada gettato. Questa classe dirigente, noi qui in questa sala, non abbiamo paura di prenderci questa responsabilità. La nostra principale preoccupazione è il 2013. Questo partito finalmente guarda davanti a sé e non dietro di sé. Questo è il nostro partito, questo è il nostro Paese e noi, come tutti hanno potuto vedere oggi, ci siamo”.

17.40- Francesco Costa parla di comunicazione a quanti, malgrado la stanchezza, sono rimasti per seguire anche gli ultimi, ma non meno importati, interventi; del linguaggio sbagliato del Pd, che poi riflette la sua incapacità di dire e di dirsi che si concretizza nelle urne, secondo Costa “ci vuole una grammatica riconoscibile”. Ed anche lui sul finire indica come impellente la necessità di trovare una terza soluzione, una terza candidatura.

17.33- Estella Marino: “passo dalle stelle alle stalle da Nichelino a Roma, dove abbiamo perso”. “La sensazione che candidare Rutelli fosse una scelta sbagliata” veniva palesata dalla reazione della gente per le strade e “se si dava nei mercati il volantino dalla parte di Zingaretti i romani lo prendevano, ma la faccia di Rutelli ce la lasciavano in mano”. Ci ricorda il sito www.autoconvocatidelpd.it dove il fallimento del Pd romano ha portato ad una reazione “dalla protesta alla proposta” ci ricorda la Marino; “ha portato a conclusioni molto simili a quelle che sono state prese oggi” al Lingotto di Torino.

17.17- Gianluca Galletto dispiaciuto di non potersi rivolgere direttamente ai due grandi assenti, Bersani e Franceschini, volge a quest’ultimo un’aspra critica sulla sua candidatura “dopo 4 mesi da segretario traghettatore, oggi si ricandida. E così la storia si ripete”. Poi riporta l’attenzione sul dato delle elezioni di giugno “si sono persi 20 mila voti, un elettore su 5 in Emilia si è volatilizzato. Insomma il partito liquido è evaporato! In Italia è infatti in atto una vera e propria secessione di un pezzo di elettorato italiano. Prosegue poi affermando che “la politica è una professione e come tale va fatta con professionalità e competenze”. Inoltre tocca il tema che da tutta la giornata si aspetta una risposta, la terza candidatura che la base richiede ai Piombini; “ci vuole un candidato. E’ inscindibile il discorso dei contenuti di oggi, da una persona che li incarni, altrimenti saremo sempre destinati ad essere fagocitati” e l’appello lo rivolge alla Serracchiani, a Sandro Gozi, cui la platea risponde con un lungo e appassionato applauso. Prosegue poi dicendo del suo ex-collega “non ho niente contro Bersani; “è stato uno dei nostri migliori ministri, ma fa parte di una classe dirigente che perde da 15 anni”.

17.06- Il dirigente di Partito Andrea Orlando guarda alla periferia, e poi pone moltissime domande alla platea e al partito “come riscrivere la nuova canzone del Pd? Quali interpreti? Come rompere uno schema che sembra essere predefinito?” e si risponde, dicendosi e dicendoci, “aiutiamo il nostro partito a parlare dell’Italia e non di se stesso”. E conclude guardano ai dirigenti sul territorio e la reazione che hanno gli abitanti, vero specchio dello stato di salute della politica, e perciò se “un dirigente di partito è popolare, allora si può pensare ad un partito popolare”.

17.02- Pierfrancesco Majorino, capogruppo Pd a Milano, il “giovane ma sperimentato giovane” conclude sapendo già che avrà un applauso, per la corsa alla segreteria vuole “una candidata, la Binetti, che non voterà, ma vuole vedere quanti appoggeranno le sue istanze reazionarie”.

