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Diario politico. Il segreDario si ricandida Il Gruppo L’Espresso querela Berlusconi

giugno 24, 2009 di Redazione 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La firma, stasera, è di Carmine Finelli. E’ stato il giorno in cui il segretario del Partito Democratico, Dario Franceschini, ha annunciato la propria ricandidatura alla guida del partito in vista del congresso di ottobre. Dopo l’anticipo di oggi in tempo reale, ve la raccontiamo con le prime reazioni. Mentre il presidente del Consiglio si è mosso su tre fronti: l’inchiesta di Bari, che prosegue con una nuova pista – per altri incontri e feste alle quali avrebbe partecipato Berlusconi – che conduce a Cortina. L’assemblea della Confcommercio, alla quale per la prima volta dopo molti anni non riesce a partecipare per un “torcicollo”. E ciò di cui vi riferiamo nel titolo, che nasce dalle dichiarazioni del Cavaliere a Santa Margherita, quando aveva invitato gli industriali a non comprare pubblicità ai “giornali disfattisti”. Il racconto.

Nella foto, il presidente del Consiglio

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di Carmine FINELLI

Irrompe come un fulmine a ciel sereno nella giornata politica la notizia della candidatura di Dario Franceschini alla segreteria del Partito Democratico. Dopo l’invito di Walter Veltroni, l’attuale segretario decide di scendere in campo portando, a suo dire, una ventata di freschezza. I giochi al congresso saranno dunque apertissimi: da un lato Pierluigi Bersani che incassa l’appoggio di Massimo D’Alema e di Enrico Letta, dall’altro Dario Franceschini con il sostegno di Veltroni e molto probabilmente di Francesco Rutelli. Uno scontro che si annuncia durissimo date le premesse. “Mi candido per portare il Pd nel futuro, per non tornare indietro” è così che esordisce il segretario democratico nel video che annuncia la sua candidatura pubblicato sul suo sito web. Il progetto politico sembra ben chiaro, anche se in questi mesi alla guida del Partito Democratico non hanno perfettamente corrisposto alle intenzioni dell’ex margheritino. “Non posso riconsegnare il partito a quelli che c’erano prima di me, molto prima di me – spiega Franceschini – Non farò nessun accordo di palazzo, nessuno scambio tra big nazionali. La mia proposta politico-programmatica sarà offerta direttamente alla base”. Poi una sferzata agli avversari interni: “Avevo detto che il mio lavoro sarebbe finito a ottobre e pensavo di passare il testimone alle nuove generazioni. In questi giorni, però, ho visto riemergere molti errori con l’emergere di protagonismi e della litigiosità” per questo “non mi sento di tradire gli impegni che avevo preso e mi candido”. Il lavoro di ricostituzione del partito sarà lungo e faticoso. Ed il segretario non lo nega, anzi lo riconosce esplicitamente. “Dobbiamo cominciare a lavorare con pazienza e con tenacia per costruire una nuova alleanza non solo per battere la destra ma anche per governare in modo efficace”. Passaggio cui ha subito replicato l’Italia dei Valori con il capogruppo alla Camera Massimo Donadi. “L’Italia dei Valori è disponibile a costruire alleanze senza pregiudizi su un programma condiviso che preveda ai primi punti le nostre priorità, ovvero, la tutela del mondo del lavoro, una forte moralizzazione della politica e la lotta a sprechi e privilegi. Chiunque è disponibile ad impegnarsi su questi punti sarà nostro alleato”.
Secondo Franceschini il compito primario del Pd è quello di “fare il bene del Paese anche stando all’opposizione”, contrastando, se sbagliate, le misure del governo, ma anche “essere pronti a confrontarsi nella chiarezza dei ruoli”. Infine il segretario democratico parla della sua nuova squadra. “Ascolterò chi ha avuto ruoli di responsabilità nel governo e in politica dal ’96 ad oggi ma ho intenzione di investire in una nuova squadra di donne e uomini cresciuti nella militanza: sindaci, amministratori, segretari locali, coordinatori di circolo. Fuori da ogni vecchio schema, fuori da ogni superata appartenenza”. Dario Franceschini rompe gli indugi e rilancia il progetto del Pd. In un’ottica nuova: quella di un partito nuovo, ben amalgamato che arriva dritto alla meta. Perché come lui stesso ricorda “il Pd è nato poco più di un anno e mezzo fa. Quando Berlusconi sarà solo un ricordo triste e lontano, il Pd sarà ancora un partito giovane. Vogliategli bene anche quando inciampa, anche quando sbaglia. Per questo, dobbiamo aiutarlo con tutte le nostre forze, con il nostro entusiasmo e passione. Sarà un cammino lungo e difficile ma so che insieme ce la faremo”.

