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Diario politico. Tuttoberlusconi tra caso-D’Addario, intervento Fini e battaglia-Ppe

giugno 19, 2009 di Redazione 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La più autorevole, esauriente, approfondita. Racconto straordinario delle vicende odierne del presidente del Consiglio tra presunti scandali, dichiarazioni di Fini e battaglia in seno al Ppe per fare passare la candidatura di Mario Mauro a presidente del Parlamento europeo. La firma è di Carmine Finelli. Per chi vuol vivere o rivivere la giornata della politica italiana. Un grande strumento di informazione e anche di lavoro. Da non perdere. Solo su il Politico.it.

Nella foto, Silvio Berlusconi

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di Carmine FINELLI

Giornata infuocata per la politica italiana. Tutto ruota intorno alle rivelazioni di Patrizia D’Addario sedicente starlette che afferma di essere stata pagata per partecipare ad una festa a Palazzo Grazioli, residenza romana di Silvio Berlusconi, e all’inchiesta che ne è scaturita. La procura di Bari, titolare dell’indagine che nasce come branca di un precedente procedimento giudiziario sugli appalti nel settore della sanità, secreta tutti gli atti per evitare pericolose fughe di notizie, ma da indiscrezioni si sa che l’inchiesta prosegue. Dai magistrati infatti sono state ascoltate altre tre ragazze oltre la D’Addario che avrebbero preso parte ai presunti festini nelle residenze di Silvio Berlusconi. La donna avrebbe altresì detto di essere in possesso di prove certe ed inequivocabili che attesterebbero le sue partecipazioni alle serate in compagnia del premier. Si tratterebbe di qualche sms e di qualche audiocassetta già depositate in procura.
In ambito politico, la “scossa” paventata da Massimo D’Alema sembra essere arrivata. Da fine aprile non c’è pace per Silvio Berlusconi coinvolto in numerosi scandali, dal caso-Noemi, ai voli di stato, alle feste a Villa Certosa. Tra i commentatori politici c’è già chi pensa ad una possibile successione del presidente del consiglio mutuata anche da presunti complotti all’interno del Pdl. Si paventano nomi autorevoli per un governo di transizione: Giulio Tremonti, ministro dell’Economia, e Mario Draghi, governatore della banca d’Italia i più gettonati. Ma è il primo ministro a far crollare ogni ipotesi di “governissimo”, o di ribaltone. “Quando leggo sui giornali di complotti dentro il Pdl – dichiara – sono storie di fantapolitica. Lavoro bene con Tremonti, con cui c’è una assoluta amicizia, stima e fiducia. Ma lavoro bene anche con Mario Draghi, di cui apprezzo la capacità e la correttezza”. E’ un premier infastidito per la “spazzatura” pubblicata sui giornali “di sinistra”, secondo cui “non c’è niente da chiarire. E’ solo spazzatura che spazzerò via come ho fatto con quella di Napoli” sostiene parlando alla conferenza stampa finale del Consiglio Europeo svoltosi oggi a Bruxelles. Ribadisce con forza di voler rispondere solo a domande “su questioni internazionali… non sulle comiche” e ad un cronista dell’Unità che gli chiedeva una opinione sugli articoli della stampa estera Berlusconi risponde molto stizzito: “Non le rispondo, la smetta, ho nei confronti del suo giornale una disistima totale, parliamo di cose serie e non di sciocchezze”. Insomma un Berlusconi che si sente braccato. Sensazione confermata anche da un fuori onda “rubato” dalle telecamere di SkyTg24. Le immagini ritraggono Silvio Berlusconi al telefono con il suo avvocato, il deputato Niccolò Ghedini. “Qui ci sono cose che non ho mai detto – afferma al telefono il premier – io non ho mai parlato di complotto oscuro, non ho mai detto di temere di essere spiato e non ho mai detto che il mio avvocato è uscito pazzo… Questi sono dei disgraziati. Ma dai Niccolò – dice ancora Berlusconi – ma ti sembra possibile che tu possa pensare una cosa del genere di me? A questo punto mi offendo io. Ora chiamo Bonaiuti – prosegue – e facciamo un comunicato”. Nota che non tarda ad arrivare. Nel comunicato ufficiale di palazzo Chigi si afferma che “sui giornali – si legge nella nota diramata successivamente – si continuano a leggere frasi tra virgolette attribuite a Silvio Berlusconi che il presidente del Consiglio non ha mai detto e questo è “scandaloso”. Il dispaccio continua deplorando le “falsità” apparse sui giornali e si conclude con l’auspicio di un intervento risolutore di questo “malvezzo che è peggiorato negli anni” dell’ordine dei giornalisti.
Di ritorno da Bruxelles Silvio Berlusconi fa tappa a Cinisello Balsamo per la chiusura della campagna elettorale del candidato alla provincia di Milano Guido Podestà. Al suo arrivo il presidente del Consiglio è stato accolto da bordata di fischi. “Inutile che sperate di buttare giù il governo e la maggioranza con trame giudiziarie e attacchi mediatici – replica il Cavaliere – Siamo la maggioranza e in un Paese democratico la maggioranza governa. Più continuate a fare così, più mi convincete a restare, mi fate pena, mi fate disgusto. Siete oggi come sempre dei poveri comunisti, degli analfabeti della libertà”.
Ma le grane per il primo ministro giungono anche dalla conferenza episcopale. Il quotidiano dei vescovi, L’Avvenire, invita Berlusconi a fare chiarezza sulle questioni che lo riguardano. Secondo l’editoriale pubblicato dal giornale “il punto centrale è la necessità di arrivare il più presto possibile a un chiarimento sufficiente a sgombrare il terreno dagli interrogativi più pressanti, che non vengono solo – sottolinea l’organo di informazione della Cei – dagli avversari politici, ma anche da una parte di opinione pubblica non pregiudizialmente avversa al premier”.

