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I 25 anni dalla morte di Enrico Berlinguer Leader condiviso e la sua eredità morale

giugno 11, 2009 di Redazione 

L’11 giugno 1984 moriva a Padova il grande segretario del Pci. Il giornale della politica italiana lo ricorda. Ieri il presidente della Camera Gianfranco Fini ha avuto parole di grande “ammirazione” nei confronti di un leader di tutti: “Capì il rischio di una degenerazione del sistema politico e ponendo la questione morale pose in realtà il problema della democrazia e delle sue basi di consenso e di legittimazione che si sgretolano se viene meno il nesso tra etica e politica”, ha detto citando uno scritto di Massimo D’Alema. Il ritratto.

Nella foto, Enrico Berlinguer

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di Attilio Ievolella

Undici giugno millenovecentoottantaquattro. Esattamente venticinque anni fa muore a Padova Enrico Berlinguer. Muore impegnato nell’attività di una vita – la politica, cominciata ufficialmente nel 1943, con l’iscrizione al Partito Comunista Italiano – muore in mezzo alla folla, durante un comizio a Padova – lì lo colpisce un ictus, il decesso poco dopo all’ospedale Giustinianeo – la stessa folla che lo abbraccerà per l’ultimo saluto, oltre un milione di persone a Roma per il funerale.

Quando morì Berlinguer mi trovavo a… Questa è una frase ripetuta spesso, dalle persone che Berlinguer lo hanno potuto seguire dal vivo, in un comizio, in televisione, dalle colonne di un giornale. Ma tanti – anche tra i nostri lettori – quell’undici giugno millenovecentoottantaquattro non lo ricordano, non lo hanno vissuto, a causa della giovane età, oppure perché nati il giorno dopo, un anno dopo, venti anni dopo… eppure anche per questi tanti il ricordo di Berlinguer è ancora vivo. E non solo in occasione dei venticinque anni dalla morte.

La sua storia politica – cominciata, come detto, nel 1943 – raggiunge l’apice con l’elezione a segretario nazionale del Partito Comunista Italiano: viene scelto nel 1972, resta in carica fino alla morte. Ma quell’investitura comporta un cambiamento forte per quel Pci, soprattutto nei rapporti con la ‘casa madre’ Russia: il legame è diverso nella sostanza da una dipendenza assoluta. E gli episodi nei quali Berlinguer segna le distanze dall’Unione Sovietica sono addirittura clamorosi: nel 1969, da vice segretario nazionale (durante la segreteria Longo) guida una delegazione del partito a Mosca per la Conferenza internazionale dei partiti comunisti, e, a sorpresa, mostrandosi in disaccordo con la linea russa, si rifiuta di sottoscrivere la relazione finale e pronuncia un discorso critico nei confronti di Brežnev; nel 1976, questa volta da segretario in carica, rompe con il Partito Comunista dell’Unione Sovietica, il Pcus, parlando, in un congresso a Mosca, di “democrazia, di “sistema pluralistico”, di socialismo “necessario e possibile solo in Italia”, e aggiungendo il rifiuto del Pci per le “interferenze” sovietiche, in Italia come negli altri Paesi.
Posizioni, queste, che, all’epoca e in quel contesto storico – vedi l’invasione sovietica della Cecoslovacchia – rappresentavano un azzardo, non solo rispetto alla ‘casa madre’ ma anche rispetto alla base.

Così come rappresentava un azzardo – sempre in quel contesto – e una “sperimentazione” in anticipo sui tempi l’idea del compromesso storico (con la Democrazia Cristiana), l’idea di una collaborazione di governo tra cattolici e comunisti – un centrosinistra ante litteram, meno litigioso e più concreto – l’idea di un Partito comunista pronto a governare… Da un lato Berlinguer, dall’altro Moro: a testimonianza che l’Italia ha avuto (e può ancora avere) uomini politici capaci di riflessioni e di prospettive, capaci di guardare con un orizzonte ampio la politica e la vita del Paese.
Cosa sarebbe successo se…? Altra domanda che si ripropone guardando alla politica e alla storia, a ciò che è stato e ciò che poteva essere. Impossibile dare una risposta… il sequestro Moro e poi la morte dell’allora presidente della Dc indirizzarono il percorso, con il Pci di nuovo confinato all’opposizione.