16.59- Catizone: “riprendiamoci la libertà, la destra ce l’ha scippata e l’ha infangata”. con molta enfasi conclude il suo discorso “torniamo a vincere perché possiamo vincere”

16.47- prende la parola Roberto Berndardis, riporta anche lui l’attenzione sui problemi reali. Segue poi Giuseppe Catizone, sindaco di Nichelino (Torino), nella “mia giunta 6 su 10 sono giovani”. Prosegue Bisogna però ridefinire lo spirito del Lingotto, quelle sono le premesse ma dobbiamo ora guardare al futuro. noi abbiamo perso le elezioni non le abbiamo mica vinte”. Anche lui ribadisce il fatto Bersani e Franceschini “abbiano ascoltato per troppo poco tempo”.

16.44- Meo: “smorziamo i toni altrimenti consegneremo l’Italia alle destre”. “Mobilitiamoci, iscrivetevi perché l’Italia ha bisogno di questo e queste persone”.

16.43- Marta Meo: “la vera fuga di cervelli è quella dei cervelli delle donne”

16.35- Dopo la proiezione del film di Giuseppe Damiani, per il quale ha collaborato anche Pippo Civati, prende ora la parola Marta Meo, una delle organizzatrici di questa giornata. “Il momento è questo” dice Marta Meo e segue dicendo “abbiamo sacrificato la politica alla cronaca”. Ma ora si può cambiare visto che questa è stata “la prima assemblea in cui il segretario ha potuto sentire interventi di dirigenti, esponenti democratici del territorio, simpatizzanti, senza che questi interventi fossero stati precedentemente selezionate”.

16.11- Sale sul palco Stefano Swartz, 26enne laureato in scienze politiche, che due anni fa proprio qui era venuto ad ascoltare Walter Veltroni. Nei lunghi dieci minuti del suo discorso Stefano, che oggi più di tutti è riuscito a tenere il microfono (noncurante degli avvisi di Ivan Scalfarotto), con un tono molto critico, ma soprattutto amareggiato e deluso, riporta le istanze di quei molti italiani a sinistra; una lunga carrellata di difetti, errori passati e recenti, di cui il Pd si è “macchiato” smettendo così di essere il referente per una buona fetta dell’elettorato, così come palesato da quello che Stefano definisce “il disastro delle ultime elezioni”. Niente di nuovo insomma, ma a questo giovane ragazzo va comunque riconosciuto il coraggio di aver riportato l’attenzione su questi problemi, che sebbene un pò frusti, si attribuiscono al Pd. Conclude infine il suo intervento tirando un freccia avvelenata al cuore del leader Franceschini e Pier Luigi Bersani, che dopo essersi presentati per ascoltare le istanze dei giovani del Pd, come dice Stefano, “non lo hanno fatto per più di due ore”.

16.01- Si affronta la questione ambientale con Giuseppe Civati e Laura Puppato, sindaco di monte Belluna (Treviso). “Ritengo che la democrazia partecipativa sia lo strumento giusto. Credo che il principio di sussidiarietà sia alla base di tutto e la scommessa che abbiamo vinto, non c’è stata perché ci siamo limitati a dire no all’inceneritore (che era previsto per quel comune) , ma perché abbiamo puntato sulla raccolta differenziata porta a porta”. Sebbene l’Italia abbia disatteso gli impegni internazionali in materia ambientale il sindaco di Monte Belluna ci ricorda che abbiamo aumentato le emissioni del “12% rispetto ai termini di Kyoto. Fortunatamente ora l’Europa con il 20 20 20 potrà sanzionare la disattenzione dei patti in materia ambientale”.

15.50- Andrea Sarubbi in uno scomodo discorso riporta il discorso della laicità e lo legge dal punto di vista di un cattolico, sebbene voglia chiarire che “il catechismo lo fa in parrocchia”. C’è un pò di ‘cainitis’ fra i cattolici del Pd, ma soprattutto si capisce che sui diritti civili si intravede la posizione cattolica soprattutto sui diritti degli omosessuali.

