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Diario politico. “Sì” al ddl intercettazioni Da Gheddafi duro attacco agli Stati Uniti

giugno 11, 2009 di Redazione 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La firma, stasera, è di Carmine Finelli. Scontro alla Camera (nella foto, le proteste dell’Idv) tra maggioranza e opposizione sul ridimensionamento dei margini di indagine attraverso l’uso di intercettazioni del quale vi abbiamo ampiamente raccontato ieri, con Andrea Sarubbi. Il Pd chiede il voto segreto ma nell’urna sono 21 parlamentari dell’opposizione a depositare il loro “sì” al provvedimento. Ora la parola passa al Senato. Ma oggi è stata anche la giornata degli interventi del leader libico a Palazzo Giustiniani e alla Sapienza (dove ci sono state manifestazioni da parte degli studenti). Gheddafi ha raccontato la sua visione di democrazia e dittatura, ha rimarcato la ferita storica subita dal suo Paese da parte dell’Italia e poi ha paragonato Reagan a Bin Laden per l’attacco degli Usa alla Libia dell’86. Frattini: “Affermazioni un po’ forti”. Infine, rivelazioni del tesoriere Pd Agostini sulla quantità di denaro ricevuto dai partiti attraverso i rimborsi elettorali: si parla di 941 milioni di euro in cinque anni. Il racconto.

Nella foto, la protesta “colorita” dei deputati dell’Italia dei Valori durante la discussione di oggi alla Camera sul ddl intercettazioni

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di Carmine FINELLI

Giornata importante oggi per la maggioranza di governo. Al vaglio della Camera dei deputati è arrivato il tanto atteso disegno di legge Alfano sulle intercettazioni. Il ddl depositato a Montecitorio il 30 giugno del 2008 e rimasto impallato per quasi un anno, è stato votato dalla Camera che si espressa positivamente anche sulla questione di fiducia. Il voto finale si è svolto a scrutinio segreto, come da richiesta del gruppo parlamentare del Partito Democratico. Così, 21 deputati dell’opposizione hanno votato a favore del ddl che è stato approvato, dunque, a larga maggioranza. Sono stati 321 i sì, mentre 224 i no. Presenti in aula il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ed il ministro della Giustizia Angelino Alfano. Il Guardasigilli auspica “una rapida lettura da parte del Senato”. “Crediamo – aggiunge – di aver prodotto un testo che dopo un anno di lavoro ha raggiunto un punto di equilibrio ragguardevole tra la tutela della privacy e delle indagini, l’articolo 15 e l’articolo 21 della Costituzione”. Le opposizioni annunciano battaglia. Già in aula l’Italia dei Valori si è esibita in uno show poco istituzionale. Cartelli con la scritta “Vergogna”; “Libertà di informazione cancellata”; “Oggi è morta la libertà di informazione uccisa dall’arroganza del potere” e “Pdl: protegge i delinquenti e ladri” sono comparsi mentre l’aula votava il provvedimento. Gianfranco Fini ha immediatamente sospeso la seduta, mentre la maggioranza rispondeva agli insulti dei colleghi dell’Idv chiamandoli buffoni.
Tra la maggioranza c’è comunque molta soddisfazione. Il ministro Alfano ricorda che il provvedimento ha ottenuto “20 voti in più dei nostri. Il voto segreto ci ha premiato, visto che nel computo dei voti a favore ci sono 20 voti in più rispetto a quelli della maggioranza. Significa che circa il 20% dell’opposizione condivide le nostre tesi”. Secondo Fabrizio Cicchitto capogruppo alla Camera del Popolo della Libertà “Sono una ventina i franchi tiratori dell’opposizione che hanno votato a favore del disegno di legge sulle intercettazioni”. Cicchitto ha poi sottolineato come il provvedimento sia “volto a limitare gli abusi” ricordando come ai tempi del Governo Prodi ci fosse una certa insofferenza per le troppe intercettazioni pubblicate anche da parte del centrosinistra. “Ci siamo fatti carico anche delle vostre perplessità – ha concluso Cicchitto riferendosi al Pd – ma voi non avete il coraggio di uscire allo scoperto e di condividere questa iniziativa legislativa”. Nella bagarre tra opposizione e maggioranza interviene anche il leader leghista Umberto Bossi: “La gente non vuole essere intercettata. Berlusconi lo ha capito e ha avuto buon gioco”. Ora la parola al Senato, dove i senatori sono stati impegnati, tra ieri ed oggi, a risolvere la “grana” Gheddafi.

