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Il grande sondaggista. Elezioni ’09, chi ha vinto secondo me L. Crespi

giugno 12, 2009 di Redazione 

Con questa tornata elettorale il giornale della politica italiana con- solida la propria leadership an- che grazie alla collaborazione con Luigi Crespi che sabato, mentre aprivano le urne, su queste pagine ha praticamente anticipato l’esito del voto. Oggi l’ex spin doctor del presidente del Consiglio analizza per il Politico.it l’andamento di Europee e amministrative, individuando vincitori e sconfitti. Interessante come Crespi distingua Pdl (tra i vincenti) e Berlusconi (vinto), introducendo per la prima volta negli ultimi quindici anni l’idea che il centrodestra possa vivere (e stia cominciando a vivere) di vita propria e in indipendenza dal suo leader. Ma sentiamo. Il numero uno dei sondaggi sul giornale numero uno. Da non perdere.

Nella foto, Luigi Crespi. Il blog personale all’indirizzo http://luigicrespi.clandestinoweb.com

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di LUIGI CRESPI

Il rituale è sempre lo stesso, somme e conti che promuovono tutti, c’è chi per festeggiare confronta i dati con quelli del ‘56, c’è chi usa i sondaggi, chi li disprezza, chi guarda solo alle amministrative, chi solo alle europee e chi alle politiche, tutti fanno uno sforzo enorme per dimostrare di aver vinto.

Io li ascolto, stupito del fatto che non si rendano conto di quanto siano ridicoli e spesso patetici. Ma in fondo non frega a nessuno, manco a loro che tanto si agitano.
SECONDO ME IL SENSO POLITICO di questa tornata elettorale è semplice. Ha vinto il GOVERNO e le forze politiche che lo sostengono, il PDL e la LEGA, una vittoria chiara e netta che sta nei numeri delle Europee ma che trova il suo riscontro soprattutto nelle amministrative.

I VINCITORI

Il PDL è riuscito a diventare il partito degli italiani, non è più il partito di Berlusconi, non è l’espressione dell’ego del suo leader, il quale non lo contiene e non lo rappresenta totalmente, è diventato un “country party”, è andato oltre la volontà e il desiderio di chi l’ha fondato. Ora paradossalmente Silvio Berlusconi rappresenta un limite, un blocco al suo sviluppo. Gli italiani hanno detto no all’idea di un sultano, di un re o di un sovrano, hanno ridimensionato la spavalderia di un leader che parla troppo di se stesso e dimentica spesso chi dovrebbe rappresentare.
La LEGA riesce a sintetizzare l’idea di un partito di lotta e di governo, da qualsiasi parte la si prenda cresce e conquista consensi, lo fa più grazie a Maroni che a Borghezio. Lo fa a discapito del Pdl che paga un deficit di consenso al sud, non solo in Sicilia, ma anche in Calabria dove il partito di Berlusconi ha delle vere battute d’arresto e in tutto il sud con un astensione selettiva che suono come un campanello d’allarme per loro.
IDV vince grazie all’ambiguità e agli errori del PD, demagogia e populismo. Tra legaritarismo e giustizialismo, anima il risentimento sociale, la rabbia. Non è un movimento che anima speranze ma vendette, il suo successo però non ha ombre, se non quella del declino del suo leader Antonio Di Pietro che presto verrà surclassato dal più alto in lignaggio e più raffinato De Magistris.
L’UDC cresce nei voti e vince con la sua idea che in Italia due partiti non bastano, decisivo alle amministrative è riuscito ha costruire un posizionamento di centro sempre più centrale.
I RADICALI hanno dimostrato i limiti della nostra democrazia e le falle del sistema informativo, hanno ottenuto un risultato sorprendente, che non gli ha consentito di superare lo sbarramento ma che gli ha restituito un ruolo politico perso con l’alleanza con il PD di un anno fa.

GLI SCONFITTI

BERLUSCONI. La sua idea monarchica e plebiscitaria esce mortificata, ma il suo partito vince, anzi stravince e per la prima volta non grazie a lui ma nonostante lui, questo rappresenta un cambio storico, un radicale riposizionamento della politica in Italia.
Il PD/FRANCESCHINI. Stappare lo spumante con 4 milioni di voti in meno e dopo essere stati spazzati via dalla maggior parte delle amministrazioni locali appare un atto di disprezzo del giudizio degli elettori, un estremo tentativo di salvare se stessi ed una nomenclatura che gli italiani non riconoscono capace di costituire una credibile alternativa.
MPA di Lombardo che forse ha capito che l’Italia non è come la Sicilia e che alle europee non si prendono voti aumentando le liste, tecnica che tanto successo gli ha dato in Sicilia. E forse il prezzo del suo grande successo in Sicilia è stato pagato nel resto del paese da Storace che ha fatto dell’identità la sua reale risorsa.
La SINISTRA isterica, divisa e mal rappresentata non riesce a rappresentare nè le istanze del futuro nè le memorie del passato.
La PARTECIPAZIONE è sempre stata considerata sinonimo di democrazia ma ora l’astensione è una reale opzione politica in quanto l’offerta dei partiti non riesce più a contenere le differenti istanze degli italiani e non riesce a dare risposte a tutti anche per effetto del bipolarismo.
Il BIPARTITISMO: I due principali partiti ottengono il 60%. Il 15% degli italiani che hanno votato non hanno rappresentanza, senza le sinistre e l’Idv, il Pd non vincerebbe in nessuna amministrazione locale, e il Pdl passa al primo turno quasi sempre grazie all’Udc di Casini.
I SONDAGGI: sempre più difficile farne di perfetti e capaci di prevedere il futuro, ma finalmente si capirà che non è a questo che servono.

LUIGI CRESPI

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