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Ma ieri si è votato anche in Libano. E contro le previsioni Hezbollah sconfitto

giugno 8, 2009 di Redazione 

Europee, amministrative. Era inevitabile che passasse sotto silenzio. Non sul giornale della politica italiana, che con Désirée Rosadi vi racconta l’esito delle elezioni nel Paese dei Cedri, dove il partito sciita filo iraniano protagonista di vari tentativi di presa (meno) democratica del potere che ricorderete, dato per favorito, è stato invece battuto dalla coalizione anti-siriana di Hariri.

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Nella foto, sostenitori di Hariri festeggiano la vittoria

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di Désirée ROSADI

Ieri sera, appena dopo la mezzanotte, Saad Hariri, leader della coalizione anti-siriana, ha annunciato la vittoria alla sua Future TV. Un successo netto: 71 seggi parlamentari su 128. I restanti 57 voti sono andati ad Hezbollah, partito sciita filo iraniano dato fino a ieri per favorito. Il dato dell’affluenza alle urne è stato più che positivo, infatti c’è stato un incremento dal 45% delle consultazioni del 2005, al 55%. Le votazioni, inoltre, si sono svolte in un’atmosfera tranquilla, soprattutto grazie al dispiegamento di molti militari a controllo dell’ordine pubblico.

In ogni modo, i dati positivi non evitano alcune difficoltà nella spartizione del parlamento: la costituzione libanese presume che i seggi siano divisi esattamente a metà tra musulmani e cristiani, ciò significa che non sarà garantita la possibilità di governo per la coalizione cristiano (maronita)-sunnita. È risaputo che la nuova opposizione del Partito di Dio, oltre a controllare il voto sciita, ha come principale alleato la Corrente dei Liberi Patrioti del generale cristiano Michel Aoun.

Non si prospetta un percorso in discesa per le istanze democratiche di Hariri, che potrebbero incagliarsi di fronte alle alleanze parlamentari. Un dato non trascurabile è quello dell’affluenza alle urne: in una fase di ripresa del Paese, la popolazione sembra aver scelto la via filo occidentale e democratica, andando contro ai programmi pre-elettorali. Resta il fatto che molto dipenderà dall’esito del voto in Iran.

Désirée Rosadi

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