15.44- Pier Paolo Baratta analizza la situazione economica. Un’analisi dettagliata che ovviamente genera anche un cambiamento della società. Conclude con ottimismo dicendo che “salus tua, vita mea dovrebbe divenire il prossimo motto del capitalismo del 21esimo secolo.

15.35- Si sostituisce ora sul palco l’on. Francesco Boccia. Si sofferma a lungo sul conflitto d’interessi e sul diritto di laicità. Sebbene lui sia “un cattolico di sinistra” e su questo anche lui solleva dei dubbi sul fatto che vi siano differenze fra un cattolico di destra e uno di sinistra e prosegue dicendo che lui vuole vivere in Paese democratico “dove i suoi diritti di cattolico siano gli stessi di Ivan Scalfarotto”

15.30- Melandri: “abbiamo bisogno di un congresso evangelico, di sì e no chiari”. No al nucleare, sì alle politiche ambientali, così some ribadisce guardando alla Serracchiani il suo no all’art.18 “ci son lavoratori protetti e tutelati ed altri che non lo sono affatto”. Prosegue nella sua lista di sì e no gridando un “basta alle colate di cemento”. inoltre il congresso di ottobre “ci servirà per capire il nostro modello d’integrazione”.

15.27- Sale sul palco la Giovanna Melandri: “il momento è ora, anzitutto perché il Paese sta male. Qui infatti non stiamo parlando di noi, ma dell’Italia”. Segue in una metafora dicendo che il Paese è come “un adolescente, che ha paura, che è in crisi, che cerca la propria identità. di certo non si affida a dei genitori litigiosi, preferisce stare con lo zio ricco”

15.26- Serracchiani: “non dobbiamo imparare a parlare alla pancia degli italiani, come vorrebbero in molti, ma alla testa e al cuore. da queste riunioni devono arrivare le risposte, che poi saranno il profilo del partito”. Compiacendo la platea parla della questione morale e del conflitto d’interesse, ma con un tono di rimprovero afferma che se “ci diamo un codice morale, poi dobbiamo applicarlo”. “Per essere credibili- prosegue la neo eurodeputata- dobbiamo essere uniti. Dal Congresso può essere davvero il luogo del confronto e del dialogo e dal quale uscirà il Pd”.

15.21- Serracchiani:Dobbiamo dire basta ad un Pd votato alla resistenza, ma che inizi a governare. Noi non abbiamo bisogno di un capo, di una figura salvifica, di un messia. Queste figure lasciamo ad altri. Noi abbiamo bisogno di una squadra, di una leadership collettiva e guardare alle regionali del 2010, e poi alle politiche del 2013″ Prosegue invocando un patto generazionale con i vertici del Pd. Il rinnovamento secondo la Serracchiani può portare a qualcosa di diverso oppure prendere una piega folkloristica strumentalizzando i giovani.

15.17- Sale finalmente sul palco Debora Serracchiani, viene accolta da un caloroso applauso, prima ancora che prenda la parola.

15.11- Dopo aver parlato del testamento biologico Marino riporta l’attenzione sullo stato laico e sullo stato dei diritti, infiammando la sala dei 500 con queste parole “i diritti civili sono uguali per tutti ed uno stato laico deve proteggere i diritti di tutti”

15.09- Marino: “Dove sono finiti i temi che riguardano la gente? ci sono 500 ospedali in Italia a rischio sismico che non sono messi in sicurezza e un milione di persone che dal sud si fanno curare al nord, sono un esodo. Non si parla più dei precari della scuola, in prevalenza donne”

15.08- Marino: “Voglio un Pd dove molti possano parlare alla gente, e no pochi parlino, chiusi in una stanza, della gente”.

15.05- Riprendono gli interventi, primo fra tutti prende la parola Ignazio Marino, e dopo di lui salirà sul palco l’attesissima Debora Serracchiani.

14.50- Il dott. Antonello Barone ci parla invece del quadro complesso delle alleanze e richiama l’attenzione su Adinolfi, terzo candidato alla segreteria del Pd, il quale pochi giorni fa ha proposto “di includere tutte le forze esterne al Pd, per costituirsi in un fronte antiberlusconiano, e allo stesso tempo prevenire quella che potrebbe essere la prossima mossa di Di Pietro.

