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Firenze, Renzi non accetta compromessi Spini: “Intervenga qualcuno”. E Galli…

giugno 10, 2009 di Redazione 

I grandi ballottaggi. Il giornale della politica italiana vi racconta le sfide nelle tre grandi città che, per il comune o la provincia, vanno al secondo turno. Cominciamo dal capoluogo toscano dove il candidato del Pd respinge l’ipotesi di “accordicchi” con quel terzo incomodo che – con l’8% dei consensi – gli ha negato la conquista di Palazzo Vecchio al primo colpo. Giovanni Galli, sornione, sta a guardare. Luca Lena ci porta nelle stanze della politica fiorentina. Sentiamo.

Nella foto, Giovanni Galli e Matteo Renzi

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di Luca LENA

Lo aveva annunciato quando ancora rimaneva da scrutinare circa un terzo delle schede elettorali: “Andremo al ballottaggio e con percentuali che non ci aspettavamo di ottenere”. Matteo Renzi, candidato Pd con il 47,6% delle preferenze, riassume in poche caustiche parole l’amarezza per non aver sconfitto al primo turno Giovanni Galli del Pdl. La corsa alla carica di sindaco nel capoluogo toscano costringerà i fiorentini a tornare alle urne tra due domeniche.
E a giudicare dal clima che si respira negli ambienti del Pd la situazione sembra essersi complicata ulteriormente. “Mi aspettavo di raggiungere almeno il 48% – spiega Renzi – ma adesso faremo una campagna elettorale porta a porta in modo deciso e senza accordi con altri candidati, per non ripetere le logiche politiche che hanno messo in crisi l’amministrazione Domenici”. Ed è proprio l’ex sindaco di Firenze, fresco d’elezione al parlamento europeo, a ricevere i complimenti di Giovanni Galli e a divenire oggetto per una disamina globale sull’esito delle elezioni: “I fiorentini hanno scelto di interrompere la continuità con Domenici – sostiene il candidato del Pdl. Poi l’affondo all’avversario – Da parte nostra abbiamo raggiunto il 32% senza poter contare su una campagna elettorale lunga un anno e nonostante ciò Renzi non è riuscito a spuntarla”.
Giovanni Galli, pur accusando un ritardo percentuale non indifferente, si sente fiducioso per il secondo turno e prova a far sentire il fiato sul collo all’avversario.
Assume invece contorni inconsueti l’atteggiamento con cui il candidato del Pd si è lasciato andare all’autocritica. Non solo per la tempestività con cui ha annunciato il probabile ballottaggio ma perfino nella presa di coscienza relativa ad eventuali errori personali, e in riferimento ad una campagna elettorale nella quale non si è respirato il clima giusto.

Per quanto riguarda l’esito delle liste civiche che appoggiano i due sfidanti, in entrambi gli schieramenti non si raggiungono percentuali lontane dalle preferenze specifiche dei candidati. Ciò significa che le singole figure di riferimento non hanno saputo raccogliere più delle rispettive coalizioni. E questo è un segnale che potrebbe avere un significato ben preciso, in considerazione del fatto che entrambi i candidati principali seguono un percorso politico differente nella formazione eppure simile nei riflessi mediatici che li espongono all’opinione pubblica. Renzi respira politica sin da giovanissimo e si trova ad affrontare la più importante elezione della sua carriera. Pur apportando aria nuova nell’ambiente politico rischia di pagare la vicinanza con alcune posizioni dell’ex sindaco Domenici, finito in crisi per la vicenda di Castello. Giovanni Galli invece è alla prima apparizione sulla scena politica, in una città solitamente vicina a posizioni di centrosinistra. La presunta partenza ad handicap ha offerto la possibilità all’ex portiere di Milan e Fiorentina di affrontare un contesto elettorale alleggerito da particolari pressioni interne e di mascherare, almeno in parte, la scarsa esperienza in campo politico.

Con questi presupposti avrà luogo il gioco delle alleanze che al momento sembra ristagnare in intrighi dialettici e ostentate integrità morali. Nonostante ciò, Valdo Spini, terzo nelle preferenze con l’8,4% dei voti e sostenuto dalla sinistra radicale, commenta infastidito la volontà di chiusura da parte di Renzi: “Credo che il candidato Pd si sia cestinato da solo con questo atteggiamento. Mi auguro che Renzi cambi opinione e che intervengano anche altre voci della coalizione”.
Renzi continua a ribadire che ci saranno unicamente appelli all’elettorato degli esclusi, ma che lascerà decidere loro quale sia il candidato migliore per la carica di sindaco. Ma Spini rincara la dose: “Ricordo sia stato lo stesso Renzi a dire che un voto per me era un voto a Berlusconi. Il risultato è che è finito al ballottaggio”. Valdo Spini è l’unico dei tre ad aver ottenuto quasi un punto e mezzo percentuale in più rispetto alla propria lista, ed è forse questa consapevolezza a fargli alzare i toni in vista di un punto d’incontro con il Pd.
Tra gli altri candidati, oltre ad Ornella De Zordo che ha raccolto il 4,1% dei voti, c’è grande delusione per Marco Carraresi dell’Udc, ben al di sotto della soglia del 3% che pensava di raggiungere e ancora incerto sulle indicazioni di voto per il secondo turno. Ben più convinto invece Mario Razzanelli della lista “Comitati Cittadini” (3,3%), il quale apre immediatamente a Giovanni Galli.
Domenica 21 e lunedì 22 giugno si eleggerà dunque il nuovo sindaco fiorentino. Così come in Europa sembra allargarsi la macchia conservatrice, è doveroso notare che anche nelle principali città toscane, spesso lontane da questa attuale inclinazione continentale, sembra essersi avvicinata la forbice che divide i due poli. Per il Pdl si tratta dunque di un’opportunità da non sottovalutare; per il Pd difendere una delle roccaforti del proprio schieramento sarà indispensabile non solo per rilanciare una nuova visione del centrosinistra dopo la disfatta Domenici, ma anche per tenere a freno le mire espansionistiche del Pdl. Un secondo turno che nonostante il variegato intreccio d’alleanze, lascerà intatto il confronto diretto tra due personaggi che, in qualsiasi caso, porteranno una novità sostanziale a Firenze.

Luca Lena

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