Top

Su Khamenei e la stagione conservatrice Chi comanda (e come) davvero in Iran

giugno 20, 2009 di Redazione 

Il giornale della politica italiana si caratterizza anche per il suo sguardo attento al Medioriente e al mondo arabo. il Politico.it ha continuato a raccontarvi ciò che succedeva al di là del Mediterraneo. La conoscenza dei temi e l’autorevolezza del giornale della politica italiana ci consentono di offrirvi un’informazione unica nel panorama nazionale in questo momento così importante per la Repubblica islamica. Ecco uno speciale da non perdere per farsi un’idea più chiara su quali siano i reali rapporti di potere della anomala democrazia iraniana. Il pezzo, come sempre, di Désirée Rosadi. Sentiamo.

Nella foto, l’Ayatollah Alì Khamenei

-

di Désirée ROSADI

“Il popolo ha scelto il suo leader, i disordini sono stati fomentati dai nemici dello Stato e devono cessare”. Sono le parole pronunciate ieri dall’ayatollah Khamenei all’Università di Teheran. Parole pesanti come pietre, ascoltate in silenzio da una folla immensa per le strade della città. Gli uomini e le donne della “rivoluzione verde”, dopo il lutto per le vittime delle manifestazioni, hanno scelto di non creare disordini per l’occasione. Khamenei ha insistito molto sulla validità del voto, evocando per l’ennesima volta i nemici dell’Iran, i cospiratori che fomentano le manifestazioni di piazza. L’appoggio fornito dalla Guida Suprema ad Ahmadinejad sarà determinante per riportare la fase post-elettorale sotto il controllo governativo.

Al di là delle parole pronunciate al popolo, che mettono in guardia sul pericolo occidentale e sionista (niente di nuovo), è necessario chiarire qual è il ruolo di Khamenei nella Repubblica iraniana. Amico intimo di Khomeini, guida della Rivoluzione iraniana del 1979, Khamenei ha ricoperto la carica di presidente dell’Iran dal 1981 al 1989. Alla morte di Khomeini, fu eletto dall’Assemblea degli Esperti come Guida Suprema, la più alta carica prevista dalla Costituzione iraniana. Uno dei poteri della Guida Suprema è quello di votare la metà dei componenti del Consiglio dei Guardiani, organo di controllo costituzionale, che ha il compito di vagliare ogni candidatura, a tutti i livelli rappresentativi (locale, parlamentare e presidenziale).

Simbolo della classe dirigente conservatrice, Khamenei ha bloccato ogni tentativo di riforma proposta dal governo di Rafsanjani nel corso dei primi anni Novanta, e ha contrastato con efficacia la presidenza riformista di Khatami. Quest’ultimo aveva vinto le elezioni del 1997, ottenendo il 69 per cento dei consensi. La sua campagna elettorale puntava sulla modifica degli elementi più oppressivi della società civile: ridurre l’intromissione del regime nella vita privata degli iraniani, garantire più diritti alle donne, favorire la libertà di stampa. I primi anni di presidenza Khatami videro la nascita di numerose testate giornalistiche e un riavvicinamento con i paesi arabi moderati, in particolare con l’Arabia Saudita.

Nel 2002 i riformisti di Khatami avevano tentato di ridurre il ruolo discrezionale della magistratura, soprattutto di privare il Consiglio dei Guardiani dei poteri di vaglio dei candidati, ma questo passo in avanti provocò una spaccatura tra le forze di governo e portò alla vittoria conservatrice del 2004. Insomma, il potere di Khamenei e dei suoi Guardiani era rimasto intoccato. L’ala riformista non ha avuto più chances. Ma come può riconquistare il potere, magari nelle prossime presidenziali, se gli organi costituzionali e parlamentari sono totalmente controllati dai conservatori, con Khamenei in testa? Questo è il vero e unico nodo da sciogliere per l’Iran che vuole cambiare strada.

Désirée Rosadi

Commenti

Commenti chiusi.

Bottom