La questione morale: “(…) Partiti hanno occupato lo Stato e tutte le sue istituzioni, a partire dal governo. Hanno occupato gli enti locali, gli enti di previdenza, le banche, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le università, la Rai TV, alcuni grandi giornali. (…) Insomma, tutto è già lottizzato e spartito o si vorrebbe lottizzare e spartire. E il risultato è drammatico. Tutte le ‘operazioni’ che le diverse istituzioni e i loro attuali dirigenti sono chiamati a compiere vengono viste prevalentemente in funzione dell’interesse del partito o della corrente o del clan cui si deve la carica. Un credito bancario viene concesso se è utile a questo fine, se procura vantaggi e rapporti di clientela; un’autorizzazione amministrativa viene data, un appalto viene aggiudicato, una cattedra viene assegnata, un’attrezzatura di laboratorio viene finanziata, se i beneficiari fanno atto di fedeltà al partito che procura quei vantaggi, anche quando si tratta soltanto di riconoscimenti dovuti. (…) Molti italiani, secondo me, si accorgono benissimo del mercimonio che si fa dello Stato, delle sopraffazioni, dei favoritismi, delle discriminazioni. Ma gran parte di loro è sotto ricatto. Hanno ricevuto vantaggi (magari dovuti, ma ottenuti solo attraverso i canali dei partiti e delle loro correnti) o sperano di riceverne, o temono di non riceverne più. (…) La questione morale non si esaurisce nel fatto che, essendoci dei ladri, dei corrotti, dei concussori in alte sfere della politica e dell’amministrazione, bisogna scovarli, bisogna denunciarli e bisogna metterli in galera. La questione morale, nell’Italia d’oggi, fa tutt’uno con l’occupazione dello Stato da parte dei partiti governativi e delle loro correnti, fa tutt’uno con la guerra per bande, fa tutt’uno con la concezione della politica e con i metodi di governo di costoro, che vanno semplicemente abbandonati e superati. Ecco perché dico che la questione morale è il centro del problema italiano. Ecco perché gli altri partiti possono provare d’essere forze di serio rinnovamento soltanto se aggrediscono in pieno la questione morale andando alle sue cause politiche. [...] Quel che deve interessare veramente è la sorte del paese. Se si continua in questo modo, in Italia la democrazia rischia di restringersi, non di allargarsi e svilupparsi; rischia di soffocare in una palude. (…)”.
Parole tratte da un’intervista a Enrico Berlinguer di Eugenio Scalfari e pubblicata su ‘la Repubblica’ del 28 luglio 1981. Ognuno può trarne le proprie conclusioni.

Oggi, a venticinque anni da quell’undici giugno, l’uomo – sardo, nato a Sassari il 25 maggio del 1922 – e l’uomo politico vengono ricordati… in televisione, in piazza, sul web – addirittura con una commemorazione on line su Facebook – dalle persone che lo hanno conosciuto, che lo hanno visto, che lo hanno ascoltato, o che ne hanno soltanto sentito parlare.

E qui, con questo scritto, per chiudere, vogliamo riportare poche righe che raccontano Enrico Berlinguer.
“Qualcuno era comunista perché Berlinguer era una brava persona…” (Giorgio Gaber)
“Un uomo introverso e malinconico, di immacolata onestà e sempre alle prese con una coscienza esigente, solitario, di abitudini spontanee, più turbato che allettato dalla prospettiva del potere, e in perfetta buona fede, di cui ci resta un programma sociale, politico, economico, etico e morale, non scritto, basilare per il futuro democratico e di progresso del nostro Paese” (Indro Montanelli).
“Berlinguer non è la Madonna” (Eugenio Scalfari).

