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Iran, diplomazia internazionale al lavoro Ma da Teheran giungono soltanto rifiuti

giugno 25, 2009 di Redazione 

Le dichiarazioni dei capi di Stato europei e di Obama che denunciano gli atti di violenza. La volontà espressa dal ministro degli Esteri Mottaki di ridimensionare i rapporti con la Gran Bretagna, accusata di fomentare la massa in rivolta insieme ad Usa ed Israele. Infine, il rifiuto dell’invito alla partecipazione al G8 di Trieste rivolto da Frattini. Il rischio è, anche, di una destabilizzazione della situazione in Medioriente. Ce ne parla la nostra Désirée Rosadi.

Nella foto, proseguono le proteste in Iran

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di Désirée ROSADI

Mai come oggi, gli uomini del movimento riformista sono soli. Nonostante le dichiarazioni dei capi di Stato europei e di Obama che denunciano gli atti di violenza del governo iraniano, la solitudine di chi crede nel cambiamento è più aspra che mai per le vie e nelle piazze di Teheran. Soli come Neda, sepolta senza un degno funerale; addirittura, alla sua famiglia è stata negata la possibilità di vedere e piangere il suo corpo, e neanche i vicini di casa hanno potuto far loro visita, dato che la zona intorno all’abitazione è controllata giorno e notte dalle milizie islamiche.

Anche ieri si sono avuti degli scontri, ma al momento non ci sono vittime, né feriti. Come al solito, sono stati utilizzati i lacrimogeni, da parte della polizia, per disperdere la folla. Una massa in rivolta che, come denunciato dal ministro dell’interno Mahsouli, sarebbe manovrata da Gran Bretagna, USA e da Israele. Dal canto suo, il ministro degli Esteri Manouchehr Mottaki ha fatto sapere che Teheran sta valutando se ridimensionare i rapporti diplomatici con la Gran Bretagna. Uno scenario preoccupante: l’espulsione del corpo diplomatico da un Paese è sempre una misura estrema, che cela il pericolo della rottura dei rapporti. Un pericolo troppo grande per la stabilità dell’intera regione mediorientale.

Per quanto riguarda l’invito di Frattini rivolto alle autorità iraniane di partecipazione al vertice G8 di Trieste, né Ahmadinejad, e neanche il ministro degli esteri iraniano Mottaki hanno accettato l’invito. Quella poltrona vuota di certo non aiuta i rapporti, in particolare sul nodo delicato della stabilizzazione dell’Afghanistan e del Pakistan. È evidente come i disordini di Teheran siano al centro dell’attenzione del presidente iraniano, il quale, probabilmente, non si aspettava una tale reazione popolare. Forse sperava, come al solito, nella muta accettazione dell’esito elettorale.

Désirée Rosadi

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