Top

La Lega da Pontida al centro-Italia. Storia- ritratto del partito-movimento di Bossi

giugno 17, 2009 di Redazione 

Il senso “storico” del leghismo al di là dei suoi possibili eccessi. La funzione di partito, anzi, movimento che propone un cambiamento effettivo raccogliendo le istanze della gente del “Nord”. Ce ne parla Marco Fattorini.

Nella foto,

Umberto Bossi leader della Lega davanti al simbolo di Alberto da Giussano

-

di Marco FATTORINI

7 aprile 1167: i comuni aderenti alla Lega Lombarda si ritrovarono a Pontida per prestare giuramento contro l’imperatore del Sacro Romano Impero Germanico: Federico Barbarossa.
Anacronismi a parte, quella spianata di verde, neanche a farlo apposta il colore della Lega, appartiene alla cittadina di appena tremila anime in provincia di Bergamo ed è diventato il simbolo di un altro storico giuramento, anche se un po’ più recente, che si ripete ogni anno tra discorsi e folklore, dal 1990.
Era il lontano 1989 quando nell’ufficio di un notaio di Bergamo si ufficializzò la nascita della “Lega Nord per l’indipendenza della Padania”. Nello stesso anno in cui cadde il muro di Berlino, nel nord Italia la creazione politica di Umberto Bossi inizio a muovere i suoi primi passi attraverso il forte radicamento nelle città e nei paesi, ma anche grazie alla confluenza di molti movimenti locali che entrarono a far parte della famiglia verde. Liga Veneta, Lega Lombarda, Piemont Autonomista ne sono alcuni esempi.

Quello di Pontida è un prato su cui si sono avvicendate decine di politici, migliaia di militanti, numerose bancarelle e gadgets improbabili ma comunque di colore verde. Una distesa naturale dove, che piaccia o no, la Lega Nord ogni anno raccoglie le forze dei suoi militanti, dei suoi sostenitori per rilanciare le proprie sfide politiche e sociali che, nel bene e nel male, non sono destinate a rimanere dentro al cassetto dei sogni.
Si parla di federalismo, non più di secessione. Abbandonate le velleità del Parlamento del Nord, per il quale nel 1997 andarono a votare 4 milioni di persone, ora il partito di Bossi ha portato stabilmente i suoi rappresentanti a Roma, tra le mura di Montecitorio e Palazzo Madama, ma non solo. Perché i suoi, lui compreso, hanno varcato da un pezzo le soglie di Palazzo Chigi e sono parte integrante del governo Berlusconi, più che mai di quest’ultimo esecutivo dove spiccano figure di primo piano come Roberto Maroni, ma anche lo stesso Senatùr, Zaia e Calderoli.

Gli anni, da quei primi impulsi di nascita, sono tanti all’attivo e la strategia politica è cambiata: diciamo pure che si è evoluta in modo sapiente al passo con le mutate condizioni politico-sociali dell’Italia, congiuntamente alle reali possibilità di cambiamento a portata di mano, effettivamente realizzabili dalla Lega. Il movimento politico di Bossi rimane comunque tale, ed è per questo che preferiscono chiamarlo con la “m” anziché con la “p” di partito. Perché è nato per realizzare le istanze della Padania, dall’iniziativa dei movimenti autonomisti, conservando quello spirito ideale e pragmatico allo stesso tempo, alle volte anche molto inquietante, che accompagna l’azione politica del Carroccio nel Belpaese.
Da Pontida è cresciuto un prato rigoglioso e ordinato. Dall’1,8% del lontano 1989 si è arrivati al 10,2 del 7 giugno 2009. Da via Bellerio, la sede milanese della Lega, alla graziosa ed istituzionale Strasburgo. Dal Parlamento della Padania a quello di tutta Europa. Portando in Francia 9 europarlamentari, di cui uno eletto nella circoscrizione centro-Italia, che leghista non è(ra).

La Lega Nord ha raccolto più voti dei democristiani d’oggi, ha “strappato” preferenze ai Comunisti e al Pd, portando dalla sua parte operai e lavoratori del Nord, ha più volte messo in seria difficoltà il governo con cui era alleata (leggasi crisi del Berlusconi 1 nel 1995) e al contempo si è rivelata anche un compagno di viaggio determinato, a volte scomodo, ma senz’altro imponente nel voler partecipare attivamente alla direzione del paese e facendo valere i propri voti.
Tutto questo è un fatto realizzatosi nel tempo e non lo si può spiegare liquidandolo. Se è vero che la democrazia non è un opinione allora si è verificato un cambiamento politico-istituzionale, soprattutto sul piano della rappresentatività: le gente, parliamo di milioni di persone, ha cambiato rotta, abbandonando i due “soliti” grandi partiti, a volte paternalistici se non semplicemente retorici, per ascoltare i veementi appelli alla cittadinanza di sindaci, presidenti di Provincia, consiglieri, assessori e, infine, deputati della Lega Nord.

Ha vinto una politica pragmatica e diretta, spesso dai toni acri e fastidiosi, ma visibilmente determinata a cambiare uno stato di cose che al “Nord” o, a parte di esso, non sta bene.
I contenuti e i punti di vista su proposte e provvedimenti leghisti sono altra cosa, giusti o sbagliati, democratici o xenofobi. Il metodo, consolidatosi anche attraverso Pontida, è quello che sta facendo galoppare la Lega Nord verso altre nuove sfide che ora sembrano lontane anni luce da secessioni e inni nazionali separati, ma altrettanto forti, decise e sicure dei propri intenti.
Chissà cos’avrebbe detto Federico Barbarossa di questa, nuova, agguerrita, ascesa leghista.

Marco Fattorini

Commenti

Commenti chiusi.

Bottom