14.47- Il dott. Masia ci racconta invece altri dati emersi da questa tornata elettorale. Anzitutto riporta l’attenzione sul dato più importante ovvero l’astensionismo ” in queste elezioni si sono astenuti ben 16.400.000 italiani, il che significa che vi è stata in un anno una crescita dell’astensionismo del l 66%”. Sebbene questi siano stati i dati c’è comunque chi è riuscito a intercettato questo malcontento, sebbene con modalità diverse “la lega in 3 anni è cresciuta del 79%, mentre Di Pietro del 179%”. Cifre macroscopiche come quelle che ricorda sezionando il dato e vedendo come si sono spostati i voti della classe operaia che se nel 2008 votava pd per il 30% “oggi si aggira attorno al 20%, mentre la Lega è passata dal 10.4 al 18%, e complessivamente al Nord è salita al 40%”. Dalla analisi di Masia perciò l’elettorato si dividerebbe così: in “imprenditori che votano il Pd, gli Operai chiaramente Lega e di Pietro si prenderebbe tutto il resto”.

14.45- Noto: “le amministrative e le europee hanno portato alla luce un dato inquietante, un italiano può votare nello stesso giorno sia la destra che la sinistra e questo perché la politica non è in grado di fidelizzare, non c’è fiducia verso la classe politica. Ed anche per questo è difficile fare oggi comunicazione politica e se si vuole trovare un nuovo linguaggio con il quale comunicare alle masse “bisogna affrontare il problema che gli italiani ormai non si identificano più in un partito” ma che sono in cerca di soluzioni pratiche. Ci son comunque ancora degli italiani, pari al 30%, che sente ancora l’appartenenza al proprio partito.

14.40- Il prof. Noto prende la parola per primo, ci racconta di come gli italiani “non credano più ai partiti, non vedano più in questi un punto di riferimento, non credono possa influire sulla qualità di vita”

14.35- Riprende la diretta scritta del Politico.it. Ora sul palco Massimo Alesi di Minerva illustrarà il panel sulla comunicazione; insieme a lui dott. Fabrizio Masia, il dott. Noto e il dott. Antonello Barone.

13.35- Dopo il saluto di Paola Concia che si unirà al Gay Pride di Genova l’assemblea e anche noi del Politico ci prendiamo una piccola pausa, ma torneremo fra pochissimo (alle 14:15 circa) per continuare il racconto di questa giornata. per il pomeriggio ci attendono infatti i panel sull’economia, sui diritti civili e l’attesissimo intervento di Debora Serracchiani. A dopo cari lettori!

13.25- L’on. Sandro Gozi prosegue nel suo discorso commentando la storia che ha portato alla fondazione del Pd: “abbiamo esaurito l’ispirazione botanica, ma le facce sono sempre le stesse, è il momento di cambiare le parole e gli interpreti” ribadendo in questo modo la voglia di cambiamento e rinnovamento che muove questi giovani democratici.

13.23- Gozi prosegue ipnotizzando la platea e riporta al centro la questione dell’identità “prima diciamo chi siamo e poi ci facciamo capire. Le sfumature di grigio riscuotono pochissimo successo in politica. (..) Non siamo in grado di tradurre la nostra politica in termini chiari”.

13.22- Gozi: “non si capisce la necessità di spostarsi al centro (riferendosi così all’appena conclusa tornata delle amministrative)”. “Si fa sempre lo stesso errore -prosegue Gozi nel suo lungo e animato discorso- non si ascolta ciò che la gente ci chiede”.

