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Pd a congresso. Toni e Iaquinta, D’Alema e Veltroni di M. Adinolfi

giugno 23, 2009 di Redazione 

I ballottaggi sono alle spalle. Non ci sono più appuntamenti elettorali in mezzo. La partita può cominciare. Il dibattito congressuale del Partito Democratico, il confronto tra i candidati e le diverse piattaforme parte ufficialmente oggi. Il giornale della politica italiana lo ha anticipato lanciando la sua inchiesta sui “piombini”, la componente giovane del Pd che vuole il rinnovamento radicale. L’intervista a Civati e, soprattutto, quella a Ivan Scalfarotto, che teorizzava un possibile apparentamento con Franceschini e la sua mozione, hanno fatto molto rumore. Ed è proprio a loro che il grande blogger, giornalista (fresco stamattina di un faccia a faccia con Eugenio Scalfari nel suo programma “Finimondo” su Redtv), e ora anche candidato alla segreteria ad ottobre, si rivolge attraverso questo intervento molto duro scritto ieri nel post-disfatta (di cui risente) della Nazionale in Sudafrica, e che il giornale della politica italiana sceglie di proporvi oggi ad urne chiuse, dopo avere dedicato tutto lo spazio della seconda metà di lunedì alle elezioni. Sentiamo.

Nella foto, Mario Adinolfi

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di MARIO ADINOLFI

1. Guardavo Toni e Iaquinta arrancare e pensavo a Veltroni e D’Alema. Per la precisione, guardavo Iaquinta essere sostituito alla metà del primo tempo e pensavo a Veltroni, attaccante così così ma legittimato dalle primarie come Vincenzino dal titolo mondiale.

2. Pensavo che non serve manco più il rinnovamento, che se dici rinnovamento questi si inventano la convocazione-cooptazione di un Pepe qualsiasi, persino di un Dossena, roba alla Pina Picierno, roba alla Marianna Madia. Giovani, carine e non rompono i coglioni. Cassano è un campione assoluto, ma rompe i coglioni, Gattuso non lo vuole, Cassano non lo convocano manco se muore in croce. Pepe sì, Dossena sì. Poi Dossena fa pure un autogol da paraplegico che, vabbè, non si dice che non è politcally correct, ma quella goffaggine da obeso (va bene così? è autoironia) non può arrivare in Nazionale.

3. Non serve il rinnovamento. Ormai serve inventiva. E non l’inventiva normale degli artigiani, serve la genialità dei rompicazzo, di quelli che fanno le corna all’arbitro e litigano con tutti, perché la scossa si dà così, altro che troie baresi anticipate in televisione alle amiche grazie ai contatti con la magistratura pugliese. Serve la contundenza di qualcuno che metta in discussione tutti gli equilibri, perché una volta si può vincere per culo masticando mezzo sigaro, pure Franco Marini ha fatto la seconda carica dello Stato, ma per essere Vittorio Pozzo bisogna avere coraggio vero. E l’unico che ha vinto due volte è Romano Prodi, quello che teorizzava il Grande Ulivo, papà del nostro “tutti dentro”, per il nuovo grande Pd. Quello che tornerebbe ad essere capace di vincere.

4. Ci sono poi quelli che vogliono essere i continuatori dello Iaquintismo: rinnovamento in nome del passato, “uccidere il padre” ma anche applaudirlo, viva lo spirito del Lingotto. Ma che è questo spirito del Lingotto?

5. Ecco, ci sono dei rinnovatori un po’ goffi, che pure quando si scelgono un nome se lo inventano tra quelli che danno l’idea di un qualcosa che trascina a fondo, rioccupando luoghi e parole d’ordine di un tempo che grazie al cielo si è concluso. I seguaci postumi dello Iaquintismo fanno venire voglia di omaggiare vita natural durante Toni.

6. Serve rinnovamento contundente, serve che la vecchia guardia si arrenda non ai giovani, ma al genio di chi non ha timore reverenziale ed è come quel calabrone, quello che secondo le leggi di natura legate allo studio dell’ampiezza delle ali paragonate alla massa corporea ne renderebbe fisicamente impossibile il volo. Ma lui non lo sa. E vola.

7. In sostanza. Marcello Lippi faccia il padre nobile, convochi Cassano, lo piazzi a ispirare altri due giovani di talento cristallino e non di banale obbedienza (Pazzini e Rossi), se ne fotta dei veti dei senatori, pensioni la vecchia guardia e Toni e Iaquinta, al massimo, panchina. Meglio la tribuna. Tiferebbero da lì? Politicamente. I grandi vecchi del Pd si riuniscano per individuare una squadra di giovani dal talento irriverente, lontani dal correntismo e da vecchie e nuove oligarchie. Escludano da questa riunione Veltroni e D’Alema, decidano di pensionarli contro la loro volontà o di chiedere una loro collaborazione non pretenziosa alla riuscita dell’operazione,. I giovani talenti, dal canto loro, rinuncino a farsi obbedienti per dimostrarsi degni di cooptazione, imparino a fare squadra e si pongano l’obiettivo di salvare intanto il Pd e poi andare a vincere ‘sto cazzo di Mondiale. Che si può, non è più impossibile e il Brasile non è più così lontano come sembra. C’è uno che si crede l’Imperatore, nel senso di Adriano, quello che fa i festini…

MARIO ADINOLFI

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