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Diario politico. Gheddafi ritarda, Fini gli annulla l’incontro. Poi il duplice affondo

giugno 12, 2009 di Redazione 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La firma, stasera, è di Carmine Finelli. Incidente diplomatico alla Camera dove è atteso il leader libico al terzo giorno di visita in Italia. “Ritardo non giustificato”, spiega il presidente della Camera che poi attacca su Usa e migranti: “Le democrazie possono sbagliare ma non possono essere paragonate ai terroristi”; “Auspico che una delegazione di deputati italiani possa recarsi ai campi di libici di raccolta degli immigrati, per verificare il rispetto dei diritti umani”. D’Alema: “Decisione ineccepibile”. Nel pomeriggio Gheddafi aveva incontrato la presidente di Confindustria Marcegaglia e una delegazione di donne guidata dal ministro Carfagna. Ddl intercettazioni, Caselli: “Impunità per i delinquenti”. E un altro membro del Csm decide di non partecipare più alle sedute. Infine, vi aggiorniamo sulla vicenda delle foto di Villa Certosa. Il racconto.

Nella foto, il presidente della Camera Gianfranco Fini

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di Carmine FINELLI

Giornata ancora nel segno del leader libico Muammar Gheddafi. Dopo le contestazioni avvenute ieri all’università “La Sapienza” di Roma, Gheddafi si è reso protagonista di un episodio alquanto spiacevole. Atteso alla Camera dal Presidente Gianfranco Fini, la “guida della rivoluzione” ha tardato di oltre due ore. Un ritardo ingiustificato ed inspiegabile, tanto che il presidente della Camera ha deciso di annullare l’incontro. “È un ritardo non giustificato – ha dichiarato Fini rivolto ai presenti – Nel pieno rispetto delle istituzioni considero annullata la manifestazione, assumendomene la responsabilità nel rispetto di quello che ritengo sia il ruolo del Parlamento in una democrazia”. Con la platea plaudente Fini si sfoga sostenendo che “non si fa così”. La decisione di annullare l’incontro è stata presa in piena autonomia dal presidente Fini, dopo aver avvisato il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ed il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Il quale ha “pienamente compreso le ragioni di Fini”. Il discorso che la terza carica avrebbe dovuto pronunciare si compone di una dura critica nei confronti di Gheddafi, specie in relazione alle dichiarazione rese ieri che accomunavano i terroristi di Al Quaida e gli Stati Uniti d’America. “Le democrazie, a partire da quella americana, possono sbagliare, ma certo non possono essere paragonate ai terroristi”. In un altro passo del discorso un auspicio: “Che una delegazione dei deputati italiani possa recarsi presto in visita a campi libici di raccolta degli immigrati, per verificare il rispetto dei diritti fondamentali dell’uomo, sanciti dalle Nazioni Unite e dal Trattato di Bengasi, con particolare riguardo ai richiedenti asilo e ai perseguitati politici”.
Intanto dall’opposizione infuria la polemica. Pierferdinando Casini, leader dell’Udc, stigmatizza Gheddafi: “Gheddafi in ritardo di due ore? Roba da matti… Se fosse rimasto un minimo di dignità e di decoro delle istituzioni, Fini dovrebbe chiudergli le porte della Camera dei deputati”. Il Partito Democratico approva la decisione di Fini: “È ineccepibile – ha detto D’Alema uscendo dalla Sala della Lupa – Sono d’accordo con il presidente Fini, per il decoro delle istituzioni e il rispetto delle personalità invitate la decisione è ineccepibile”. Ma poco dopo è lo stesso D’Alema a dare una spiegazione plausibile: “Gheddafi ci ha comunicato che si è sentito poco bene. Vado io da lui, passo a salutarlo”. Duro Stefano Pedica dell’Italia dei Valori: “La terza volta che Gheddafi arriva in ritardo, e qui alla Camera è ancora più grave perché offende le istituzioni. Si sente come a casa sua e non un ospite, tra l’altro non gradito”.
Insomma il soggiorno a Roma di Muammar Gheddafi non suscita polemiche per il suo modo dispotico di governare (anche se non ha incarichi di governo ufficiali è pur sempre lui ad avere l’ultima parola), ma anche per i suoi atteggiamenti poco consoni al contesto. In tutti suoi appuntamenti si è presentato in ritardo. Da un minimo di mezz’ora, ad un massimo di un’ora e mezza. Il ritardo di oggi sembra essere anche aggravato anche dal fatto che Gheddafi abbia ricevuto, nella sua tenda a Villa Pamphili, delegazioni in forma privata.
Prima della tavola rotonda nella Sala della Lupa a Montecitorio, il colonnello ha ricevuto gli imprenditori ed una delegazione di donne. Agli industriali Gheddafi assicura che in Libia le imprese italiane “avranno la priorità”. Affermazione che fa parlare di “svolta nei rapporti bilaterali” il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia. Il colonnello però avverte: “il popolo libico ha fatto la rivoluzione contro il colonialismo, ma anche contro la corruzione. Sotto questo aspetto siamo molto sensibili. Quindi, io vi ho avvertito, le imprese che verranno scoperte le mandiamo via”.