13.19- Gozi: “Come ha detto prima Paola (Concia) siamo condannati a diventare sempre più pragmatici e meno ideologici”. E prosegue dicendo che “bisogna imparare dalla gente, che ogni giorno trova le risposte alla crisi”. Poi focalizza l’attenzione di tutti sul caso Englaro e denuncia il fatto che “il Pd non è stato in grado di prendere una posizione chiara, nemmeno quando si trattava di difendere la libertà di scelta, secondo cui nessuno mi può curare contro la mia volontà”. va così a toccare un nervo scoperto del popolo del Pd, trova il sostegno degli uditori e del popolo del Web”. Secondo Gozi ” il caso Englaro è uno spartiacque dal quale non si può prescindere; o si decide che dobbiamo cambiare direzione oppure si decide che il Pd non ci interessa. Ma a noi interessa ed è per questo che vogliamo un reale dibattito al congresso”.

13.15- In conclusione di questa prima parte della giornata sale Sandro Gozi, uno degli organizzatori, nonché fra i promotori del movimento dei piombini. Dopo aver ringraziato tutti i partecipanti, stipati, con qualche riserva dei pompieri di Torino, ben oltre le capacità della sala dei 500, inizia il discorso con le parole chiave di questa giornata: “Abbiamo bisogno di cambiare. In questi ultimi vent’anni sono scomparsi i vecchi partiti, sono scomparsi i vecchi simboli, ma no gli uomini che vi stavano dietro, e tanto meno le logiche. Si privilegiano ancora le provenienze , che non fanno che dividere il partito, mentre l’unica cosa che dovremmo fare è ascoltare gli elettori” riferendosi al fatto che questi hanno premiato personalità come quella della Serracchiani (che interverrà nel pomeriggio, dato che questa ha ceduto il suo spazio a favore dell’intervento di Franceschini e Bersani).

13.07- Prende ora la parola Sandro Costa. Inizia il suo intervento citando il discorso di Veltroni, in quel di due anni fa, stessa data stesso luogo, e poi rivolgendosi con un pò di amarezza alla platea ammette a nome del Pd “Non abbiamo avuto la capacità di essere conseguenti a quel discorso, a quelle idee”.

13.02- Intimorita da quanti l’hanno preceduta sale ora sul palco Alessandra Moretti, del Pd vicentino. Parla di quella difficile situazione che i democratici vivono al Nord, ma che talvolta se si informa bene l’elettorato riesce a fendere l’assedio leghista e a vincere malgrado le difficoltà; è il caso della Serracchiani, ma anche di Vicenza, che ha come sindaco Achille Variati del Pd. Parla del Nord, non della padania “la Padania non esiste” e si interrrompe per un lungo applauso. E sul finire riporta l’attenzione sui problemi da riportare al centro dopo mesi di distrazione “Vicenza ha 18.000 immigrati” non si può prescindere dal chiarire la posizione sulle politiche dell’integrazione in primo luogo e successivamente su quelle dell’immigrazione.

13.01- Bersani: “come hanno detto in molti questo (quello di ottobre) sarà il primo Congresso fondativo e bisognerà riportare l’attenzione sui veri temi dell’Italia”. E per selezionare i dirigenti “bisognerà guardare al territorio” così come aveva detto pochi minuti prima Dario Franceschini.

12.55- Prende la parola Pierluigi Bersani, dopo aver ribadito la propria candidatura e l’appuntamento di luglio a Roma. Per l’aspirante segretario il Pd deve rivolgersi ai ceti popolari e produttivi, i quali “non ci capiscono più”. Ma alla base di tutte le discussioni deve esserci la solidarietà: “se tu mi dici che io non ci sono e io ti dico che tu non dovresti esserci” vengono a mancare le basi per la vivibilità in molte parti d’Italia, e così risponde al problema dell’immigrazione. Tranquillizza la platea dicendo che la sua piattaforma non è così distante da quanto detto oggi dalla base del Partito, ma ribadisce che “il congresso non si fa contro nessuno”, i giovani democratici infatti in questa mattinata non hanno finora risparmiato acri critiche ai due illustri dirigenti di partito seduti in platea. “ciascuno dica le proprie idee, non quelle di altri, perché io per esempio non sono affatto contro le primarie come prima diceva qualcuno”. Per quanto riguarda il partito liquido “son forse stato il primo a dire di non volerlo, posso vantare il copyright!” ironizza con gi uditori un pò freddi. E’ infatti importante che il partito si dia delle regole, perché il partito non è il fine, è il mezzo, lo strumento, ma il fine è fuori” e a questo punto la sala dei 500 si anima in un caldo applauso, così come quando nel corso del suo discorso riporta l’attenzione sul vecchio e sul nuovo, questione sollevata da tanti oratori prima di lui; “Non è questione di Pci Ds, abbiamo la responsabilità di 150 anni di storia di gente che ha pagato un ben più caro prezzo per le proprie idee”.

