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***I contributi della politica***
I DUE PROBLEMI DEL DECRETO SULL’ABRUZZO
di ANDREA SARUBBI

giugno 16, 2009 di Redazione 

Mentre a Montecitorio è in corso, dal pomeriggio, un sit-in di protesta delle popolazioni abruzzesi che chiedono più trasparenza, in aula si vota il dl sulla ricostruzione post-terremoto. Il deputato del Partito Democratico ci porta a scoprire quelle che, secondo l’opposizione, sono le mancanze. Sentiamo. Sotto, un nuovo servizio. Diario politico torna invece domani sera. A domani.— 

Nella foto, Andrea Sarubbi. Le pagine personali all’indirizzo http://andreasarubbi.wordpress.com

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di ANDREA SARUBBI*

Prima di entrare in Aula, dove si è cominciato a discutere il decreto sull’Abruzzo senza che un solo ministro si degnasse di presenziare, mi sono fermato un po’ in piazza Montecitorio, oltre le transenne, per ascoltare la protesta dei terremotati. Gente che ha visto i propri progetti crollare in una notte e che oggi, dopo molte promesse, ha paura di non uscirne più. Mi aspettavo reazioni emotive, quasi scomposte, e invece ho incontrato persone lucide, perfino spiritose (geniale lo striscione “Yes we camp”) che hanno l’unica pretesa di non essere prese in giro. I problemi sul tavolo, al momento, sono due. Il primo riguarda la decisione del governo di mettere la ricostruzione in mano ad un commissario, ossia una figura provvisoria per natura, che per di più centralizza tutto: proprio il contrario di quello che accadde in Friuli nel 1976, quando il governo delegò tutti i compiti alla Regione, che a sua volta coinvolse i Comuni. Ogni sindaco aveva mezzi a disposizione, conosceva le esigenze del proprio territorio e sapeva di avere puntati addosso gli occhi dei suoi cittadini: Bertolaso, invece, non deve rispondere praticamente a nessuno, se non al presidente del Consiglio che lo ha nominato. Fatto sta che – dopo un sisma terribile come quello, peraltro seguito da fortissime scosse a mesi di distanza – il Friuli uscì dall’emergenza nel giro di un anno, cominciando subito a ricostruire scuole e fabbriche. Il secondo problema è di natura economica, perché – al di là dei proclami nei giorni a ridosso del terremoto e delle promesse elettorali – il testo che abbiamo davanti in Aula non stanzia risorse sufficienti. Faccio solo tre esempi, per chiarirci. Innanzitutto, il governo ha finora calcolato soltanto i soldi necessari alla ricostruzione delle prime case: il che, considerando che L’Aquila è stata nell’ultimo secolo una città di massiccia emigrazione verso Roma, e che moltissimi immobili sono case di famiglia dei romani di seconda generazione, significa lasciare a terra un palazzo su due; cosa ancora più paradossale se si tiene conto della struttura urbanistica della città e del suo centro storico, composto da case l’una a ridosso dell’altra. Messo alle strette dal Pd, Palazzo Chigi ha diramato ieri un comunicato stampa in cui assicura anche la ricostruzione delle seconde case; ma nessuno, stanotte, ha cambiato una virgola del decreto, e per fortuna della democrazia (ma per sfortuna degli abruzzesi) un comunicato stampa del premier non ha ancora valore di legge. Il secondo esempio riguarda i bilanci dei Comuni, che non potranno contare per un bel po’ sugli introiti fiscali provenienti dalle attività produttive: l’economia nella zona è ferma, i negozi distrutti, il turismo non ne parliamo. Gli enti locali hanno chiesto al governo un aiuto concreto, ma nel decreto non ce n’è traccia: ne parleremo più avanti, ha fatto sapere Palazzo Chigi, spiegando che si ricorrerà volta per volta ad apposite ordinanze. Infine, l’insufficienza delle risorse pesa moltissimo sulla questione non secondaria dei beni culturali: L’Aquila è un gioiello che non possiamo permetterci di perdere, ma i gioielli costano cari: secondo stime della Sovrintendenza, occorrono 3 miliardi di euro soltanto per i monumenti del centro storico. Berlusconi, invece, ha fatto credere che il problema potrà essere risolto con l’adozione internazionale: chiedendo, cioè, agli altri Paesi di adottare un monumento e di occuparsi della sua ricostruzione. Totale di monumenti colpiti dal terremoto: 1700. Monumenti adottati finora: 44.

ANDREA SARUBBI*

*Deputato del Partito Democratico

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