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Diario politico. L’inchiesta e i sospetti Berlusconi: “Non mi farò condizionare”

giugno 17, 2009 di Redazione 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La firma, stasera, è di Laura Liucci. E’ stato il “Corriere della Sera”, stamani, ad uscire con la notizia di indagini su un presunto giro di mazzette per appalti nella sanità pubblica dal quale sarebbe emerso che alcune ragazze sarebbero state pagate per passare alcune ore nelle residenze del premier, a Roma e in Sardegna. La testimonianza di una candidata Pdl alle comunali di Bari, Patrizia D’Addario (nella foto, con Berlusconi): “Sono stata messa in lista per avere partecipato a due feste a palazzo Grazioli”. Il Pdl attacca D’Alema – che aveva parlato, proprio dalla Puglia, di possibili ”scosse” al Governo - e fa quadrato intorno al Cavaliere. Ghedini: “Non c’è comunque nulla di illegale a carico del presidente del Consiglio: sarebbe un utilizzatore finale”. Poi il caso del saluto romano del ministro Brambilla e l’aggiornamento quotidiano sul referendum. Il racconto.

Nella foto, Patrizia D’Addario con Berlusconi

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di Laura LIUCCI

Il giorno dopo la richiesta di archiviazione del procedimento a carico del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi in merito alla vicenda del presunto abuso d’ufficio nell’utilizzo improprio di alcuni voli di Stato, si apre un nuovo fronte all’orizzonte del premier. Ad aprire le danze è stato stamattina il “Corriere della Sera” che esce con la notizia secondo cui, da un’inchiesta barese su presunte mazzette per appalti nella sanità pubblica, emergerebbero sospetti di un coinvolgimento di Berlusconi in un giro di presunta prostituzione. Da alcune intercettazioni di persone coinvolte nel giro dei finanziamenti illeciti nella sanità barese emergerebbero voci di versamenti fatti da imprenditori a ragazze e giovani donne in cambio della loro partecipazione a feste organizzate dal premier a Villa Certosa e a Palazzo Grazioli. Ovviamente resta ancora da stabilire se questi versamenti possano rappresentare un’induzione alla prostituzione, o semplice millanteria. A questo è seguita poi un’intervista ad una candidata del Pdl alle comunali di Bari, Patrizia D’Addario, in cui la donna parla nel dettaglio delle circostanze in cui avrebbe fatto la conoscenza del premier e di come sarebbe stata poi inserita nelle liste del Popolo della Libertà. «Mi hanno messo in lista perché ho partecipato a due feste a palazzo Grazioli. Ho le prove di quello che dico» ha affermato la D’Addario, proseguendo nel racconto e rivelando addirittura di aver trascorso lì la notte delle elezioni del presidente americano Barack Obama.
Le rivelazioni del “Corriere” hanno oggi tenuto banco nella politica italiana. Ad essere chiamato in causa è stato anche Massimo D’Alema, che solo qualche giorno fa in un intervista a Lucia Annunziata, rilasciata per altro da Bari, aveva dichiarato di aspettarsi «scosse al governo» e consigliato all’opposizione di tenersi pronta. Le notevoli congruenze che hanno fatto sì che questa intervista precedesse di poco lo scoppio di questa nuova vicenda sono sembrate tutt’altro che casuali, ed hanno portato il Pdl, con l’avvocato Ghedini in testa che ha sarcasticamente parlato di una «straordinaria coincidenza», a gridare nuovamente al complotto, denunciando la gravità di una situazione in cui D’Alema sia venuto a sapere di una vicenda simile prima dello stesso presidente del Consiglio. L’ufficio di presidenza del Pdl ha espresso «vicinanza e totale solidarietà al presidente Silvio Berlusconi» ritenuto nuovamente «oggetto di un attacco scandalistico tanto privo di fondamento quanto estraneo ai temi di una corretta valutazione dell’operato di un leader politico e del suo movimento» e Ghedini ha poi definito la vicenda riguardante la D’Addario «inesistente». «Non credo che la D’Addario sia mai andata a casa del premier» ha affermato in conclusione il suo legale. Al coro delle voci in difesa del premier si è poi aggiunto Maurizio Gasparri, che ha puntato il dito contro D’Alema sostenendo come lui e il suo partito non siano «nuovi a contiguità inquietanti con alcuni settori politicizzati della magistratura».
«Ancora una volta si riempiono i giornali di spazzatura e di falsità. Io non mi farò certo condizionare da queste aggressioni e continuerò a lavorare» ha dichiarato Berlusconi, che ha proseguito affermando che il «chiaro tentativo di abbattermi» da parte dell’opposizione non otterrà neanche stavolta l’effetto sperato.
Da parte sua, Massimo D’Alema ha dichiarato categoricamente di non aver avuto notizie della vicenda, e ha fortemente rivendicato la genericità delle sue affermazioni – «Quello da me espresso domenica scorsa nel programma “In mezz’ora” era un giudizio politico, come è stato del tutto evidente a chi ha visto la trasmissione» – fino a minacciare querele nei confronti di chi si spingesse ad accusarlo di manovrare le inchieste, come si è arrivati a vociferare oggi. «Ho letto anch’io, come molti altri cittadini italiani le notizie pubblicate questa mattina dal Corriere della sera, cui auspicherei giungessero risposte e smentite di merito, anziché insulti e accuse rivolte a chi, come me, non ha nulla a che vedere in queste vicende» ha dichiarato l’ex presidente del Consiglio.