12.52- Franceschini: “dopo 4 mesi che faccio il segretario sono convinto sempre più convinto che si discute, ci si sente e quando si va fuori, lo si fa forti della decisione presa con la votazione”. “Il segretario che vincerà lo farà vincendo una trasparente battaglia congressuale”. Conclude l’attuale leader del Pd tornando a guardare al territorio “su questo bisognerà investire molto”.

12.36- Franceschini: “Il vero dato di Obama, non è solo sul paiano del carisma personale, lui ha vinto mettendo in campo una gerarchia di valori totalmente ribaltata. Dalla crisi economica potranno uscire due tipi d’Italia; una che ‘enfatizza il si salvi chi può’ oppure un’Italia del merito , solo se ci sono le stesse condizioni di partenza. Finché non facciamo che proporre dei correttivi, non ci sarà spazio per la nostra idea dell’Italia che vogliamo” E poi prosegue malgrado i richiami della Concia che lo invita a tenersi nei tempi, che se si vuole un grande partito bisogna convivere nelle diversità; ci si ascolta, si dibatte ci si scontra anche nel rispetto delle posizioni dell’altro, ma alla fine si decide una posizione” e così risponde a chi sollevava prima i dubbi sugli scontri fra laici e cattolici, sui diritti degli omosessuali che per Franceschini sono “temi difficili, più difficili, perché più nuovi, ma bisogna far cadere la barriera che in Italia c’è fra laici e credenti, non solo per il partito ma per il Paese. La laicità dello Stato è iscritta nel DNA della nostra Costituzione”. In risposta a Paola Concia in merito alla posizione del partito in merito al Gay Pride, Franceschini dichiara che ieri ha “inviato una delegazione”.

12.34- in seguito alle molte domande poste a Bersani e Francechini i due hanno deciso di prendere la parola ed intervenire anche in risposta alle obiezione sollevate da quanti si sono succeduti sul palco.

12.30- sale sul palco Franco Monteri vogliamo un segretario che firmi da subito per lo Stato Laico. Che firmi da subito la Convenzione ONU sui diritti dei diversamente abili, e per le parità di genere.

12.15- Arianna Montorsi sale sul palco è dichiara la sua “colpa”; non ha la tessera del Pd, ma solo una simpatizzate. Porta l’attenzione su molti dubbi condivisi da chi guarda con attenzione al Pd; “I believe in change because I believe in you” dice Obama e richiama così l’attenzione della platea sul problema delle primarie italiane, ancora troppo lontane dal modello degli Stati Uniti.

11.55: Cristiana Alicata del Pd romano, dopo aver ricordato l’errore fatale della candidatura di Rutelli nella corsa al comune della capitale, riporta l’attenzione sulla questione degli omosessuali. Racconta così l’esperienza romana dalla quale emergono gravi fatti di cronaca; due ragazzi omosessuali che camminavano per le strade della capitale, solo per essersi tenuti per mano, sono stati picchiati a sangue. Seguendo il filone aperto da Paola Concia, ritiene che il Pd debba riportare al centro dell’attenzione la questione dei diritti degli omosessuali. Rivolge delle domande dirette al leader Franceschini seduto in platea, così come già fatto pochi giorni fa, “l’adesione al gay pride peserà sulle sorti del congresso?”. La stessa ricorda, nel corso del lungo intervento, la commozione provata nel vedere insieme a Ivan Scalfarotto “svolazzare la bandiera arcobaleno” da una finestra del comune di Torino. E prosegue infine affermando che “il modello Torino è il modello vincente. Il modello che ha saputo rinascere intessendo rapporti forti con il territorio e con le fabbriche”.

