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Franceschini si ricandida alla segreteria E parte così la corsa alla leadership Pd

giugno 24, 2009 di Redazione 

In un video pubblicato sul proprio sito internet il segretario del Partito Democratico annuncia che correrà al congresso. “Avevo detto che il mio compito finiva ad ottobre, ma ho visto rinascere vecchi vizi: protagonismi, litigi. Non potevo tradire le giovani generazioni. Punterò su di loro”.  Ieri era stata la volta di Bersani (anche lui con una lettera diffusa sul suo blog). Ma in campo ci sono anche altri, tra cui il “nostro” Adinolfi. E sabato la Lingotto dei “piombini”.

 

Nella foto, il segretario del Pd, Dario Franceschini, in un momento del video con il quale ha annunciato la candidatura

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di Attilio Ievolella

Dario Franceschini annuncia la sua ricandidatura alla segreteria del Partito Democratico. Come anticipato nei giorni scorsi, il segretario-ponte, diventato poi sempre più segretario “vero” anche alla luce della discreta tenuta elettorale, contraddice l’intenzione iniziale di “lasciare” al congresso di ottobre e ridiscende – questa volta senza reti – nell’arena nella quale si deciderà la guida del partito per i prossimi due anni e mezzo. “Avevo detto che il mio compito finiva ad ottobre – spiega – ma ho visto rinascere vecchi vizi: personalismi, litigi. Ho pensato che non potevo tradire le nuove generazioni. Punterò su di loro, ascolterò i big ma nessuno avrà il posto assicurato. Quando Berlusconi sarà solo un triste ricordo – conclude – noi ci saremo ancora. Per questo dobbiamo volere bene al nostro partito”.

Bersani si era invece “presentato” ieri con una lettera pubblicata sul suo blog. ”Riprendere il cammino significa innanzitutto riconoscere senza esitazioni che ci sono cose da correggere, alla luce dell’esperienza dei nostri primi venti mesi di vita”, aveva detto criticando implicitamente l’attuale conduzione. “Dobbiamo sottrarci ai personalismi ed alle semplificazioni che sembrano ormai una cosa sola con i meccanismi di comunicazione e che spesso ci prendono la mano. C’è un duro lavoro da fare – spiega, riaffermando la propria idea di partito classico - per costruire un radicamento popolare”.

E poi le alleanze, sulle quali del resto ormai c’è una generale convergenza: “Per essere utili non possiamo essere soli, ma dobbiamo impegnarci a costruire un campo di forze capace di indicare una nuova prospettiva politica”. ”Non credo – dice infine – che dobbiamo inventarci una nuova generazione, né evocarla per simboli. Credo che ci sia già, nel lavoro, nelle professioni, nelle amministrazioni, nel partito”.

Va segnalata poi la candidatura di Mario Adinolfi – annunciata sul blog personale, e la cui presentazione è in programma domani a Roma, al circolo Pd della Muratella – il quale evidenzia la “necessità di costruire un nuovo Pd grande e accogliente, con i confini aperti a quel 10 per cento di elettorato che tra astensione, radicali pannelli ani, verdi, ex comunisti, socialisti, cattolici impegnati, rappresenta la potenzialità immediata di crescita verso il traguardo di un grande partito anglosassone, capace di essere il primo partito del paese e, con un sistema di alleanze che dialoghi con Idv e Udc senza preconcetti, punti prima a battere la peggiore destra populista d’Europa e poi a governare l’Italia con un programma riformista solidamente concordato”. Il dentro tutti dell’Ulivo di Prodi, insomma, riportato al centro del dibattito da Adinolfi.

A questo quadro, poi, vanno segnalate ie ipotesi di discese in campo di due competitori (tra di loro) abituali, Ignazio Marino e Paola Binetti, ovvero le due facce (laica e teodem) della stessa medaglia (il Partito Democratico); la possibilità Ermete Realacci, che si è detto pronto a correre per la segreteria; la variabile indipendente Debora Serracchiani.

Quest’ultima, in particolare, è un’opzione della cosiddetta ‘anima giovane’ del partito e il gruppo dei cosiddetti ‘piombini’, che potrebbero però puntare anche su Giuseppe Civati, e che si ritroveranno al ‘Lingotto’ di Torino, sabato prossimo, con l’obiettivo di individuare una piattaforma congressuale e, magari, proporre un proprio candidato, come abbiamo raccontato e racconteremo ancora in questi giorni attraverso la serie di interviste ai protagonisti della componente.

E proprio l’appuntamento di sabato 27 giugno – una sorta di ‘Lingotto 2 – la vendetta’ – potrebbe scompaginare i piani di Bersani e Franceschini, ovvero una corsa a due fino alle primarie, con l’intenzione di coinvolgere gli altri potenziali candidati nei rispettivi team.

Attilio Ievolella

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