Intercettazioni. La Camera dei Deputati, fortunatamente, non attende solo Gheddafi. Si lavora alacremente per produrre nuove leggi. L’ultima, quella sulle intercettazioni, desta non poche polemiche. Ad intervenire sul caso è il Procuratore capo di Torino Giancarlo Caselli. “Un siluro alla sicurezza di tutti i cittadini e l’impunità per fior di delinquenti” afferma Caselli. In un intervista a Micromega il procuratore parla di “effetti devastanti”della legge sulle indagini. Il governo “strilla sicurezza! sicurezza! sicurezza! ma così produce insicurezza. Nominiamo ministro degli Interni o della Giustizia Penelope, quella che di giorno tesseva e la notte disfaceva – aggiunge il magistrato – perché in tema di sicurezza la maggioranza si sta comportando proprio così. Da un lato tolleranza zero, esercito, flotta, ronde e dall’altra il vero baluardo protettivo della sicurezza dei cittadini, le intercettazioni, picconate e ridotte in macerie, con conseguenze che saranno devastanti per quanto riguarda la tutela della sicurezza di tutti”.
Monta la protesta anche dall’organo di autogoverno della magistratura. Il Consiglio Superiore della Magistratura accoglie le dimissioni di tre dei membri del collegio. Gesto dovuto alle esternazioni del ministro della Giustizia Angelino Alfano che aveva parlato di una “lottizzazione sistematica”. Secondo Ciro Riviezzo, membro togato del plenum, quelle di Alfano sono “dichiarazioni inaccettabili, per il contenuto, per il tono, per la carica istituzionale di colui che le ha pronunciate. Sono false, perché tali accordi programmatici non sono mai stati presi né praticati. Sono ingenerose nei confronti dello sforzo che sta compiendo il consiglio, soprattutto negli ultimi due anni, di attuare lealmente la riforma dell’ordinamento giudiziario”. Lo stesso Riviezzo, in seguito alle dimissioni dei suoi tre colleghi, ha dichiarato che non prenderà più parte ai lavori delle commissioni fin quando non sarà ristabilito lo status quo ante.

Foto Berlusconi. E di ristabilire lo status quo ante avrebbe bisogno anche Silvio Berlusconi. Di ristabilire, cioè, lo stato precedente al ciclone Noemi e dello scandalo delle foto in Sardegna. Di queste ultime ne esisterebbero addirittura cinquemila, molte delle quali, a detta di Antonello Zappadu il fotografo che le ha “rubate” a Villa Certosa, starebbero per essere pubblicate da giornali esteri. Le foto sarebbero state scattate dal 2006 al 2009 e non sono state mai state sequestrate. “Le 700 foto che mi hanno sequestrato non sono le sole che ho fatto – spiega Zappadu- Se proprio la devo dire tutta, io, tra il 2006 e il 2009, ho scattato cinquemila fotografie. All’aeroporto di Olbia e all’interno di Villa Certosa” dichiara Zappadu. E’ lo stesso fotografo, denunciato da Berlusconi per violazione di domicilio, a spiegare che nelle foto non c’è nulla di “pruriginoso, ma solo immagini politicamente imbarazzanti”. “Ne posso raccontare una – continua Zappadu – sarà stata la tarda primavera del 2008 e nei giardini della villa c’è un finto matrimonio tra Berlusconi e una ragazza. Ci sono il bouquet di fiori e un gruppo di altre ragazze intorno a loro che applaudono divertite”.
Giovedì scorso Zappadu è apparso davanti al gip di Tempio Pausania per conferire sull’inchiesta nata dalla pubblicazione delle foto da parte del settimanale “Oggi” nel 2007. Il gip ha ascoltato l‘avvocato di Zappadu che ha chiesto l’archiviazione.

Carmine Finelli

Commenti

One Response to “Diario politico. Gheddafi ritarda, Fini gli annulla l’incontro. Poi il duplice affondo”

  1. luca on giugno 15th, 2009 13.52

    così era cominciata…

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