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Ddl intercettazioni, ecco perchè ho votato a favore di P. Guzzanti

giugno 12, 2009 di Redazione 

Il giornale della politica italiana, lo sapete, è una grande tribuna sulla quale si alternano voci di diverso orientamento, con il “solo” minimo comun denominatore della serietà e della responsabilità. Così, dopo avere ospitato mercoledì, praticamente in tempo reale, mentre si svolgeva la discussione alla Camera, l’opinione di Andrea Sarubbi deputato del Partito Democratico, sentiamo oggi come la pensa – sul tema del giro di vite voluto dal Governo intorno allo strumento delle intercettazioni - il grande Paolo Guzzanti, che oltre ad essere firma de “il Giornale” e di “Panorama” è anche parlamentare del Partito Liberale Italiano, e ha avuto modo, ieri, di partecipare appunto al voto. Sentiamo.

Nella foto, Paolo Guzzanti

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di PAOLO GUZZANTI

E’ finita l’epoca delle intercettazioni a tappeto ma alla cieca, chi piglio piglio, e dunque l’epoca della grande rete del piccolo magistrato che ascolta tutti seguendo il principio secondo cui più grande è la rete, più pesci si pigliano, calpestando la vita privata dei cittadini. Da adesso l’Italia non sarà più il Paese più intercettato del mondo e la sinistra ha mancato di lungimiranza nel capire che il problema andava risolto.
Chi scrive è un intercettato (racconto tutto nel mio ultimo libro Il mio agente Sasha) che, mentre era presidente di una commissione parlamentare d’inchiesta, fu abusivamente messo sotto controllo e poi vide le proprie intercettazioni utilizzate per un massacro politico, secondo un preciso piano politico. Dunque, da vittima patentata, so di che parlo.
Certo, i dubbi esistono, ma è un fatto che le intercettazioni siano da adesso consentite quando un magistrato indaga su reati che comportino una pena di almeno cinque anni, il che comprende tutti i reati gravi, dalla pedofilia al terrorismo, dalla criminalità organizzata ai gravi reati finanziari, ma con regole, con prove che documentino la credibilità delle intercettazioni.
Per chi si preoccupa di una possibile impunità come conseguenza del giro di vite, basterà ricordare che tutti i reati contro l’amministrazione dello Stato determinano la possibilità di intercettare, come anche reati quali l’ingiuria, le minacce, l’usura, la molestia, il traffico-commercio di stupefacenti e di armi; e ancora l’insider trading, l’aggiotaggio, il contrabbando, la diffusione di materiale pornografico anche relativo ai minorenni.
I giornalisti che violano le norme saranno punibili e dunque spero che finisca la pacchia di quel pugno di cronisti, sempre gli stessi, che campano delle carte illegali che qualcuno dei dipendenti dello Stato infila nelle loro tasche, per fini che spesso ben poco hanno a che fare con la giustizia, ma piuttosto con propri personali disegni.
D’ora in poi la decisione di violare la privacy di un cittadino dovrà essere autorizzata da un gip collegiale, ma il giudice dovrà valutare caso per caso. E chi sbaglia paga, il che in tema di giustizia in Italia è una novità.

PAOLO GUZZANTI

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