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“Cronaca di una caduta”, la mise en espace di Tamara Bartolini

giugno 18, 2009 di Redazione 

Federico Betta ci racconta questo spettacolo andato in scena al Teatro Sala 1 a Roma. “Cronaca di una caduta è un reading di parole che invadono la sala e musiche che riempiono l’aria, è la trama di un rapporto d’amicizia e lo svolgersi di relazioni, intrecciate per caso e per amore. Teatro e musica come racconto e poesia, suoni e parole come pubblico e privato, come mio e tuo, come organizzato e imprevedibile, come ora e sempre”. Dall’attrice e autrice romana. Buona lettura.

Nella foto,

Tamara Bartolini

Cronaca di una caduta

“Chissà se sto attraversando tutta la terra”?
Alice nel Paese delle meraviglie Lewis Carroll

Prodotto: Compagnia Angelo Mai
Di e con: Tamara Bartolini
Sonorizzazioni: Michele Baronio
Con la partecipazione di: Blumotion, Rem & Cap, Renato Ciunfrini, Cristiano De Fabritiis, Sara Della Porta, Matteo D’Incà, Marzia Ercolani, Camilla Fusco, Andrea Galatà, Canio Loguercio, Stefano Maiorana, tst, Elena Vanni, Marika Vannuzzi, Ferdinando Vaselli

Il racconto della caduta è di Tamara Bartolini
Testi per l’atterraggio da Alessandro Baricco, Barbara Balzerani, Franco Bartolini, Gioconda Belli, Lewis Carroll, Marco Lodoli, Mariangela Gualtieri, Simona Vinci, Stefano Benni, Wislawa Szymborska.

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di Federico BETTA

Cadere, farsi male, rimanere immobili, schiacciati a terra. Con due costole rotte, un polmone forato, il respiro spezzato, il braccio storto, la bocca aperta, gli occhi chiusi.
Da un evento straordinario prende vita la mise en espace di Tamara Bartolini. Da una sua caduta, vera, reale, concreta. Che l’ha portata in ospedale per una lunga degenza.
Un percorso di riabilitazione come un viaggio lontano, un momento per fermarsi e riflettere. Davanti a sé, davanti alla sua vita, a quello che è stato e a quello che sarà.
Cronaca di una caduta ritorna a quel momento, al piede che inciampa sulla scala, al tuffo, al perdere il controllo, al precipitare, alla distanza tra quello che conosciamo e l’infinito che può ospitarci. Tutto lo spettacolo è uno sfogliare ricordi e pensieri, uno srotolare di memorie e riflessioni, un lunghissimo attraversamento di emozioni che si flettono e spingono dove la mente può arrivare.
Si apre sulla soglia del teatro, alla Sala 1 di Roma, Cronaca di una caduta. Con un bicchiere di vino offerto a tutti gli spettatori e un abbraccio agli amici. Come se Tamara Bartolini volesse accoglierci nei suoi ricordi, nella sua immobilità pensosa, nella sua lunga attraversata della vita, piena di limiti, chiusure, rotture, ma anche di esperienze, rivolgimenti, voli.
Quando le luci si spengono il suo racconto è anticipato da un breve video. Da un altro racconto, quello di due nomi storici del teatro italiano, Claudio Remondi e Riccardo Caporossi, che si affidano a lei per diffondere i loro pensieri sulla caduta.
Ed è con loro che il vero spettacolo prende vita, con le parole degli altri, di quelli che ci sono vicini, di tutti coloro che hanno vissuto con noi un evento immenso e hanno avuto il tempo di starci accanto per ricordarcelo.
Il testo dell’attrice autrice, la quale lavora da anni nel gruppo del Triangolo Scaleno Teatro, respira a lungo e profondamente, aprendo varchi di ascolto e vuoti d’attesa. Inondando di parole e fermandosi per lasciare spazio a chi, sulla caduta, ha qualcosa da dire.
L’inanellarsi di racconti è la struttura di tutto lo spettacolo, il filo che porta avanti la storia e la rituffa nel passato. Cronaca di una caduta è un reading di parole che invadono la sala e musiche che riempiono l’aria, è la trama di un rapporto d’amicizia e lo svolgersi di relazioni, intrecciate per caso e per amore. Teatro e musica come racconto e poesia, suoni e parole come pubblico e privato, come mio e tuo, come organizzato e imprevedibile, come ora e sempre.
Lo spettacolo è stato prodotto dalla compagnia Angelo Mai, collettivo di artiste e artisti nato dall’esperienza di occupazione dello spazio sociale Angelo Mai. Ed è stato pensato in un alternarsi di vincoli e possibilità, di testi propri e scritti da altri, di corpi in scambio come in scambio continuo è la parte migliore del teatro romano contemporaneo.
E sul palco si sono alternati attori e attrici, cantanti e musicisti, affabulatori e saltimbanchi. In una susseguirsi di apparizioni e partecipazione, collaborazioni e sorprese, dove tutto quello che si è visto era lì per accadere. In un gioco di colori e affetti, che avrebbe potuto proseguire per sempre.

Federico Betta

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