Fini. E se la maggioranza si schiera tutta intorno al suo leader, la voce critica del Pdl, Gianfranco Fini, presidente della Camera dei deputati, lancia l’allarme. “Non credo ci sia un rischio di instabilità nel governo, c’è complessivamente il rischio di una minor fiducia dei cittadini nei confronti della politica e delle istituzioni, cioé la base della democrazia. Il problema non riguarda il governo e l’opposizione – precisa Fini – ma tutti gli attori della politica italiana”. Il clima di sfiducia può però essere superato. “Non esiste una sola strada, ne esistono tante. Se si parte dal presupposto che le istituzioni sono di tutti – spiega – sarebbe opportuno, quando si parla di riforme, di non seguire la via dell’approvazione a maggioranza, ma quella di riforme condivise”. In seguito la terza carica dello stato torna a soffermarsi sul tema del “cesarismo” già deprecato alla vigilia del congresso fondativo del Popolo della Libertà. Una democrazia impotente e inefficace – afferma più tardi Fini nel suo intervento durante un convegno sul futuro del parlamentarismo – alla lunga genera disillusione, scontento, alimenta la critica e il ripudio e finisce per alimentare progetti bonapartisti o cesaristi, con una delegittimazione del Parlamento inteso come luogo che rallenta le decisioni”. Logica conseguenza di tutto ciò è la tensione delle istituzioni verso una democrazia più forte, più legittimata, più partecipata, più rappresentativa, più efficace. “Se vogliamo battere le pulsioni che ci sono di un rinnovato anti-parlamentarismo, – conclude – il nostro primo dovere è quello di rendere il Parlamento la casa di tutti e di favorire la partecipazione”. Infine un accorato appello per il referendum: “Non perdete l’occasione di andare a votare domenica e lunedì a prescindere che si voti sì o no ai quesiti. È rinunciare a una importante modalità per riavvicinare cittadini, istituzioni e politica”.

Parlamento Europeo. La contrapposizione destra-sinistra nel panorama politico italiano non avviene solo sui presunti scandali. Ad allontanare i due schieramenti c’è anche la mancata convergenza del Pd sul voto a Mario Mauro per eleggerlo presidente del Parlamento Europeo. La definizione di un candidato unico del Partito Popolare Europeo non era oggetto di discussione del Consiglio Europeo che si è riunito oggi a Bruxelles. Tuttavia, un vertice dei popolari europei dovrebbe svolgersi nei prossimi giorni per dare concretezza alla candidatura, per ora annunciata solo da Silvio Berlusconi, di Mauro alla presidenza del Parlamento europeo. Il primo ministro attribuisce al Partito Democratico di Dario Franceschini scarso amor patrio. “Ho visto una dichiarazione della sinistra che dice di voler votare contro Mauro: è una vergogna. Ricordo – dice – che per Prodi noi abbiamo dato il nostro voto”. Subito dai banchi del Pd arriva la secca smentita affidata a David Sassoli neocapogruppo della delegazione democratica italiana al Parlamento di Strasburgo: “Berlusconi cerca di scaricare sul Partito Democratico l’incapacità della sua delegazione di far valere la candidatura di Mauro al Parlamento europeo. Il Pd non si è mai pronunciato su Mauro – afferma Sassoli – perchè la sua candidatura non è mai stata ufficializzata, ma si tratta solo di voci circolate dopo vertici a casa del presidente del Consiglio”. Tuttavia, secondo Berlusconi l’Italia avrebbe più diritto della Polonia, che ha espresso in Jerzy Buzek il suo candidato alla presidenza del Parlamento europeo, in quanto è dal 1979 che questo onore non spetta alla nostra nazione. “Oltre al nostro candidato c’è il candidato polacco, ma io ricordo non solo che l’Italia non ha la presidenza da trent’anni, ma che noi siamo il Paese che ha portato al voto il 67% dei cittadini contro il 24% dei polacchi. Siamo il primo partito nel Ppe e forse di tutta l’Europa. Abbiamo 35 europarlamentari contro i 25 dei polacchi” anche se “ci rendiamo conto di essere arrivati un po’ in ritardo, non avevamo prestato attenzione prima per questa candidatura. Vediamo se la grande differenza tra Italia e Polonia potrà portare ad un risultato positivo». «Il nostro candidato – ha poi precisato – è visto molto bene anche al di fuori del Ppe. All’interno del gruppo abbiamo avvertito un motivo di contrasto per Mauro: è stato dipinto come un cattolico integralista e si cerca di far passare questa tesi mentre gli altri del Ppe sono protestanti e qualcuno diciamolo pure è calvinista…”. In ogni caso l’elezione di Mauro si complica per l’endorsement di Nicolas Sarkozy per Buzek. Anche la Francia insieme alla Germania appoggerà il candidato polacco.

Carmine Finelli

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