Attilio Ievolella

Commenti

4 Responses to “I 25 anni dalla morte di Enrico Berlinguer Leader condiviso e la sua eredità morale”

  1. PEPPONE on giugno 12th, 2009 21.22

    Il nostro GRANDE LEADER ENRICO BERLINGUER A 25 ANNI dalla sua prematura morte urla dal suo riposo disturbato e non eterno:
    FRATELLI COMPAGNI “CI SI SALVA E SI VA AVANTI SE SI AGISCE INSIEME E NON DIVISI”

  2. PEPPONE on giugno 12th, 2009 21.25

    COMPAGNI DI TUTT’ITALIA UNIAMOCI NEL NOME DEL NOSTRO GRANDE LEADER ENRICO BERLINGUER, DIVISI NON SI VA DA NESSUNA PARTE. RIPRENDIAMOCI QUELLO CHE CI SPETTA, IL NOSTRO SIMBOLO”FALCE E MARTELLO” E IL NOSTRO NOME STORICO “PARTITO COMUNISTA ITALIANO – P.C.I.”
    UN SALUTO COMUNISTA DA MAURIZIO BROMBIN ALIA PEPPONE

  3. PEPPONE on giugno 12th, 2009 21.33

    COMPAGNI E GIUNTA L’ORA DI FARE SENTIRE LA NOSTRA VOCE NEL NOME DEL NOSTRO GRANDE COMPAGNO SEGRETARIO ENRICO BERLINGUER. VOI OPERAI ABBANDONATE I PENSIERI STUPIDI CHE VI HANNO PORTATI A VOTARE PER BERLUSCONI LA DESTRA E TUTTI I SUOI DEGNI COMPARI, LORO NON SONO CON VOI, NON SONO CON NOI, LORO CI VOGLIONO VEDERE SOCCOMBERE E CHIEDERE, A LORO, L’ELEMOSINA. IL VOSTRO ORGOGLIO DOV’E’ FINITO? VERGOGNA, STATE VENDENDO LA NOSTRA TERRA ITALIANA ALLA DESTRA FASCISTA.
    RAMMENTATE IL DETTO DEL PIU’ GRANDE COMPAGNO SEGRETARIO ENRICO BERLINGUER? NO!!? VE LO RAMMENTO:
    “CI SI SALVA E SI VA AVANTI SE SI AGISCE INSIEME E NON SOLO UNO PER
    UNO”
    UN SALUTO ARRABBIATO DAL COMPAGNO MAURIZIO BROMBIN ALIAS PEPPONE.

  4. PEPPONE on giugno 12th, 2009 22.32

    Sono nipote di un grande partigiano “Alberto Fabbri, luogotenete del LUPO capo dei partigiani emiliani. Mio nonno mi ripeteva spesso che solo l’unione fa la forza, e che L’unità di un popolo può cambiare la srte di una intera nazione. Ora mi rivolgo a Voi e vi chiedo: volete cedere la nostra amata terra ai fascisti o a mafiosi? Spero che la vostra risposta sia uguale alla mia, NOOOO!
    Se é così, e lo spero tanto e di tutto cuore, vi invito a parlare con i dirigenti di partito della sinistra del vostro paese e di fare si che tutti gli apparteneti alla SINISTRA fedele al nostro GRANDE LEADER “ENRICO BERLINGUER” si UNISCANO per creare un grande PARTITO e rispedire i governanti odierni e sinistroidi falsi a casa loro. Non abbaimo bisogno di loro, da soli possimo portare l’ITALIA alla dignità che gli appartiene e che le é stata tolta per colpa di beceri personaggi che hanno fatto deridere la nostra terra nel mondo inetro.
    COMPAGNI CHI VI PARLA E’ ILO COMPAGNO PEPPONE, STANCO DI QUESTA ASSURDA SITUAZIONE INSOSTENIBILE, DOBBIAMO RIPRENDERCI LA DIGNITA’ CHE CI E’ STATA TOLTA CON LA FALSITA’ E L’IPOCRISIA DEI GOVERNANTI CHE, SPERANO, DI AVER AFFOSSATO IL NOSTRO GRANDE PARTITO COMINISTA ITALIANO.
    FORZA COMPAGNI ALLA RISCOSSA NEL NOME DI ENRICO BERLINGUER.

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