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Ai ballottaggi bene il centrosinistra. Dopo due turni avanza il centrodestra. Quadro

giugno 23, 2009 di Redazione 

I ballottaggi delle provinciali finiscono 14 a 8 per Pd e alleati, ma in totale Pdl e Lega ribaltano la situazione in 25 province. Comuni capoluogo, 11 su 16 al centrosinistra. Ma il computo totale passa da 30 a 4 per l’opposizione a 16 a 14. Reazioni contrastanti di Berlusconi e Franceschini, che rivendicano entrambi una vittoria. E, per una volta, sembrano avere ragione tutti e due, alla luce di questa situazione complessa che vede un avanzamento complessivo della maggioranza, ma un secondo turno più favorevole del primo al centrosinistra, ad indicare che qualcosa, rispetto a quindici giorni fa, è cambiato. Il punto.

Nella foto, Matteo Renzi festeggia con il popolo di Firenze

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di Ginevra BAFFIGO

Il ballottaggio per le provinciali si chiude dunque con un 14 ad 8 per il centrosinistra. Complessivamente però, aggiunti i risultati del primo turno, la situazione è completamente ribaltata a vantaggio del centrodestra. Il Pdl infatti governerà 34 province (erano solo 9), mentre il Pd scende da 50 a 28, considerando che tre sono state da poco istituite ed erano perciò chiamate a nominare la loro prima giunta. Per i comuni capoluogo la situazione è leggermente diversa ed il vantaggio lo registra il centrosinistra: il Pd si aggiudica infatti 11 dei 16 comuni capoluogo al ballottaggio, ma se prima ne governava 26 su 30, ora malgrado la “vittoria” si riduce drasticamente passando a 16 a 14.

Le sfide-chiave. Risaltano le affermazioni ampie, con il 60% del centrosinistra a Firenze e Bologna. Se nella città medicea la corsa si è svolta nella massima sportività, tanto da concludersi, prima ancora della fine dello spoglio di tutte le sezioni, in una stretta di mano fra Galli e Renzi già nella prima serata di ieri, nell’altra roccaforte rossa la campagna elettorale segnata dalle polemiche anche personali si è conclusa con la consegna delle chiavi della città al professor Flavio Delbono, che 6 bolognesi su 10 hanno scelte come erede di Cofferati.
La vera sorpresa di questo ballottaggio è stata la corsa per la provincia di Milano. Penati, presidente uscente, largamente battuto al primo turno, è stato sconfitto per soli 4.826 voti da Guido Podestà.
Per il resto al Nord il centrosinistra vince a Torino, con un successo quasi plebiscitario di Antonino Saitta, che ottiene il 57.4 per cento dei voti, lasciandosi alle spalle Claudia Porchietto, fermatasi al 42%. A Venezia lo scontro al secondo turno era tra Francesca Zaccariotto (centrodestra) e Davide Zoggia (presidente uscente del Pd). L’agone per la candidata leghista si è concluso con il favore delle urne: una donna siederà dunque a Cà Corner. A Bari e Padova confermate le giunte di centrosinistra di Emiliano e Zanonato.

Le altre. Nel centro Italia, detto di Bologna e Firenze, la situazione non subisce particolari mutazioni: in Emilia-Romagna vengono infatti riconfermate alla sinistra le presidenze delle province di Ferrara, Parma e Rimini. Anche in Toscana è andata bene al centrosinistra che si aggiudica la presidenza di Arezzo, Grosseto e Prato, e riscuote un insperato successo anche nelle Marche, nella neonata provincia di Fermo.
Si apprestano a 5 anni sotto la guida del centrodestra, invece, Savona in Liguria, Frosinone nel Lazio, Crotone in Calabria, Ascoli nelle Marche e Lecce in Puglia. Nel capoluogo pugliese il Pdl riscuote un successo inatteso, con Antonio Gabellone (Pdl) che batte per poche migliaia di voti Loredana Capone.

Se è certo che la geografia del Paese è stata radicalmente ridisegnata da questa lunga tornata elettorale, lo sforzo dei politologi e degli analisti sarà vano se non terranno presente che non si tratta di una mera sostituzione dell’azzurro al rosso, ma di un fenomeno ben più complesso. All’azzurro del ’94 si è lentamente sostituita una sfumatura verde intenso, soprattutto quando il voto ha delle ripercussioni dirette sul territorio.

Le reazioni. Già nella serata di ieri, quando ancora mancavano i risultati delle ultime sezioni il presidente del Consiglio faceva notare come “la sinistra registra una nuova, sonora sconfitta”. Malgrado la “competizione amministrativa influenzata dalle distorsioni mediatiche e dagli attacchi eversivi rivolti da un gruppo editoriale” vi è secondo il premier un dato solo che “toglie di mezzo ogni discussione: prima di queste elezioni provinciali il Popolo della Libertà governava 5 milioni di persone interessate dal voto. Adesso ne governa ben 21 milioni”.
Dario Franceschini, dal canto suo, legge nell’esito dei ballottaggi l’inizio del “declino della destra” e «un segnale importantissimo»: «Non appena 15 giorni fa, il Pdl prevedeva di raggiungere il 45% alle Europee e di conquistare tutte le grandi città. Oggi invece Berlusconi è 10 punti sotto e c’è alle amministrative una tendenza a favore del Pd molto importante, in un momento in cui in Europa soffia un vento di destra».

Ginevra Baffigo

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