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Obama ritenta laddove Hillary fallì. Ecco in cantiere la riforma sanitaria americana

giugno 25, 2009 di Redazione 

Una sanità non pubblica ma accessibile ai più. Sapete che negli Stati Uniti le cure si pagano. E molti americani, i meno abbienti, ne sono al momento esclusi. Il presidente del cambiamento si gioca molto in questa partita per allargare la platea. Un tentativo che aveva già fatto l’allora first lady ai tempi della presidenza Clinton. Risultato: nessuna riforma e alle elezioni di mid-term vittoria dei Repubblicani che conquistarono il Congresso. Anche il presidente nero ha molti avversari, tra i quali diversi nelle stesse file del suo partito. Per questo ha approntato una soluzione più soft. Ce ne parla Antonio Bruno.           

Nella foto, Barack Obama

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di Antonio BRUNO

Uno spettro agita l’uomo del consenso mondiale, l’icona del marketing politico americano. Non è la crisi finanziaria, né l’Iran degli ayatollah, ma è il turning point della politica interna statunitense che preoccupa il presidente Obama: la riforma del sistema sanitario.

Il leader statunitense, forte dell’approvazione pressoché totale (i sondaggi gli danno 3 americani su 4 favorevoli) sulla gestione della crisi finanziaria, ha deciso di monetizzare il proprio consenso, riproponendo un sogno che gran parte dei Democratici inseguono da anni: dare finalmente l’assistenza sanitaria ai 46 milioni di americani che al momento ne sono privi.

Non c’è ancora una legge definitiva, ma date le scadenze elettorali di medio termine, non è inverosimile che l’autunno yankee si caratterizzerà per la battaglia parlamentare per l’approvazione della riforma degli “esclusi”.

Da una parte l’attività di lobbing delle case farmaceutiche e delle assicurazioni, dall’altra una maggioranza democratica risicatissima che potrebbe far venir meno voti decisivi, dall’altra ancora i costi elevati che una riforma così importante comporterebbe. E’ in questo scenario che Obama dovrà evitare di ripetere l’azzardo che mise in atto l’amministrazione Clinton nel 1994. La mancata approvazione del Congresso della riforma sanitaria predisposta dall’allora first lady, attuale segretario di Stato Hillary Clinton, alle elezioni di mid-term consentì al partito repubblicano di avere la maggioranza congressuale.

Gli obiettivi della riforma, che aprirebbero ad una lenta europeizzazione della sanità americana, sono tre: la creazione del National Health Insurance Exchange, un’assicurazione “governativa” che consentirebbe alle famiglie americane di risparmiare sul costo dell’assicurazione, e al contempo ammorbidire la posizione delle lobby assicurative che beneficerebbero della negoziazione collettiva delle polizze; un ampliamento degli accessi al programma statale “Medicaid” (l’assicurazione per i non abbienti) attraverso una ridefinizione dei criteri di reddito per accedere al servizio d’assistenza; il divieto per le assicurazioni di negare la polizza ai malati cronici in virtù della “pre-existing condition”.

Obama sa che con questa riforma si gioca non soltanto l’esito delle elezioni di medio-termine e forse anche quelle presidenziali, ma un’eventuale approvazione della stessa, che non universalizza l’assistenza sanitaria, bensì crea le condizioni per un accesso meno elitario, consacrerebbe l’immagine del riformatore, del “Man of change”.

E’ per queste ragioni che l’approccio governativo alla riforma sanitaria è più soft rispetto al progetto clintoniano che, seppur ambizioso, socievolmente e politicamente lodevole, sottovalutò in maniera saccente il peso e l’influenza delle lobby assicurative.

Non solo è necessario raggiungere un’ampia intesa tra le parti interessate dalla riforma, ma è indispensabile recuperare i fondi necessari. Stando ad una prima stima, l’impatto della riforma sulle casse indebitate degli Stati Uniti dovrebbe essere considerevole: circa 1000 miliardi di dollari, quasi 7 punti di pil. Ad oggi la sanità statunitense rappresenta una voce del bilancio federale che sembra sempre di più incontrollabile. Ogni anno assorbe il 15% del Pil e, stando alle previsioni degli analisti finanziari e politici, il costo è destinato a lievitare esponenzialmente.

Digitalizzazione del sistema sanitario, riorganizzazione dei programmi di assistenza, negoziazione collettiva delle polizze assicurative, contenimento dei costi e ultimo, ma non per importanza, “umanizzazione” del sistema sanitario americano.

Sono questi i punti sui quali l’amministrazione Obama in autunno punterà per far approvare dal congresso la riforma sanitaria.

Antonio Bruno

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