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Quanto lavorano i nostri parlamentari? Ecco i dati dei primi 12 mesi di legislatura

giugno 16, 2009 di Redazione 

L’associazione Cittadinanzattiva ha prodotto un dossier, chiamato “Camere aperte”, presentato stamane a Roma, sull’attività di deputati e senatori nell’ultimo anno. Chi, tra i gruppi e tra i parlamentari, ha lavorato di più, chi è stato più o meno presente. Il giornale della politica italiana vi porta a scoprire dati e, soprattutto, i nomi di primi e ultimi della “classe”. Lo fa per noi Attilio Ievolella.

Nella foto, l’Aula di Montecitorio

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di Attilio IEVOLELLA

La politica misurata col bilancino, in silenzio, senza fiumi di parole e ‘pastoni’ giornalistici. E letta con un occhiale particolare, quello dei numeri, utilizzati come riferimento per valutare i primi dodici mesi della ‘XV Legislatura’. Questo l’obiettivo del dossier ‘Camere aperte’ – presentato questa mattina, a Roma, nella sede nazionale dell’associazione Cittadinanzattiva – un dossier da studiare per due ragioni: capire quanto un’indagine siffatta possa rivelarsi utile – ai lettori, alla fine, l’ultima parola – e scoprire i dettagli dell’attività di deputati e senatori nel Parlamento italiano.

OPERATIVITÀ E PRESENZA IN AULA - Paradossale, forse, ma il primo dato che emerge è questo: attività parlamentare e presenza in aula sono due facce della stessa medaglia. E, ovviamente, se ne può ammirare solo una alla volta…
Così, secondo l’indice di attività fissato nel dossier – curato e realizzato, in collaborazione, da Openpolis, Controllo cittadino e Cittadinanzattiva – il gruppo dell’Italia dei Valori è il più attivo, sia alla Camera che al Senato, mentre il gruppo del Popolo della Libertà è il più statico, sia alla Camera che al Senato. Però, osservando i numeri relativi alle presenze in aula – e relativo indice di presenza – la situazione si ribalta: deputati e senatori di Lega Nord e Popolo della Libertà sono i più assidui, mentre alla Camera i meno presenti sono i rappresentanti dell’Italia dei Valori e al Senato quelli dell’Unione di Centro.
Come interpretare questo fenomeno? Anche considerando, ad esempio, che il Partito Democratico segue la traccia dell’Italia dei Valori – seppur in misura minore – per quanto concerne l’attività in Parlamento, e che la Lega Nord emula il Popolo della Libertà, sia sull’attività che sulle presenze…
La risposta è banale ma aderente alla realtà dei fatti: le forze dell’opposizione si manifestano con il coinvolgimento – almeno tentato – nei processi legislativi (perché, difatti, l’indice di attività misura quante volte un singolo parlamentare è stato primo firmatario o cofirmatario di un atto, quante volte è stato relatore di un progetto di legge, quante volte è intervenuto nel dibattito in assemblea e quante volte lo ha fatto in commissione), mentre le forze del governo si concretizzano con la presenza in aula e il relativo voto per i provvedimenti da approvare.
E quest’ultimo dato merita un approfondimento…

LA PRODUZIONE LEGISLATIVA - Volendo sintetizzare, l’appello che mobilita i parlamentari della maggioranza è “Tutti a votare!”. Ciò, però, porta, indirettamente, a prendere in considerazione l’attività legislativa del Parlamento. Ebbene – secondo il dossier ‘Camere aperte’ – tale attività si è limitata, negli ultimi dodici mesi, a una semplice opera di ratifica: difatti, sui 68 disegni di legge divenuti legge ben 61 sono stati presentati dal Governo e solo 7 da parlamentari.
A tale quadro va aggiunto un ulteriore elemento: in dodici mesi sono stati presentati 4.016 disegni di legge, solo 68 (ovvero il 28,4 per cento) sono divenuti legge.

