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Continuano intanto gli scontri a Teheran Ma i Guardiani: “Elezioni non si ripetono”

giugno 16, 2009 di Redazione 

Facciamo il punto sulle proteste in corso nella capitale iraniana dopo le contestate elezioni che hanno visto la riconferma con più del 60% dei consensi di Ahmadinejad. Ieri sette persone sono rimaste uccise. Per evitare ulteriori spargimenti di sangue il leader moderato Mousavi aveva revocato una manifestazione prevista nel pomeriggio. Ma di fronte alla decisione delle autorità di negare il ritorno alle urne – “E’ possibile solo un riconteggio dei voti” -  un gruppo di manifestanti si è radunato nella zona nord di Teheran e sta ora marciando verso la sede della televisione di Stato. Ci racconta tutto, Désirée Rosadi.

Nella foto, Mousavi parla alla folla

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di Désirée ROSADI

C’era da aspettarsi una reazione popolare. E così è stato. Nonostante la feroce repressione governativa e il controllo di stampa e internet, le proteste a Teheran sono più forti che mai. Da più di tre giorni la folla anti-Ahmadinejad continua a scendere in piazza e nelle strade della capitale per chiedere l’annullamento delle elezioni e il controllo dei voti. Ma la libertà di espressione si paga a caro prezzo: lo sapevano i sette manifestanti morti nel corteo di ieri. Il Consiglio dei Guardiani, per mezzo della tv di Stato, ha fatto sapere che le elezioni non saranno annullate, ma i voti saranno ricontati. In ogni modo, questo “contentino” non ha convinto i sostenitori di Mousavi, che si sono radunati nella zona nord di Teheran e stanno marciando verso la sede della televisione di Stato. Il leader moderato aveva revocato una manifestazione in programma nel pomeriggio, proprio per evitare ulteriore spargimento di sangue, e aveva invitato tutti alla calma.

Una forte condanna nei confronti delle violenze post-elettorali è stata espressa dal presidente statunitense Obama, ma non per questo intende bloccare il dialogo con Teheran, per l’ accordo sull’arricchimento dell’uranio. Probabilmente, il volto amico con cui Obama si è rivolto ad Ahmadinejad negli ultimi mesi non è stato così efficace; è plausibile ritenere che l’apertura americana sia servita al presidente iraniano per convincere gli elettori che la sua strategia ha funzionato. Pur non rispettando le risoluzioni Onu e sottraendosi ai controlli dell’Aiea, Ahmadinejad non è stato pressato da Obama, che addirittura è disposto ad andare incontro alle ragioni dell’Iran. Un modo come un altro per riconoscere il potere della Repubblica islamica? Oppure, questa tattica americana condurrà a qualche risultato? La posizione espressa dall’UE è sicuramente più netta: la Commissione Europea ha espresso da subito preoccupazione per le vittime negli scontri e ha chiesto a Teheran di rispettare il diritto popolare a manifestazioni di protesta.

Tutta questa violenza non piace all’opinione pubblica internazionale, e non è stata gradita neanche dal presidente del Parlamento iraniano, Ali Larijani, il quale ha attaccato il ministro dell’Interno per le violenze sui civili e gli studenti universitari, come riportato dall’agenzia di stampa Irna. Nel frattempo, c’è chi continua sulla strada della repressione, come il ministro dell’Intelligence iraniano, Gholamali Mohseni-Ejei, il quale ha avvertito che ”nessuno si può nascondere agli occhi dell’Intelligence”.

Désirée Rosadi

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