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Diario politico. Nuove rivelazioni sulle feste nelle residenze del premier. Scontro Rutelli-Formigoni

giugno 20, 2009 di Redazione 

di Fabiola RIETI

In questo sabato di giugno continua a tenere banco l’inchiesta che lambisce il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Alcuni giornali hanno scritto di dichiarazioni rilasciate da un’altra giovane donna ai magistrati pugliesi, in cui raccontava di essere stata invitata a partecipare a feste nelle residenze private del premier.
Barbara Montereale avrebbe partecipato alle feste nelle residenze private del Cavaliere dietro un lauto compenso e avrebbe confermato anche la presenza dell’amica Patrizia D’Addario. La giovane rivela ai magistrati anche alcune confidenze della D’Addario che le avrebbe raccontato di aver trascorso una notte con il premier.
Intanto, Patrizia D’Addario nei giorni scorsi avrebbe consegnato alla Procura video, foto e registrazioni delle sue visite a Berlusconi.
La reazione a queste ultime rivelazioni è stata repentina sia da parte dell’opposizione sia della maggioranza.
Gaetano Pecorella, avvocato del premier, non smentisce e si limita ad affermare che “la vicenda non coinvolgerebbe minimamente a livello penale Silvio Berlusconi” perché “si tratta di fatti privati” e sottolinea che, se anche il clamore suscitato portasse alla caduta del Governo “sarebbe la fine del Pdl e se c’è qualcuno che pensa di sostituirlo si sbaglia”.
“Non c’è assolutamente niente da chiarire. E’ tutto chiarissimo. E’ tutta spazzatura – si è difeso ieri il premier da Bruxelles, in occasione del Consiglio Ue – A Napoli già l’ho fatta fuori e farò fuori anche questa. E’ inutile che speriate di buttare giù questo governo, questa maggioranza, di mandare a casa tutti noi con le trame giudiziarie e con gli attacchi mediatici”.
Il Comitato parlamentare per la Sicurezza della Repubblica (Copasir) ha deciso di approfondire il tema della sicurezza di Silvio Berlusconi in tre audizioni in programma la prossima settimana.
Martedì saranno ascoltati il generale Giorgio Piccirillo, direttore dell’Agenzia per la Sicurezza Interna, e l’ammiraglio Bruno Branciforte, direttore dell’Agenzia per la Sicurezza Esterna, mentre giovedì sarà la volta del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta.
Il tentativo sarà quello di fare chiarezza sull’articolato dispositivo di sicurezza organizzato dagli apparati di intelligence intorno al premier e verificarne la idoneità, tutto al fine di identificare eventuali “talpe”, visto che le fotografie scattate da Antonello Zappadu in Sardegna sono state fatte in aree sottoposte a restrizioni d’accesso ai fini di prevenzione, le conversazioni telefoniche del presidente del Consiglio sono su linee che dovrebbero rimanere assolutamente riservate, come anche la segretezza sui dettagli dei transiti per gli aeroporti sugli spostamenti del premier.

Rutelli-Formigoni. E il presidente del Copasir, Francesco Rutelli e il governatore della Lombardia Roberto Formigoni si lasciano andare ad un vivace botta e risposta, che trae spunto proprio dalle vicende che hanno coinvolto il premier.
L’esponente del Pd sostiene che “chi oggi legge i giornali vede proporre situazioni familiari abbastanza particolari. E non vorrei che da una parte ci fosse la retorica Dio, patria, famiglia e dall’altra invece quello che stiamo vedendo in questi giorni”.
Interviene Formigoni notando quella che a suo modo di vedere è una caduta di stile, motivata dalla povertà di argomenti dell’opposizione, ma l’acceso botta e risposta prosegue. “Chi è caduto in basso lo decideranno gli italiani. Dottor Formigoni ti pare conciliabile una politica della famiglia con quanto sta succedendo?”, risponde Rutelli a cui replica nuovamente Formigoni: “Mi spiace perché ti pensavo migliore”.
Rutelli spiega poi di aver fatto “una battuta e Formigoni ha reagito male e non capisco perché. Ma c’è effettivamente una distanza tra la retorica della famiglia e certe constatazioni quotidiane”. E poi aggiunge: “Io non do giudizi né ne darò. Ho una responsabilità istituzionale che mi spinge ad una posizione di massimo equilibrio”, conclude.

