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E da oggi si vota in Iran. Lo scontro tra Ahmadinejad e i due leader progressisti

giugno 11, 2009 di Redazione 

Il presidente uscente è sfidato da due candidati su tutti: il moderato Mir Hossein Mussavi e Mehdi Karoubi capo dei riformisti. La corsa si è inasprita fino ad esplodere in scontri di piazza tra oppositori e sostenitori di Ahmadinejad. Secondo gli osservatori Mussavi è il suo più accreditato competitore. Ci parla della partita iraniana la nostra Désirée Rosadi.

Nella foto, MIr Hossein Mussavi

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di Désirée ROSADI

A meno di una settimana dalle elezioni presidenziali in Iran, la campagna elettorale si è inasprita fino ad esplodere negli scontri in piazza Sarv a Teheran. Oppositori e sostenitori del presidente Ahmadinejad sono stati protagonisti degli incidenti proprio mentre in tv era in corso il faccia a faccia tra il presidente uscente e il candidato riformista Mehdi Karoubi. Il concorrente di Ahmadinejad è stato uno dei primi esponenti politici a sostenere i diritti civili e politici e la libertà religiosa degli iraniani. Per di più Karoubi ha da sempre ritenuto necessario il dialogo con gli Stati Uniti, e l’elezione di Obama è stato, per lui, un importante passo avanti, punto di partenza per migliorare le relazioni tra i due Paesi. Va anche ricordata la sua critica ferma nei confronti delle posizioni negazioniste dell’olocausto.

Le scaramucce erano iniziate nei giorni precedenti, quando Ahmadinejad aveva accusato di corruzione i principali sponsor del candidato moderato Mir Hossein Mussavi. Anche in quella occasione, gli incidenti in piazza erano stati gravi. Mussavi e Ahmadinejad si erano confrontati in un dibattito televisivo, e in quella occasione il candidato moderato aveva espresso parole di disapprovazione dell’operato del presidente: Mussavi ha evidenziato il cattivo operato di Ahmandinejad nella politica estera che, secondo lui, avrebbe leso l’immagine dell’Iran nel mondo. Per porre fine agli attacchi del presidente, Mussavi si è dovuto rivolgere alla Guida suprema, ayatollah Ali Khamenei, ed ha chiesto la cessazione delle azioni di piazza dei sostenitori dello stesso Ahmadinejad.

Dal canto suo, Mussavi ha puntato la campagna elettorale sul reale riconoscimento dei diritti della donna in Iran. In un discorso davanti a circa 1.500 donne a Teheran, ha precisato che intende ritirare dalle strade le pattuglie della polizia per la morale islamica che vigilano sull’abbigliamento delle donne, costrette fra l’altro a portare il velo. Inoltre, ha assicurato che modificherà le leggi discriminatorie nei confronti delle donne. Il candidato si è detto anche pronto a discutere con le grandi potenze sul dossier nucleare, ma ciò non significa che rinuncerà al nucleare: egli, infatti, è pronto soltanto alla negoziazione della procedura che garantisce la mancata trasformazione in programma militare. Secondo la stampa iraniana, Mussavi è il più accreditato sfidante del presidente uscente, anche perché è sostenuto dall’ex presidente Khatami.

L’esperienza riformista si era conclusa con le elezioni per il rinnovo del parlamento del 2004, che sancirono la vittoria dei conservatori, agevolata dall’azione del Consiglio dei Guardiani, organo che si sovrappone al potere del parlamento. È evidente come un sistema costituzionale, basato sulla duplicità, ossia sull’affiancamento di organi elettivi sostanzialmente democratici ad organi non elettivi che sfuggono al controllo popolare, ma che detengono il vero potere politico, non agevoli il processo di democratizzazione e di liberalizzazione del paese. Da questo punto di vista, la vittoria di Karoubi potrebbe dare una svolta reale alla storia repubblicana dell’Iran, dato che uno dei punti del suo programma elettorale prevede la messa in discussione del ruolo del Consiglio dei Guardiani. Al contrario, la vittoria di Mussavi, moderato ma tendenzialmente conservatore, non muterebbe il sistema costituzionale. Non ci resta che attendere il 12 giugno.

Désirée Rosadi

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