11.47- L’onorevole Concia portava un braccialetto verde pro Mousavi, ricordando con quel simbolo la questione iraniana di queste settimane a tutta la platea.

11.45- Concia: “Nel Pd c’è una grande ricchezza; le donne”. E se non si vuole vedere quanto sia ingiusta la condizione femminile, ricorda l’on.Concia, “non utilizzare le donne è quanto meno antieconomico. Le donne sono un capitale misurabile e le donne vincono laddove le regole sono le stesse per tutti”.

11.40- Paola Concia prende la parola “L’Italia è un Paese misogino, molto misogino”. Denuncia in un appassionato discorso la cooptazione che in politica esclude e rende più difficile per una donna emergere “l’omofilia in Politica è una malattia”

11.35- Ivan Scalfarotto ringrazia Dario Franceschini e Pierluigi Bersani, i due candidati alla segreteria del Partito. Entrambi hanno deciso di sedersi in platea per ascoltare quanto verrà detto in questa giornata, ma per questa stessa ragione non interverranno.

11.23- Chiamparino: “il problema grande è di creare un’alternativa valida e credibile a Berlusconi, che non sfoci però nell’antiberlusconismo, che presuppone che Berlusconi vi sia per sempre”. Prosegue analizzando la crisi della sinistra in Europa, il tradimento fatto allo Stato Sociale, bisogna riconiugare “la libertà con la Giustizia Sociale”, oggi purtroppo in contrapposizione. “Bisogna -prosegue il sindaco nel suo lungo intervento- fare delle politiche che proteggano chi protezione non ce l’ha, che diano lavoro a chi lavoro non ce l’ha”. Gli operai votano Lega perché si aiutano di più gli extracomunitari, e la soluzione, secondo Chiamparino, bisogna per rimediare a questa situazione “fare più case popolari, più asili nido”. Si sposta infine sulla Laicità, perché è nell’interesse di tutti “ridefinire il ruolo dei credenti nella secolarità dello Stato”. Conclude infine con un invito per questa campagna precongressuale:”Evitiamo un congresso delle Tautologie”.

11.20- Sergio Chiamparino, il sindaco di Torino, prende la parola dopo qualche disordine nella sala gremita fino all’inverosimile. “sarebbe ingiusto ed ingeneroso nei confronti dei due candidati in lista continuare con una critica alle intenzioni. Si deciderà in base alle idee, alle mozioni che verranno presentate. Si deciderà in base alle idee messe in campo”.

11.11: Curci sottolinea, continuamente interrotto dagli applausi della platea, la necessità del coinvolgimento degli elettori “nella scelta dei candidati e della linea politica”. “Non si può dire che la Porcellum è una porcata e poi applicarla nel nostro stesso statuto”. Bisogna peraltro, afferma sempre lo stesso, eliminare “le odiose e odiate presenze di diritto”. e conclude, sotto la pressione di Paola Concia che gli ricorda il suo essere andato ben oltre il tempo stabilito per ogni intervento. Bisogna cambiare lo “strumento statutario tale che in questo momento per un iscritto Pd è più facile diventare Presidente degli Stati Uniti, che Segretario Nazionale. Bisogna avere la forza e il coraggio di decidere, ma dobbiamo farlo tutti insieme”.

11.08- Curci: “ripartiamo dai fondamentali e dai fondatori”. Non possiamo prescindere dal rispetto delle regole; non possiamo essere censori e censurabili”. Non si può prescindere dalle responsabilità, qualsiasi esse siano morali, sociali o politiche.

