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Vittoria di Ahmadinejad in Iran. Represse le manifestazioni e Mousavi ai domiciliari

giugno 14, 2009 di Redazione 

L’intervento televisivo della Guida suprema Khamenei sancisce l’affermazione del presidente uscente, ma restano i sospetti di brogli denunciati dai candidati sconfitti. Anche perchè il dissenso degli oppositori viene soffocato: sono state fermate con la forza le proteste dei sostenitori di Mousavi e Karoubi, scesi in piazza a Teheran per esprimere il loro dissenso, e nella notte numerosi sono stati gli arresti tra i dirigenti riformisti. Una situazione che allontana la democrazia. Ce ne parla la nostra Désirée Rosadi.

Nella foto, Mahmoud Ahmadinejad dopo il voto

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di Désirée ROSADI

«Ahmadinejad è il presidente di tutta la nazione». È bastato l’intervento televisivo della Guida suprema Khamenei, per decretare la vittoria elettorale del presidente uscente. Una vittoria contestata da subito, per i sospetti di brogli denunciati dai candidati sconfitti, Mousavi e Karoubi; quest’ultimo ha anche fatto sapere che a molti osservatori del suo partito non è stato concesso l’ingresso ai seggi. I loro sostenitori si sono riversati ieri per le strade del centro di Teheran, e hanno reso pubblico il loro dissenso, ma la manifestazione, come previsto, è stata soffocata violentemente. Nella notte, sono stati numerosi gli arresti tra i dirigenti riformisti.

È palese come la verità sullo svolgimento delle elezioni non emergerà pienamente neanche questa volta. Resta il fatto che i dati sull’affluenza, più dell’80%, e la percentuale dei voti ottenuta da Ahmadinejad (più del 63%) sono eloquenti. Il suo principale rivale, Mousavi, ha ottenuto il 34,07%, mentre gli altri due candidati, il riformatore Mehdi Karoubi e il conservatore Mohsen Rezai, avrebbero ottenuto meno del 2%. E non è la prima volta, nella storia elettorale iraniana, che accadono questi eventi: durante le elezioni presidenziali iraniane del 2005, alcuni, fra cui Mehdi Karoubi, hanno accusato l’organizzazione delle moschee e le forze della milizia del Basij di essere state mobilitate e di aver agito illegalmente a favore di Ahmadinej?d. Karoubi ha accusato esplicitamente che tra i cospiratori vi era anche il figlio di Khamenei.

Dopo la “proclamazione” e la benedizione di Khamenei, Ahmadinejad è uscito dal suo silenzio stampa, e ha dichiarato che le elezioni si sono state «libere e corrette», e che il vincitore è stato il popolo iraniano. Nel frattempo, onde evitare manifestazioni di protesta, il ministero degli Interni iraniano ha vietato ogni manifestazione e riunione pubblica a Teheran; la polizia ha addirittura impedito una conferenza stampa dei sostenitori di Mousavi, che si sarebbe svolta nel quartier generale della sua campagna elettorale.

Al di fuori del paese, tante sono le reazioni. Israele ha già denunciato l’imminente inasprimento della minaccia iraniana, come dimostrano le parole del vice ministro israeliano degli affari esteri, Ayalon. In particolare, la questione del nucleare iraniano desta molte preoccupazioni: c’è da aspettarsi una presa di posizione ancor più decisa da parte di Ahmadinejad, che adesso è legittimato dalla vittoria e dal consenso popolare. L’Unione Europea ha già espresso inquietudine per l’esito delle votazioni. L’Italia, per voce del ministro Frattini, ha scelto la via del dialogo: in occasione del vertice G8 di Trieste, inviterà il “nuovo” Iran a partecipare, sperando in un contributo alla stabilizzazione tra Pakistan e Afghanistan.

La carta del coinvolgimento diplomatico potrà favorire una distensione delle posizioni iraniane? Di certo, sappiamo che la chiusura non ha mai giovato nelle relazioni internazionali, ma siamo di fronte ad un presidente che ha enorme potere decisionale sulle sorti della stabilità mediorientale, e che non è intenzionato, in questa fase di elevato consenso, a rinunciare al nucleare. Il cambiamento, tanto invocato dai media internazionali, non è stato voluto dalla popolazione, nonostante sia dubbia la validità dei voti. Quando si ha di fronte qualcuno che nega la libertà di manifestare il dissenso in piazza e mette in carcere i suoi oppositori, ci si può aspettare di tutto. Oggi, la bandiera iraniana ha il volto di Ahamdinejad.

Désirée Rosadi

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