TOP TEN E BLACK LIST - Quanto lavorano i parlamentari italiani? Anche a questa domanda il dossier ‘Camere aperte’ ha provato a dare una risposta. Sempre numeri alla mano. Così, sono state stilate due classifiche, ovvero una per Camera e una per Senato, tenendo presenti indice di attività, assenze ingiustificate, missioni e presenze al voto.
Nella top ten della Camera, ovvero i più attivi, a sorpresa il primo posto è occupato da Angela Napoli (Popolo della Libertà), in controtendenza rispetto ai propri colleghi di partito. A seguire, dietro di lei, Rita Bernardini (Radicali-Partito Democratico), Gabriella Carlucci (Popolo della Libertà), Luca Volonté (Unione di Centro), Elisabetta Zamparutti (Partito Democratico), Tommaso Foti (Popolo della Libertà), Davide Caparini (Lega Nord) e Manlio Contento (Popolo della Libertà).
Nella top ten del Senato, invece, il primo posto è conquistato da Donatella Poretti del Partito Democratico, seguita, poi, da Elio Lannutti (Italia dei Valori), Rosario Giorgio Costa (Popolo della Libertà), Giampiero D’Alia (Unione di Centro), Felice Casson (Partito Democratico), Giuliano Barbolini (Partito Democratico), Marco Perduca (Partito Democratico), Luigi Li Gotti (Italia dei Valori), Francesco Cossiga (Unione di Centro) e Francesco Pardi (Italia dei Valori).
E ora passiamo alla black list, ovvero, parafrasando il ministro Brunetta, all’elenco dei “fannulloni”…
Alla Camera, i parlamentari meno attivi sono quasi tutti del Popolo della Libertà: nell’ordine, Marco Mario Milanese, Pietro Lunardi, Flavia Perna, Massimo Nicolucci, Sestino Giacomoni, Marco Martinelli, Antonio Martino, Niccolò Ghedini e Denis Verdini. Chi è l’unico ‘esterno’? A sorpresa, un leader storico della sinistra, Massimo D’Alema (Partito Democratico, ovviamente).
Anche al Senato, escludendo i senatori a vita, il Popolo della Libertà è quasi riuscito a fare l’en plein: i meno attivi sono quasi tutti berlusconiani, ovvero Riccardo Conti, Esteban Juan Caselli, Raffaele Stancanelli, Alfredo Messina, Domenico Nania, Aldo Scarabosio, Marcello Dell’Utri, Beppe Pisanu e Marcello Pera. Con l’aggiunta, anche in questo caso, di un esponente del Partito Democratico: Riccardo Milana.

LA VARIABILE ROSA - Quote rosa per garantire un tot di donne in Parlamento? L’ipotesi sembra balzana. Per due ragioni: una legge elettorale che non consente agli elettori di scegliere i propri rappresentanti; la mancanza di considerazione per la forza delle donne nella regolare competizione elettorale.
Da quest’ultimo punto di vista, alcuni dati potranno essere più esemplificativi di tante riflessioni: che si prenda in considerazione l’indice di attività o che si prenda in considerazione l’indice di presenza, le donne battono nettamente gli uomini in Parlamento. Della serie: “Meditate, gente, meditate…”.

IL RUOLO DEL CITTADINO - ‘Camere aperte’? Meglio dire socchiuse… Non a caso, il rapporto sul primo anno di attività della ‘XVI Legislatura’ rappresenta una iniziativa assolutamente straordinaria, «la prima adottata da organizzazioni di cittadini per tradurre in pratica il principio del controllo civico sulle istituzioni», viene chiarito assieme alla presentazione del dossier. Con l’ulteriore considerazione che il punto di vista è quello dei «cittadini che valutano il rendimento dei propri rappresentanti pretendendo il buon funzionamento degli organi costituzionali e la trasparenza dei comportamenti degli eletti. L’obiettivo è aiutare gli elettori a controllare di più e meglio i propri rappresentanti, esercitando la cittadinanza attiva tutti i giorni, non solo al momento del voto ma anche e soprattutto dopo le elezioni, quando si abbassano i riflettori ed emerge il rischio che la politica smetta di ascoltare i cittadini».
Riflessioni, queste, assolutamente condivisibili. Con un’aggiunta, conclusiva, da lasciare agli elettori, un punto di domanda… Che controllo possono esercitare i cittadini partendo da una legge che impedisce di scegliere i propri rappresentanti?

Attilio Ievolella

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