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***L’opinione delle grandi firme***
IL NUOVISMO DI FRANCESCHINI
di FABRIZIO RONDOLINO

giugno 26, 2009 di Redazione 

Prosegue il dibattito pre-congressuale del Partito Democratico. Ed è il giornale della politica italiana ad ospitarlo. Dopo lo scoop della disponibilità iniziale dei “piombini” a valutare l’allora ancora eventuale ricandidatura del segretario, oggi è la grande firma della “Stampa” ed ex portavoce di Massimo D’Alema ai tempi della presidenza del Consiglio ad intervenire. E lo fa con toni critici nei confronti di Franceschini, accusato di non rappresentare quel “nuovo” che ha detto di voler interpretare. Sentiamo.

Nella foto, Dario Franceschini a Matrix

di FABRIZIO RONDOLINO

Dario Franceschini rompe dunque gli indugi e scende in campo, formalizzando la sua candidatura alla guida del Partito democratico. E siccome è moderno lo fa con un video pubblicato sul suo sito, in cui attacca senza esitazione le vecchia nomenklatura e “gli intrighi di palazzo”, spiegando che la sua decisione di non farsi da parte è necessaria “per non tornare a quelli che c’erano prima, molto prima di me”.

Prima di lui, ad essere onesti, c’era Fanfani. Franceschini infatti (si legge nella biografia ufficiale) “si iscrive alla Democrazia cristiana dopo l’elezione a segretario di Benigno Zaccagnini [1975] e dopo due anni viene eletto Delegato provinciale dei giovani dc. Nel 1980 viene eletto consigliere comunale di Ferrara e nel 1983 capogruppo consiliare. Alle successive elezioni amministrative del 1985 e del 1990 è capolista della Dc e primo degli eletti. Nel 1984 entra nella Direzione nazionale del Movimento giovanile dc per il quale fonda la rivista mensile ‘Nuova Politica’. Chiusa l’esperienza dei giovani dc entra negli organismi provinciali e regionali del partito e dirige a Roma il mensile ‘Settantasei’ che raccoglie i giovani quadri della sinistra dc.”

Con la Seconda repubblica la carriera di Franceschini prende il volo. Dal 1997 al 1999 è vicesegretario del Partito popolare; dal 1999 al 2001 è sottosegretario alla Presidenza del Consiglio nei governi D’Alema e Amato; dal 2001 al 2006 è coordinatore nazionale della Margherita; dal 2006 al 2007 è capogruppo dell’Ulivo alla Camera; dal 2007 al 2009 è il vicesegretario del neonato Partito democratico. Insomma, non proprio un debuttante.

Il 21 febbraio 2009 Franceschini diventa segretario del Pd. “Non l’ho chiesto – dice nel suo primo discorso -, non ho fatto patti, non avrò padrini né protettori, non sono qui per costruire il mio futuro personale, il mio lavoro finisce in ottobre e non farò alcuna trattativa con nessuno”.

A giugno ci sono le elezioni europee e amministrative. Nel video in cui presenta la propria candidatura, Franceschini si esprime così: “Missione compiuta, abbiamo arginato la destra e dato futuro al progetto del Pd”. Davvero? Alle Europee il Pd ha raccolto il 26,13% dei consensi, rispetto al 33,17% dell’anno precedente: il saldo è dunque -7,04% (pari a -4.087.103 voti). Le province governate dal centrosinistra sono scese da 50 a 28, i Comuni da 27 a 18.

Viene da chiedersi con qualche preoccupazione quale fosse la missione di Franceschini, e perché mai dovrebbe continuare a svolgerla.

FABRIZIO RONDOLINO

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