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Europee, l’Italia non muore. Analisi “militante” in 7 punti di M. Adinolfi

giugno 8, 2009 di Redazione 

Adinolfi, giornalista, conduttore televisivo, blogger, è in realtà molto di più di un “semplice” per quanto autorevole analista: membro - come i nostri lettori sanno bene - della direzione nazionale del Partito Democratico, si prepara a presentarsi candidato alla segreteria al congresso di ottobre. Ed è proprio in vista del congresso che propone al giornale della politica italiana queste “considerazioni militanti” sul voto continentale. Riflessione in sette punti lungo un fil rouge di suggerimenti al suo partito e a Franceschini. Sentiamo.

Nella foto, Mario Adinolfi

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di MARIO ADINOLFI

Qualche considerazione guardando i risultati delle elezioni Europee.

1. Berlusconi ha perso le elezioni. Ma, attenzione, non le ha perse il centrodestra. Il presidente del Consiglio paga la sua arroganza, il suo delirio di onnipotenza, il suo malcostume, le minacce dei suoi avvocati. Ma la coalizione da lui guidata cresce. La somma dei voti di Pdl e Lega a queste europee è analoga a quella delle politiche: 46.8% un anno fa, 45.5% oggi. Il centrodestra è sostanzialmente stabile. Ma Berlusconi ha infilato la discesa che lo porterà all’addio. Questo 35.2% gli sarà imputato e Fini comincerà tra qualche settimana a presentare il conto. La Lega al 10.3% ottiene un risultato incredibile.

2. Il Pd ha perso le elezioni. Arretra di sette punti rispetto alle politiche di un anno fa, ma il 26.2% è un risultato che legittima Dario Franceschini a ricandidarsi alla segreteria. A patto, però, che si presenti dimissionario alla prossima direzione nazionale, ammetta l’insufficienza di una percentuale del genere e dichiari che se avesse avuto più tempo avrebbe potuto portare il partito più in alto. In cento giorni, avendo ereditato il disastro veltroniano derivato proprio dall’incapacità di accettare la logica delle cose dimettendosi dopo la sconfitta politica e amministrativa di un anno fa, Franceschini non poteva fare di più. Ora si ricandidi, ma con un progetto di Pd totalmente rinnovato. Certo, l’idea di mandare Giovanna Melandri a commentare i risultati a Porta a Porta dimostra lo stato di confusione mentale di questa inamovibile classe dirigente del Pd. Ancora con la Melandri? Il Pd necessita di un rinnovamento radicale, Franceschini continui a provarci, noi presenteremo comunque la mozione ISCRITTI PROTAGONISTI (per rappresentarla sul territorio inviare una disponibilità a adinolfi2009@gmail.com) ad un congresso che deve essere un congresso vero di cui non avere paura. E lì, rovesceremo finalmente la piramide, che questi faraoni e queste faraone qui sono più che bolliti.

3. Antonio Di Pietro vince ma non stravince. Ricorderà questo 8% come il risultato migliore della sua storia politica. Rispetto a quanto si attendevano al quartier generale dell’Italia dei Valori, l’ex pm sta sotto di più di un punto. Ma comunque Di Pietro si conferma interlocutore importante e necessario per costruire l’alternativa di governo.

4. Le sinistre radicali e i radicali di Marco Pannella stessi restano fuori dal Parlamento europeo e devono mettersi in testa che il loro unico orizzonte politico realistico è l’ingresso come componenti organizzate all’interno del Partito democratico. Ma Diliberto, Ferrero, la Francescato, forse anche Vendola vorranno tenere aperta la loro bottega, condannandosi all’irrilevanza politica.

5. L’Udc cresce dello 0.9% e grida al miracolo, ma il miracolo vero lo fa Raffaele Lombardo in Sicilia, dando due punti di distacco all’Udc stessa nella circoscrizione Italia insulare. Casini finirà il suo percorso in braccio a Berlusconi, il Pd non si faccia illusioni. Siedono nello stesso gruppo al Parlamento europeo. Ma per un paio d’anni ancora toccherà corteggiarlo. E illudersi. Inutilmente.

6. Le destre fasciste italiane sono allo zerovirgola, anche la Destra di Storace resta fuori dall’Europarlamento e questo mentre le destre xenofobe e populiste avanzano in tutta Europa. Una buona notizia. Anche se xenofobia e populismo sono nel Dna di ben altri soggetti politici, qui da noi.

7. Ora c’è il referendum, che mancherà il quorum. C’è la stagione congressuale nel Pd. C’è l’inizio della resa dei conti nel Pdl, con un Berlusconi che diventerà ancora più minaccioso e arcigno, per via della paura. C’è da avviare il gioco delle alleanze nel centrosinistra: invitare Sinistra e Libertà, radicali, comunisti ragionevoli all’interno di un grande e nuovo Partito Democratico, con una classe dirigente tutta rifondata (pensionare le Melandri di ogni genere, please, repetita iuvant). Chiudere un’alleanza dialettica con l’Italia dei Valori. Provare l’approccio con l’Udc. Oggi una coalizione di questo genere, basata sull’architrave di un Pd veramente di massa e plurale, avrebbe il 49.5% dei voti. Quattro punti in più dell’attuale coalizione di governo. Vincerebbe le elezioni, insomma. E nessuno avrebbe scommesso sul fatto che una distanza a cifra singola tra Pd e Pdl avrebbe permesso queste considerazioni. In realtà, io ci avevo scommesso sopra cento euro. E oggi vado a incassare il premio, avendo creduto che fosse possibile. L’Italia non chiude le porte alle sue forze migliori. L’Italia non muore.

MARIO ADINOLFI

Commenti

One Response to “Europee, l’Italia non muore. Analisi “militante” in 7 punti di M. Adinolfi

  1. Paola Tonello on giugno 10th, 2009 09.26

    L’obiettivo del PD non dovrebbe essere raccattare voti a destra e a manca, ma essere un partito di sinistra, magari mai al governo ma di vera opposizione. Se così fosse, noi transfughi di sinistra riprenderemmo a votarlo.

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