11.05- Curci: “cerchiamo di costruire un partito sostenibile e rispettoso” che comprenda le difficoltà di raggiungere il congresso e renda una parte dei rimborsi elettorali ai circoli presenti su tutto il territorio.

11.02- Curci solleva il problema dello statuto del Pd, “i circoli sono e devono diventare sempre di più la spina dorsale del Partito”. “Bisogna dare ai circoli perciò gli strumenti per far attività di partito. Uno dei primi passi deve essere l’informatizzazione del Partito, solo così riusciamo a rendere il partito inclusivo e trasparente”.

10.55. Prende posto sul palco Oleg Curci Coordinatore Circolo Operatori della Sanità Federazione PD Genova

10.53- Civati: “c’è bisogno di nuovi democratici e credo che questo sia davvero il momento”

10.43- Prende la parola Pippo Civati, in un tripudio di applausi afferma che “un partito che non funziona non è nemmeno democratico” e che c’è davvero bisogno di “un partito che non sia gerarchico ma nemmeno correntizio. In un momento di tale difficoltà anche le banalità possono essere utili ed è perciò il momento di passare dal ‘si può fare’, ormai famoso, al fare qualcosa, dal ‘ma anche’ al quello, non altro”. Scherza con i presenti in sala che a furia di applausi rubano tempo al discorso. Riprende il discorso dicendo che “bisogna costruirre quel pd, finora solo immaginato, che in natura non esiste perchè dobbiamo ancora costruirlo. Di dire basta ai Ds e lla Margherita, perché sono finiti non ci sono più” ed anche qui ottiene un’ovazione del pubblico; una serie di “bravo” riescono addirittura a sovrapporsi al rumoroso applauso della platea. In un divertente e divertito discorso sottolinea l’esigenza di un partito “dove siano importanti i big, ma contino soprattutto i little, come noi”.

10.38- Dopo la lettura della lettera del presidente della regione, Mercedes Bresso, che oggi non ha potuto partecipare all’assemblea, prende la parola Michele Fina, segretario provinciale dell’Abruzzo; “la soap opera che avete visto in tv, sta al terremoto come il Grande Fratello sta alla vita reale del Paese”

10.29- Samuele Rocca, del circolo di Miriam Makeba di Porta Palazzo, è il primo a prendere la parola. Presenta i presidenti di questa assemblea; Paola Concia e Ivan Scalfaratto, scelti anche per la concomitanza del gay pride, che oggi si terrà a Genova. Come ricorda Paola Concia la presidenza, di cui oggi è investita, è rappresentativa del fatto che il PD vuole essere “un partito inclusivo e aperto a tutti e a tutte”. Nel pomeriggio l’on. Paola Concia farà parte della delegazione Pd che sfilerà a Genova per i diritti degli omosessuali.

10.22 – Benvenuti alla diretta scritta de il Politico.it. Vi racconteremo l’Assemblea Pubblica che i ‘piombini’, i giovani dirigenti del Pd, hanno organizzato per questo sabato di fine giugno. Giuseppe Civati, Paola Concia, Sandro Gozi, Marta Meo, Ivan Scalfarotto e Luca Sofri ci riportano così dopo due anni nella Sala dei Cinquecento del Lingotto di Torino. In platea troviamo centinaia di simpatizzanti, iscritti, parlamentari e dirigenti del partito, ma “l’ospite d’onore”, come ci tengono a sottolineare gli organizzatori, è il Pd.

Nella prima parte della giornata la discussione si concentrerà sul congresso, sul ruolo degli iscritti e dei circoli, sulla forma da dare al partito. Nel corso del pomeriggio, invece, il dibattito si sposterà sulle idee e proposte concrete, che verrano presentate attraverso alcuni panel tematici. I lavori si concluderanno alle 18 e così anche la nostra diretta. Cominciamo perciò da subito a raccontarvi questa importante giornata della politica italiana.

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