Inchiesta Bari. E se il Partito Democratico tenta issare le vele e ripartire, nel mezzo della bufera rimane ancora il premier Silvio Berlusconi. Immischiato, anche se non coinvolto nell’indagine, nello scandalo delle ragazze immagine pagate per partecipare alle feste nelle sue residenze private, il presidente del Consiglio risponde al mare magnum di scandali che lo hanno interessato negli ultimi due mesi. La principale protagonista della vicenda, Patrizia D’Addario smentisce le dichiarazioni del premier secondo cui avrebbe registrato gli incontri con lui dietro compenso: “Smentisco di essere stata mandata e retribuita. Qualora l’onorevole Berlusconi sia in possesso della minima prova a sostegno della sua affermazione, lo invito a volerla trasmettere all’autorità giudiziaria. Se così non fosse vorrei pregarlo di astenersi da simili affermazioni” dice la D’Addario che poi si lascia andare ad uno sfogo: “La rabbia monta perché le altre si spacciano per ragazze-immagine e prendono soldi, mentre io che ho soltanto raccontato la verità vengo massacrata”. Su un punto però è molto chiara: “Non sono stata io a presentare una denuncia. Il magistrato mi ha convocata – sostiene la D’Addario – perché voleva sapere che rapporti avessi con Gianpaolo e se lui mi avesse portata a palazzo Grazioli. È stato in quel momento che ho deciso di ammettere quanto appariva già evidente”. Infatti l’inchiesta sarebbe partita dall’ascolto di centinaia di telefonate tra Gianpaolo Tarantini e le ragazze che lui stesso ingaggiava per le feste a Palazzo Grazioli e Villa Certosa. L’indagine dunque prosegue. E sposta il suo raggio d’azione a Cortina, dove ci sarebbero stati altri festini con ragazze immagine ed il premier. Emergerebbe anche un altro personaggio nella vicenda. Un certo Max che sarebbe stato il primo contatto tra Tarantini e la D’Addario, la quale non nega di avere del risentimento per il presidente del Consiglio, “ma solo perché sono stata ingannata. La seconda volta che l’ho visto, quando ho trascorso la notte con lui, non ho preso soldi: mi sono fidata della sua promessa di aiutarmi a costruire il residence sul terreno della mia famiglia. È il cruccio della mia vita perché mio padre si è ucciso quando ha capito che non sarebbe riuscito a portare a termine quel progetto. Ci aveva investito tutti i suoi soldi, pur di realizzarlo aveva accumulato debiti. Undici anni fa, quando era ormai sull’orlo del fallimento, si è suicidato”.

Confcommercio. Probabilmente le conseguenze delle azioni giudiziarie nei confronti del premier si ripercuotono sulle sue scelte. A causa di “un torcicollo” che tormenterebbe Berlusconi da qualche giorno, il primo ministro ha disertato l’assemblea di Confcommercio. Il presidente Berlusconi avrebbe annullato all’ultimo minuto il suo intervento dal palco “perché immobilizzato a casa dal torcicollo che lo tormenta da tempo e che forse è qualcosa di più” dice il sottosegretario Gianni Letta, intervenuto per sostituire il premier. “Non è riuscito a muoversi – ha spiegato Letta – ha chiamato un medico per farsi una puntura. Se dovesse passargli il torcicollo forse riuscirà a venire ad ascoltare le conclusioni del presidente Sangalli, altrimenti spero che lo comprenderete», ha aggiunto il sottosegretario alla presidenza. «Se non ci fosse stata una ragione così seria e così fortemente impeditiva, Berlusconi avrebbe fatto qualunque rinuncia per essere qui”. Letta ha poi ricordato che Berlusconi “non è mai mancato ad un’assemblea di Confcommercio, è sempre stato presente sia quando era al Governo, sia quando non lo era, perché qui tra di voi, si sente a casa, perché è vostro amico” sottolineando il suo “rammiraco” per la forzata assenza.
Ma il rammarico più grande per Silvio Berlusconi arriva dal gruppo editoriale “L’Espresso”. Il gruppo che fa capo a Carlo De Benedetti ha dato mandato agli avvocati Carlo Federico Grosso e Guido Rossi di “avviare tutte le azioni a tutela della società, vista la rilevanza sia penale che civile individuabile nelle dichiarazioni” che Silvio Berlusconi ha reso a Santa Margherita Ligure in occasione del convegno dei giovani industriali. In una nota del gruppo si legge che in quell’occasione “Berlusconi ha accusato il quotidiano La Repubblica di un attacco eversivo nei suoi confronti e nel contempo ha istigato gli industriali a boicottare ed interrompere gli investimenti pubblicitari”. Dal canto suo il Presidente del Consiglio si ritiene vittima di un attacco “dettato dall’odio e dall’invidia personale che certamente non fa bene al paese”.

Carmine Finelli

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