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Minzolini a “processo” per il nuovo Tg1
Sul Bari-gate ecco un confronto col Tg5

giugno 24, 2009 di Redazione 

La guida del principale telegiornale italiano è investita da un ciclone polemico per non avere dato o avere dato con un taglio molto anomalo le notizie sulle vicende che stanno riguardando il presidente del Consiglio, a cominciare dal caso-D’Addario. Il giornale della politica italiana si preparava ad uscire con un pezzo complessivo sul nuovo corso dei tiggì. I fatti di questi giorni rendono il servizio di particolare attualità. Ecco un’analisi-raffronto su come i fatti di Bari sono stati raccontati da Minzolini e dal Tg5 di Mimun. E sotto, un commento di Lerner su Crozza.

Nella foto, il nuovo direttore del Tg1 Augusto Minzolini spiega ai telespettatori le ragioni della sua scelta

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di Luca LENA

Secondo una recente statistica nei telegiornali italiani si parla di politica circa il doppio rispetto alle emittenti europee; un dato che dovrebbe rallegrarci e acquietare una volta tanto le voci di un inaridimento culturale del paese. Purtroppo le percentuali inerenti l’informazione politica televisiva si concentrano in larga parte su battibecchi verbali che condiscono la notizia centrale e che, nella massificazione espositiva, finiscono per soverchiarla. Lo spazio che i telegiornali riservano alla politica si traduce, dunque, nella sequela di dichiarazioni, interviste, botte e risposta di parlamentari che ricalcano coerentemente l’andamento dispersivo e litigioso dei partiti. In questo senso la televisione diviene la cassa di risonanza naturale per le melliflue sinuosità del messaggio politico, appesantendo la comunicazione di una sostanza informativa solitamente poco interessante. Ecco perché le direzioni dei telegiornali assumono valenza sempre più importante, finendo per tradursi in belligeranze istituzionali nella scelta degli uomini da incaricare al vertice.
Tralasciando l’atavica questione del conflitto d’interessi – che vede il Presidente del Consiglio proprietario di tre reti televisive nazionali – ed anche la consueta sostituzione della dirigenza Rai condizionata da un pericolante accordo tra maggioranza e opposizione, è possibile definire peculiarità, punti di forza, difetti e critiche dei principali telegiornali del paese attraverso una valutazione obiettiva.

TG1
Il telegiornale ammiraglia della rete pubblica è da poco sotto il comando di Augusto Minzolini. Giornalista di grande esperienza, è stato definito lo “squalo” per la sua capacità di inseguire la notizia e la ferocia accomodante con la quale ammansire la preda di turno nei momenti più insospettabili. Ed infatti il cosiddetto “minzolinismo” fu coniato proprio per descrivere una “forma di giornalismo che si basa sulla raccolta di dichiarazioni anche informali di uomini politici, senza alcuna verifica delle informazioni raccolte”. Se sia dovuto al nuovo approccio stilistico o meno, pare comunque che qualcosa sia cambiato dopo la gestione Riotta. Negli ultimi anni di costante duello Auditel con il principale concorrente TG5, il TG1 ha mostrato una buona dose di neutralità, soprattutto per quanto riguarda la pagina politica. I temi trattati hanno costantemente concesso priorità alle questioni interne, assicurando un’informazione equilibrata e valida per le vicende dall’estero. La cronaca è solitamente relegata nella seconda parte del telegiornale, così come le vicende di costume, spesso sacrificate a causa dell’ampio spazio d’approfondimento dedicato alle prime notizie. Tra le critiche più eleganti vi è quella di chi scorge nel TG1 un’aura troppo istituzionale, una ritmica tra i servizi lenta e spesso sconnessa, ed inoltre servizi dallo scarso appeal, nei quali sembra emergere poco coinvolgimento tra il giornalista ed il pubblico. Un giornalismo vecchia maniera, insomma, nel quale si enuncia la notizia, nei suoi intrecci oggettivi, ma si tende a mantenere un riserbo professionale per qualsiasi declinazione personale della questione.
Già con Riotta e con il restyling dello studio si è voluto alludere ad un nuovo approccio comunicativo, più espressivo, vivace e pervasivo, con ospiti in studio a documentare la principali vicende d’attualità e il consueto approfondimento del direttore sui temi più delicati. Minzolini ha dunque raccolto quest’eredità in stato di rinnovamento, andando ad occupare un ruolo che poteva limitare l’espressività giornalistica che lo ha contraddistinto in questi anni. Ma ancor prima del suo insediamento c’era chi scommetteva comunque sulle sue qualità di “squalo”, le quali si sarebbero fatte valere anche nella redazione televisiva. Ed in effetti, in quest’ultima settimana, la questione D’Addario e la manifestazione contro Berlusconi dei terremotati abruzzesi sono state gestite in maniera quantomeno inusitata da parte del telegiornale. La vicenda delle presunte escort infilatesi tra le mura di Palazzo Grazioli ha scatenato un putiferio in rete e sui principali quotidiani, ma per il TG1 la notizia principale sembra essersi trasformata in una controaccusa a D’Alema da parte del governo, in merito alle dichiarazioni anticipatrici sulle ormai famose “scosse” che avrebbero potuto colpire la maggioranza a Bari. La curiosa coincidenza ha visto ribaltare l’originale senso della notizia in un concerto di smentite e rettifiche che hanno lasciato in ombra la notizia centrale. Inoltre, la manifestazione degli aquilani ha faticato a trovare spazio in tutte le edizioni del TG1. Compare fugacemente solo in quella delle 20, dove per qualche istante si accenna un’inquadratura sulla folla in protesta.
E’ ancora presto probabilmente per tirare le somme sulla nuova gestione del TG1, né allo stesso modo per dare una valutazione generale sull’eventuale parzialità giornalistica, appare comunque evidente come l’imprinting direttivo di una testata influisca in maniera determinante sullo sciorinamento della notizia stessa.

