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Via alla visita di Stato di Gheddafi in Italia Domani parla in Senato: proteste dal csx

giugno 10, 2009 di Redazione 

Muammar Gheddafi è stato accolto poco fa  dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi all’aeroporto di Ciampino, a Roma, dove oggi e domani incontrerà le quattro principali cariche dello Stato e avrà la possibilità di parlare in Senato. Insorge, per questo, l’opposizione. Il giornale della politica italiana vi ripropone il pezzo con il quale, con largo anticipo, aveva cominciato a raccontarvene. Il servizio è di Désirée Rosadi. Sentiamo.Nella foto, Silvio Berlusconi e Muammar Gheddafi stamattina a Ciampino

(3 giugno 2009) - Arriverà a Roma il 10 giugno, e si fermerà fino al 12. Alloggerà nei locali di villa Pamphili, mentre nei giardini verrà montata la sua enorme tenda nella quale riceverà gli ospiti, come avviene in Libia. Sarà accolto dalle quattro principali cariche dello Stato. Per poi tornare a luglio, al G8, come presidente di turno dell’Unione Africana. Da noi sembra essere nata una certa ammirazione per la “‘guida’ della Rivoluzione libica”. Ma il personaggio non è un santo. Ce ne parla la nostra Désirée Rosadi.           

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di Désirée ROSADI

Se in questi giorni, passeggiando per il Gianicolo vi imbatterete in un’enorme tenda, non pensate all’arrivo di un circo itinerante, e neppure ad un raduno di scout. Quella, infatti, non è una semplice struttura di drappi e tappeti beduini, ma sarà la residenza del leader libico Muammar Gheddafi durante il suo soggiorno a Roma. Meglio specificare: il colonnello dormirà nei locali di villa Pamphili, mentre nella tenda riceverà gli ospiti, come ha fatto in altri paesi e come fa quando è in Libia. E se pensavate di entrare e fare due chiacchere con lui, beh vi sbagliate perché l’area della villa per l’occasione diventerà sede distaccata di rappresentanza del Governo italiano. Il suo arrivo è atteso per il 10 giugno e resterà a Roma fino al 12. Gheddafi sarà accolto dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, dal Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, dai Presidenti di Senato e Camera, Renato Schifani e Gianfranco Fini. E non finisce qui. Infatti, tornerà con la sua delegazione in Italia in occasione del G8 di luglio nelle vesti di Presidente di turno dell’Unione Africana.

Gheddafi, dal canto suo, non perde occasione per venire a far visita ai suoi amici italiani. Solo un mese fa il consiglio della Facoltà di Giurisprudenza di Sassari ha approvato la proposta formale di assegnare una laurea honoris causa in giurisprudenza al leader libico. Inoltre, è notizia di questi giorni che ci saranno alcuni investimenti libici sulla squadra di calcio della Roma, che farebbero tirare un sospiro di sollievo alla famiglia Sensi. Insomma, un’autentica ascesa per la Libia e per l’immagine della sua guida politica Gheddafi (egli non ricopre una carica ufficiale, ma è astato acclamato dal popolo come guida della Rivoluzione libica, che liberò il paese dal dominio di re Idris, nel 1979), che desta entusiasmo misto a curiosità negli italiani. In fondo, sembra un uomo mite, sorridente e affabile, e molto ammirato e invidiato dagli uomini italiani per le sue 40 assistenti, che porta con se ovunque.

Tutto ciò è inquietante agli occhi di chi conosce la vera storia del suo paese, e ancora più inquietante è il silenzio che regna in Italia su questa Gheddafi mania. Dico “Gheddafi” di proposito, perché non si tratta di un’ammirazione per il popolo libico e per la sua storia travagliata, ma dell’adorazione cieca di un leader-dittatore. È straordinario come in tempi di democrazia, nessuno trovi fuori luogo, se non disgustoso, questo asservimento al potere del denaro e del capitale; il fatto di contribuire al risanamento di una società di calcio sembra addirittura un’opera di solidarietà nei confronti degli amici italiani. Amici, perché la Libia è un partner economico molto prezioso per noi: solo nel 2008 le esportazioni italiane in Libia hanno totalizzato 2 miliardi di euro con un incremento del 64% rispetto all’anno precedente. E Tripoli ci ripaga con il suo petrolio greggio e gas naturale.

Qualcuno ricorderà il Gheddafi del terrorismo contro Israele e contro gli USA, del sostegno all’IRA irlandese e a Settembre Nero, e l’embargo economico contro la Libia deciso dall’ONU nel 1988. Nel corso degli anni Novanta, il colonnello si è avvicinato all’Occidente e agli USA; addirittura Bush ha tolto la Libia dalla famosa lista degli Stati canaglia. Di certo il suo regime non si può definire una democrazia, così come la intendiamo noi: i diritti politici non sono concessi, infatti non esiste il concetto di multipartitismo in Libia, e vige in culto della personalità di Gheddafi. Ma all’Italia, che tra l’altro si deve far perdonare molto dal popolo libico, non fa scandalo tutto questo.

Désirée Rosadi

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