Brambilla e il saluto fascista. La vicenda rischia di divenire un caso politico con pochi precedenti. E a ben vedere non può essere altrimenti. Questa volta il caso è stato sollevato da una foto scattata da un reporter della “Gazzetta di Lecco” e ripresa da “Repubblica”, che ha diffuso oggi un video che immortala il neo ministro del Turismo Michela Brambilla nell’atto di compiere il saluto romano durante la festa dei Carabinieri a Lecco il 2 giugno scorso. Nel video si vede il ministro Brambilla, e poco distante suo padre, sempre nel corteo istituzionale, tendere il braccio destro in alto – sguardo fermo, mano aperta e tesa – subito dopo la fine dell’inno di Mameli. Alla vista della foto, il ministro ha ironizzato sul fatto di dover puntualizzare sull’angolazione del suo gomito, ma alla vista del video, che coglie in pieno il gesto, accompagnato poi dallo stesso identico gesto del padre, la Brambilla ha preferito non commentare oltre.
Le reazioni indignate – politiche e non – sono state immediate. Con le associazioni di ex partigiani in prima fila. In Italia l’apologia del fascismo è un reato penale. A regolamentarlo è la legge Scelba del 1952, che punisce la ricostituzione e l’apologia del fascismo anche e soprattutto attraverso la riproposizione dei suoi simboli. E’ per questo che sono già stati presentati due esposti alla procura di Lecco, uno depositato da Lucia Codurelli del Pd, anche lei presente alla manifestazione, e l’altro da un comitato di ex partigiani dell’Anpi (Associazione Italiana Partigiani d’Italia) contro il ministro Brambilla e la sua performance. A parlare è la presidentessa dell’Anpi della provincia di Lecco Giancarla Pessina che, nel chiedere chiarezza sulla vicenda, afferma: «Vogliamo sapere se quella norma (la legge Scelba, ndr) è ancora valida. Le leggi sono cose serie. Ci sono ministri e sottosegretari che ripropongono pubblicamente simboli fascisti e poi, quando gli vengono chieste spiegazioni, ci scherzano su. Noi, invece, su quell’inferno vissuto sulla nostra pelle non abbiamo nessuna voglia di ridere». Ha poi concluso polemicamente sulla mancanza di smentite ufficiali da parte del ministro, né di «parole che indichino una presa di distanza, se non dai simboli che ricordano quel ventennio, almeno dalla politica fascista».
La risposta della Brambilla è arrivata nel pomeriggio a Montecatini, nell’ambito di un incontro pubblico durante il quale il ministro ha affermato di essere «allibita» dalle accuse che gli si muovono. «E perché mai avrei dovuto esibirmi pubblicamente in un gesto tanto condannabile quanto ingiustificato, appena nominata ministro, senza che mai, dico mai, in passato vi siano tracce di miei atteggiamenti, anche velati, in questo senso? Ovviamente, l’unica risposta è quella semplice e che mi sembrava logica e vera per tutti e cioè che la foto mi ritrae mentre saluto la folla» ha continuato la Brambilla, affermando in chiusura che «a chi insiste nel sospetto, ove non fosse in mala fede (come credo siano quelli che hanno sollevato il caso), rivolgo comunque un mio rispettoso e definitivo chiarimento: mai fatto né pensato di fare alcun gesto apologetico del regime fascista verso cui non ho mai mostrato indulgenza e men che meno simpatia».
Il video è però sconcertante e la naturalezza del gesto lascia adito a pochi dubbi, anche in seguito a voci non confermate che vogliono il neo ministro non del tutto nuova a questo gesto.
Tra le file dell’opposizione lo sdegno è massimo, e da più parti si sono addirittura invocate le dimissioni. Andrea Lulli del Pd: «Il saluto romano dell’onorevole Brambilla è un’offesa ai valori della Resistenza che sono a fondamento della Costituzione repubblicana sulla quale il ministro ha giurato» e tra dalle file dell’Idv Silvana Mura chiede che il ministro del turismo spieghi «che cosa significa quel braccio teso in maniera abbastanza inequivocabile al termine dell’inno nazionale».

Referendum. In vista della consultazione referendaria si susseguono le dichiarazioni di adesione o di dissenso da parte della politica italiana. In un clima piuttosto caotico, e con un’informazione tutt’altro che chiara sull’argomento – tanto che ieri gli stessi promotori Segni e Guzzetta si sono appellati al Presidente Napolitano per denunciare l’oscuramente mediatico in atto nei confronti del referendum – sono stati numerosi i cambiamenti di rotta nelle scelte dei partiti e dei singoli in merito a questo appuntamento. E la definitiva decisione del presidente del Consiglio in merito al referendum che domenica e lunedì chiamerà gli italiani ad esprimersi sulla modifica della legge elettorale vigente non poteva mancare all’appello. Allineandosi alla posizione già espressa dal presidente della Camera Gianfranco Fini, il premier ha oggi affermato che si recherà alle urne e si esprimerà favorevolmente. Ai microfoni di Lazio Teleuniverso Berlusconi ha spiegato che «c’e’ un referendum cui bisogna dare una risposta. Io non farò campagna ma andrò a votare, ritirerò la scheda e voterò per il sì».

Laura Liucci

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