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***L’opinione della politica***
COSA PREVEDE IL DDL INTERCETTAZIONI
di ANDREA SARUBBI*

giugno 10, 2009 di Redazione 

Il deputato del Partito Democratico ed ex conduttore del programma di Raiuno “A sua immagine” ci racconta – direttamente da Montecitorio – del disegno di legge del Governo che limita la possibilità di intercettare, sul quale si è votato stasera e su cui è esplosa, oggi, una dura polemica tra maggioranza e opposizione per la decisione dell’esecutivo di mettere la fiducia. Sentiamo.
Piccolo diario. Le reazioni di F. CAROSELLA

Nella foto, l’onorevole Andrea Sarubbi. Le pagine personali all’indirizzo http://andreasarubbi.wordpress.com

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di ANDREA SARUBBI*

La sensazione che ho, dopo le elezioni, è che l’opinione pubblica sia già andata in vacanza: proprio quello che il governo voleva, perché del decreto intercettazioni meno si parla e meglio è. In campagna elettorale, un provvedimento come questo avrebbe suscitato indignazione diffusa; oggi, a pochi giorni dal voto, nessuno ci fa più caso, e non è un caso che ne stiamo parlando in Aula proprio ora; la settimana prossima, infatti, si riaccenderanno i riflettori sui ballottaggi e allora zàcchete, vai col decreto terremoto. Credo che molti di voi sappiano già di cosa parliamo, ma voglio riassumerlo per i non addetti ai lavori: con questo provvedimento, che oggi è stato blindato con la fiducia e che domani verrà votato senza possibilità di migliorarlo, si indebolisce l’utilizzo delle intercettazioni telefoniche, di quelle telematiche e di quelle ambientali, circoscrivendolo a periodi molto ristretti nel tempo (due mesi) e per poche categorie di reati. Oltre tutto, lo ricordo, le intercettazioni sono ammesse solo in caso di gravi indizi di colpevolezza, il che è una contraddizione in termini, perché se non indago prima è difficile che scopra indizi di colpevolezza: dal traffico di rifiuti agli incendi dolosi, passando per le scommesse clandestine sugli animali, come faccio a scoprire che c’è un’attività criminale in corso se non utilizzo i telefoni, i computer, le microspie? La risposta della maggioranza è disarmante: le intercettazioni – hanno sostenuto oggi in Aula – non devono essere uno strumento per scoprire reati, tanto più se ciò avviene in modo casuale: la cosa che mi ha colpito maggiormente, nella dichiarazione di voto del leghista Matteo Brigandì, è stata la requisitoria contro la cosiddetta “pesca a strascico” (mentre intercetto Tizio per una rapina, scopro che il suo interlocutore Caio ha ucciso Sempronio con l’aiuto di Mevio) come se fosse la più ignobile delle barbarie, come se le indagini nei reati dovessero seguire un cavalleresco galateo in nome del garantismo. È da garantista che lo dico, sia chiaro: non si tratta, qui, di mettere sotto controllo i telefoni di tutti gli italiani per 24 ore al giorno e 365 giorni all’anno; non si tratta di spiare le camere da letto dal buco della serratura, per vedere se esce fuori qualcosa di strano, magari uno scoop a villa Certosa; si tratta, invece, di garantire alle forze dell’ordine gli strumenti necessari per fare il proprio lavoro, perché con questo provvedimento non sarebbero mai stati catturati gli autori dello stupro della Caffarella, visto che l’inchiesta partiva da una banalissima denuncia di violenza contro ignoti e non c’erano “gravi indizi di colpevolezza” a carico di nessuno. Ma il problema sicurezza, dico la verità, non mi sembra davvero il nodo della questione: le accuse più dure da parte del Pdl, nella dichiarazione di voto prima della fiducia, sono state infatti contro i giornalisti, rei di pubblicare parti dell’indagine prima della sentenza definitiva e di dare spazio anche a ciò che non appare penalmente rilevante. È la fuga di notizie, in sostanza, il nemico più temuto dal presidente del Consiglio, ed in questo primo anno di legislatura lo abbiamo sperimentato parecchie volte.

ANDREA SARUBBI*

*Deputato del Partito Democratico

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