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Referendum, il giorno più nero. Ma non vince nessuno. Ora cambia. Un po’ tutto

giugno 23, 2009 di Redazione 

E’ stato il peggior risultato nella storia dell’istituto: mai così bassa la percentuale di votanti. Raggiungimento del quorum fuori discussione almeno dal giorno dell’accordo tra Pdl e Lega, subito dopo le Europee. Ma la scarsa affluenza, alimentata probabilmente anche da fattori tecnici o estranei al contenuto dei quesiti, è una sconfitta per tutti. E non possono cantare vittoria nemmeno i “piccoli” che festeggiano per il mancato attechimento del bipartitismo per via referendaria. La legge elettorale resta pessima e andrà cambiata. Ma si parla di modifiche anche per lo stesso strumento referen- dario. Ci racconta Marco Fattorini.

Nella foto, i promotori del referendum

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di Marco FATTORINI

Week-end da dimenticare per il comitato del sì al referendum e per tutti coloro i quali hanno creduto nella possibilità di cambiamento offerta dal voto di domenica e lunedì. Le urne hanno sonoramente bocciato la proposta, composta di 3 quesiti, di abrogazione dell’attuale legge elettorale, dato che l’affluenza si è attestata al 23% e non è stato dunque possibile raggiungere il sospirato, quanto lontanissimo, obiettivo del quorum.

IL DOPO-VOTO. A margine di un risultato netto quanto denso di significati e riflessioni, emerge chiaramente una sconfitta, che è quella del referendum in sé e per sé: basti pensare che un flop di tali dimensioni non si era mai registrato nella storia dei referendum e quello del passato weekend può considerarsi un record, seppur in negativo.
La sconfitta è senz’altro forte perché colpisce il più incisivo istituto di democrazia popolare che in passato ha dato voce ad importanti istanze di rinnovamento, votate e volute dal popolo, ma ormai sembrano tutti ricordi datati.
Alla base di questi ineludibili risultati emerge chiaro un fattore: quello dell’informazione che, a quanto pare, non è stata abbastanza solerte, chiara e leale nell’avvicinare gli italiani alla tematica da discutere. Un argomento che è risultato lontano, tecnico, magari anche superfluo, se accostato ai drammi della crisi economica attuale. Quesiti e proposte di cambiamento che sono stati lasciati sui fogli colorati, spesso senza spiegazione da parte di chi di dovere e, sicuramente, senza uno straccio di appoggio politico.

LE REAZIONI POLITICHE. Ad incalzare l’opinione pubblica è, ancora una volta, Emma Bonino che ha commentato: “come si pretendeva che la gente si appassionasse al referendum se tutti i media erano orientati al non raggiungimento del quorum.” Il rammarico per un’occasione persa emerge anche dalle parole del presidente della Camera Gianfranco Fini, secondo il quale “I quesiti erano troppo tecnici e sicuramente c’è una certa stanchezza da parte degli elettori. Era prevedibile che fosse questo l’esito dei referendum, anche se mi dispiace dirlo”. Di diversa opinione è Fabrizio Cicchitto, in quota Pdl, il quale dichiara: “la bassissima partecipazione al voto sta a dimostrare che gli italiani hanno valutato negativamente la possibilità di modificare artificiosamente ed in modo forzato con il referendum la legge elettorale che, evidentemente, come noi da sempre abbiamo sostenuto, gli elettori hanno valutato essere materia da affidare al Parlamento”.

IL FRONTE DEL Sì E LE POLEMICHE. Da parte di chi ha raccolto firme e portato avanti le istanze referendarie in questi mesi, giunge un chiaro sentimento di amarezza e rammarico per un’occasione persa, con la complicità negativa di fattori che hanno fortemente sfavorito lo svolgimento e l’esito della tornata referendaria. Il presidente del comitato referendario Giovanni Guzzetta ammette, seppur con diverse annotazioni, la perentorietà del risultato: “siamo stati sconfitti, ma oggi non c’è nessun vincitore: ha vinto la rassegnazione degli italiani ma soprattutto un disegno che e’ stato portato avanti” contro l’istituto referendario. Conoscevamo le regole del gioco e sapevamo che si trattava di una sfida frutto degli sforzi di un manipolo di cittadini: nessun partito ha fatto campagna per il sì e la data è stata scelta scientificamente per far salire il quorum”. “Noi non abbiamo vinto ma ha vinto la rassegnazione e il disgusto per la politica, il disegno di uccidere la democrazia diretta soffocando il dibattito. Non c’è un vincitore”.

ESULTA IL FRONTE DEL NO. Dai “piccoli” del Parlamento arrivano parole di soddisfazione ed esultanza per un cambiamento ormai sventato. “”Il referendum e’ fallito miseramente e ancora una volta abbiamo speso migliaia e migliaia di euro per un referendum inutile. Il bipartitismo è stato bocciato”. Queste le parole di Pierferdinando Casini, numero 1 dell’Udc.
Ovviamente trionfante anche la Lega che da diverso tempo aveva sonoramente espresso la propria contrarietà a questa tornata referendaria e che ora può tirare un sospiro di sollievo con le parole del ministro Calderoli che ha dichiarato: “Messa come l’avevano messa, il risultato del referendum è una nostra vittoria. Per come era stato fatto questo referendum era stato concepito per cercare di distruggere la Lega e perciò, visto il risultato, possiamo dire che è stata una vittoria della Lega”. Rincara la dose di entusiasmo anche il leader del Carroccio Umberto Bossi: “Anche nei momenti più difficili e drammatici, anche nelle difficoltà’, noi siamo capaci di vincere perchè’ la gente è con noi”.

SI MUOVE IL FRONTE PER LA RIFORMA. Oltre alle dichiarazioni circoscrivibili all’esito referendario, arrivano anche propositi e manifestazioni di volontà per un approccio riformista sul tema elettorale da affrontare in Parlamento.
Vannino Chiti, vicepresidente del Senato, ha sostiene che “i cittadini non hanno approvato né la pessima legge elettorale – il cosiddetto porcellum – né un suo peggioramento, attraverso l’estremizzazione dei suoi difetti. Il fallimento di questo referendum, che proponeva l’instaurazione di un bipartitismo coatto, consegna di nuovo al Parlamento il problema di un’ampia intesa per modificare la legge elettorale, rendendo definitive le regole contro la frammentazione e garantendo ai cittadini italiani la scelta delle maggioranze di governo e quella dei loro rappresentati nelle istituzioni”. Un auspicio arriva anche dal presidente di Italianieuropei Massimo D’Alema: “‘Spero che si possa tornare a discutere della legge elettorale in Parlamento, perché’ quella attuale è pessima.” L’ex presidente dei Ds pone l’accento anche sulle regole del referendum, per cui individua due possibili punti cardine in vista di una futura modifica: da una parte auspica che “il numero delle firme sia più alto in modo da rendere agibile il referendum solo in circostanze straordinarie”, dall’altra propone di “eliminare il quorum, che è uno strumento per annullare il voto popolare”. Propositi di cambiamento arrivano anche da Roberto Maroni: “Mi riservo – ha annunciato il ministro dell’Interno – di avanzare nei prossimi giorni una proposta per riformare l’articolo 75 della Costituzione e la legge attuativa dei referendum”. Il tutto per “evitare che uno strumento importante di democrazia diretta diventi inutile”.

Marco Fattorini

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