Gheddafi. Il leader libico Muammar Gheddafi, giunto ieri all’aeroporto di Ciampino, ha parlato questa mattina a Palazzo Giustiniani. La proposta iniziale era quella di far parlare la “guida della rivoluzione” libica nell’aula di palazzo Madama. Poi la conferenza dei capigruppo, sulla spinta dell’Italia dei Valori e di alcune frange del Partito Democratico, ha raggiunto un accordo diverso. Gheddafi avrebbe tenuto il suo discorso nella sala Zuccari di Palazzo Giustiniani, sede distaccata del Senato. In questa cornice Gheddafi è stato ricevuto dal presidente del Senato Renato Schifani che ha parlato di “un incontro storico”. Schifani ha poi affermato che il trattato Italia-Libia, sottoscritto un anno fa a Bengasi, è un “ponte verso il futuro”. “Dobbiamo investire sul futuro comune, su uno sviluppo congiunto dei nostri continenti – ha detto Schifani – Uno sviluppo equilibrato che porti pace e sicurezza, uso razionale delle risorse, governo delle dinamiche migratorie nell’obiettivo di un’armonica convivenza tra i popoli, nel pieno rispetto dei diritti umani riconosciuti dalla Comunità internazionale”.
Di tutt’altro tenore il discorso del leader libico. Il quale ha prima tributato un saluto a Giulio Andreotti, Francesco Cossiga e Lamberto Dini, parlando di un “incontro tra amici” e poi si è lasciato andare ad un discorso incentrato sui nuovi rapporti tra Italia e Libia. “L’Italia di oggi non ha nulla a che fare con l’Italia di ieri – ha spiegato Gheddafi riferendosi all’epoca coloniale – ma per molti anni era rimasta una situazione psicologica di insoddisfazione e di dolore nei confronti dell’Italia. Io ho cercato di lavorare per superare questa condizione, per arrivare a uno sviluppo dei rapporti tra i due Paesi”. Il leader libico torna a sostenere la necessità delle scuse italiane nei confronti del suo paese per il passato coloniale. “Ho sempre detto che l’Italia doveva chiedere scusa per quanto fatto nel periodo fascista e in quello prefascista – ha aggiunto -. Abbiamo sempre ribadito la necessità di un risarcimento per i danni morali e materiali che ha subito ogni famiglia in Libia. Anche se ogni indennizzo non ha valore di fronte alle atrocità subite dal popolo libico, le atrocità e le umiliazioni, oltre alla distruzione del territorio libico, a causa del colonialismo italiano. Ma noi non chiedevamo nulla di materiale: ma sul piano politico sì. Serviva una condanna del passato e un riconoscimento degli errori del colonialismo”. Il discorso di Gheddafi si avvita poi in un paragone: “Si definiscono terroristi – afferma – quelli con i fucili e le bombe, ma come definire allora le potenze che hanno missili intercontinentali? Qual è la differenza tra azioni di Bin Laden e l’attacco contro la Libia di Reagan nel 1986? Non era terrorismo quello?”.
Punto sul quale il ministro degli Esteri Franco Frattini dissente: “Certo è un’affermazione forte, del resto non siamo d’accordo su tutto con il colonnello Gheddafi”.
Dopo il discorso al Senato, il colonnello si è recato per un intervento alla Sapienza di Roma. Forti sono state le proteste degli studenti che all’arrivo dl corteo presidenziale hanno attaccato le forze dell’ordine con bombolette di vernice rossa. I manifestanti hanno anche attaccato direttamente Gheddafi. L’attacco, solo verbale, era scandito nelle parole: “Vergogna, vergogna”. La forte contestazione non ha però impedito al raìs libico di tenere il suo discorso nell’aula magna dell’Ateneo.
La giornata di Gheddafi è proseguita con una visita in Campidoglio. Anche qui il colonnello ha ribadito la sostanziale amicizia tra i due paesi impegnandosi a garantire i flussi di gas e petrolio dalla Libia.

Finanziamenti ai partiti. I finanziamenti pubblici ai partiti sono cresciuti a dismisura. A rivelarlo è Mauro Agostini tesoriere del Partito Democratico e autore di un libro dal titolo “Il Tesoriere”. Il libro, edito da Aliberti, è un interessante punto di vista sui meccanismi di finanziamento ai partiti secondo il modello dei rimborsi elettorali. Modello “ipocrita” secondo l’autore e che avrebbe portato a far intascare alle organizzazioni politiche ben 941 milioni di euro in cinque anni. Per Agostini “è necessario un sistema di finanziamento prevalentemente pubblico senza più ipocrisie, ma con forme di controllo incisive e penetranti di natura squisitamente pubblica e il vincolo esplicito di una gestione sobria ed economica prevedendo anche sanzioni reputazionali”. L’autore, poi, si inerpica in una polemica con tesorieri dei due partiti che hanno dato vita al Pd: Ugo Sposetti per i Ds e Luigi Lusi per la Margherita. I due sarebbero “colpevoli” per Agostini in qaunto avrebbero voluto creare una sorta di triumvirato nella gestione dei fondi del Partito Democratico. Ma dato che il partito nasceva con una situazione patrimoniale pari allo zero, i titolari dei rimborsi elettorali sarebbero stati Sposetti e Lusi.

Parlamentari indagati. Indagati alcuni parlamentari. Carlo Vizzini (Pdl e presidente della commissione Affari Costituzionali), Salvatore Cintola, Saverio Romano e Salvatore Cuffaro (tutti in quota Udc) sono indagati per concorso in corruzione aggravata dall’aver favorito associazioni mafiose. I quattro sarnno ascoltati dalla procura di Palermo nell’ambito delle indagini sul tesoro di Vito Ciancimino ex sindaco di Palermo deceduto nel 2002. A far partire l’indagine sono state le rivelazioni dell’ultimogenito di Ciancimino, Massimo, già condannato a 5 anni ed 8 mesi per riciclaggio.

Carmine Finelli

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