TG5
Il principale telegiornale di proprietà del Presidente del Consiglio rappresenta la testata più autorevole delle reti Mediaset, per quanto risultino incancellabili le macchie di sospetto e faziosità riguardanti il conflitto d’interessi tra il padrone e la comunicazione politica. Se analizziamo i servizi e la loro successione è facile percepire una maggiore familiarità e un’informale interattività mediatica nel rapporto con lo spettatore. Le notizie scivolano con estrema rapidità, spesso collegate tra loro anche attraverso giochi dialettici dei conduttori. La sensazione è quella di prestare ascolto ad un’informazione che miri non solo ad informare ma anche a stillare nell’ascoltatore l’atmosfera del contesto in atto. Molto più frequenti, infatti, le interviste d’appendice a gente comune nell’elaborazione dei fatti di cronaca, quest’ultimi trattati in quantità maggiore rispetto al TG1. Per ciò che riguarda lo scenario politico, secondo alcune statistiche, la percentuale di interesse rivolta ai partiti maggiori sarebbe estremamente sproporzionata rispetto a quelli più piccoli, e Silvio Berlusconi deterrebbe una forbice espositiva più ampia rispetto a tutti gli altri. Come già accennato, la comunicazione politica appare meno rigida rispetto al TG1; questo crea certamente maggiore piacevolezza nella presentazione ma rischia di deviare l’attenzione dalla centralità del fatto, che spesso rimane sepolto dalle dichiarazioni ripetitive degli esponenti politici. Dal 2007 il direttore è Clemente Mimun, accusato di aver inventato il cosiddetto “panino”, ovvero, il lancio della notizia con dichiarazioni della maggioranza in apertura e chiusura di servizio, lasciando all’opposizione unicamente la parte centrale.
Operando un confronto diretto con i recenti scandali, tra il pubblico e il privato, implicanti il leader del PDL, c’è da dire che proprio il TG5, pur non approfondendo la questione, ha dimostrato maggiore tempestività nella messa in onda dei servizi. Ma allo stesso modo appare paradossale notare come la specificità tecnica della notizia, ovvero i soggetti interessati e lo sviluppo descrittivo del fatto in corso, finiscano per perdere consistenza in uno sviluppo giornalistico disordinato e frammentato, lontano dalla chiarezza espositiva, dall’elencazione pedissequa e rigida delle informazioni di base che dovrebbero guidare lo spettatore in una presa di coscienza libera. Così come nella tv di Stato, il tema politico generale viene affrontato con vigore poco incisivo, lasciando la notizia in balia delle scontate dichiarazioni dei politici, piuttosto che alla narrazione dei fatti concreti.

Ed in questo senso TG1 e TG5 non si allontanano molto; l’enunciazione giornalistica tende ad un’emulazione reciproca per difetto, dove una sorta di minimalismo informativo si inchina ad una protezione mediatica dei temi politici. La conoscenza dei meccanismi istituzionali sembra impossibile da comprendere attraverso la televisione, e spesso la dimensione reale viene storpiata dalla docilità descrittiva dei servizi. In entrambi i telegiornali è attraverso la pagina di cronaca – sempre più spesso prioritaria rispetto alla politica – che la voracità “investigativa” nella sua forma più coraggiosa e attraente raggiunge l’apice, rischiando in qualche modo di ribaltare i valori d’importanza che un organo d’informazione non dovrebbe mai dimenticare. Entrambi i telegiornali tendono dunque ad una piacevolezza figurativa, al gusto di stupire e scatenare interesse, avvicinandosi ai canoni coloriti propri dello spettacolo. Si lascia quasi in secondo piano lo sviluppo arterioso della notizia, inseguendo non più la verità a tutti i costi ed a tutte le profondità ma un target ben preciso di pubblico in ascolto.

Luca Lena

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