Il nuovo libro di Veltroni. Torna alla ribalta l’ex segretario del Pd, che racconta il suo nuovo libro “Noi”.
Dopo il successo ottenuto con le 70.000 copie vendute di “Senza Patricio” e il più empatico “La scoperta dell’alba” che è stato addirittura tradotto in sette lingue e vanta 300.000 copie vendute, uscirà a fine agosto l’ultima fatica sempre edita Rizzoli.
Il libro è molto più lungo rispetto ai precedenti, ma è stato scritto d’impulso nei mesi successivi alle dimissioni dalla segreteria del Partito democratico.
“Ero nelle condizioni ideali per scrivere – spiega Veltroni – e non solo perché finalmente avevo il tempo e il respiro necessari. Era il mio stato d’animo, a metà tra la malinconia e la serenità, a darmi la cifra psicologica giusta. Per questo penso che questo romanzo sia la cosa più bella che abbia mai scritto in vita mia”.
La trama non è nota, ma il romanzo sarà diviso in quattro capitoli, ambientati in quattro anni diversi e ognuno ha per protagonista un ragazzino tra gli undici e i sedici anni.
Il primo capitolo è ambientato nel 1943, all’epoca del bombardamento di San Lorenzo, il 25 luglio, l’8 settembre, la deportazione degli ebrei dal ghetto di Roma. Il secondo nel 1963, ovvero l’anno del primo centrosinistra, della morte di papa Giovanni, dell’assassinio di John Kennedy. Il terzo, nel 1980 con la strage di Bologna, Ustica, l’assassino di Walter Tobagi, lo scandalo del calcio commesse, la marcia dei quarantamila a Torino, il terremoto dell’Irpinia, l’elezione di Reagan e la morte di Lennon. Il quarto, nel futuro, e precisamente nel 2025: “Ho scelto un futuro prossimo, non da fantascienza. Né il 1984 orwelliano, né il 1997 di «Fuga da New York». Non il futuro catastrofista pensato talora a sinistra, ma neppure quello asettico caro a un pensiero acritico, per cui le cose non hanno significato in sé, basta che accadano. Ho cercato di immaginare come sarà l’Italia tra sedici anni”.
La scelta del futuro però non contiene però elementi del presente: “Ho scelto così, sia per evitare il sospetto che volessi parlare furbescamente del nostro tempo, sia perché il nostro tempo non mi piace. È’ un tempo che dura appena ventiquattr’ore. La politica è concentrata sulle dichiarazioni di un giorno per l’altro. La società è bulimica e nevrotica, brucia tutto così in fretta che il mese scorso ci pare lontano mille miliardi di anni”.
Veltroni racconta ancora alcuni spunti del suo libro. “La storia fa da scenario. E’ la storia a influenzare le vite dei protagonisti, non il contrario. “Noi” non è un romanzo politico, non in senso stretto. Ma per me ha un forte significato etico. Ci sono i miei valori, le mie emozioni. E tanti personaggi, ognuno con i suoi dubbi, la sua storia. Scriverlo è stata un’esperienza molto bella. Ora che l’ho finito, è come se mi mancasse”.
Il titolo “Noi” indica il bisogno di “ricostruire il senso di una missione collettiva. La vita non è mai una questione individuale: senza gli altri, senza le dimensione comunitaria, qualsiasi esistenza si sfarina. Insieme all’io, ci siamo noi. Così come dobbiamo ricostruire il senso della memoria. Per questo ho scritto un romanzo sulla grande storia nazionale, sull’identità di un Paese addolorato, sfortunato, e però straordinario, che vorrei ritrovare”.
Ecco perché è nata l’idea o forse l’esigenza di “saltare il presente e gettare uno sguardo sul futuro. Perché tra il terzo e il quarto capitolo passano quasi cinquant’anni. Certo, c’è qualcosa e qualcuno che lega tra loro i quattro ragazzini, le quattro epoche storiche, le quattro Italie. Ma lo scoprirete solo leggendo il libro…”.

Fabiola Rieti

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