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Europee, intervista a Oliviero Diliberto: “Al centro la sicurezza. Del lavoro”

giugno 5, 2009 di Redazione 

Mancano poche ore al silenzio elettorale e poche di più all’apertura delle urne. Il giornale della politica italiana vi propone l’ultimo colloquio della serie che ci ha accompagnato in queste settimane di avvicinamento al voto per Strasburgo. Il leader di Rifondazione-Comunisti italiani, capolista nella circoscrizione centrale, parla di falce e martello, sinistra, delle sue priorità in caso di elezione. L’ha intervistato Ginevra Baffigo. Sentiamo.

Nella foto, il segretario del Partito dei Comunisti Italiani, Oliviero Diliberto

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di Ginevra BAFFIGO

Oliviero Diliberto, i dati degli ultimi sondaggi prima del “silenzio” vi davano in crescita.
«Abbiamo fatto una campagna elettorale fra la gente. Alle mie manifestazioni, e sono arrivato con quello di stasera a 95 comizi in 21 giorni, partecipano in tanti. Soprattutto giovani. Che anche attraverso il web hanno ritrovato il contatto diretto con noi. Ma che poi hanno voluto, cercato, anche il tradizionale contatto in piazza».
Domani e dopo si recheranno alle urne gli italiani, fra i quali vi saranno anche molti nati dopo l’89; giovani a cui le battaglie della Falce e Martello non rimandano direttamente a ricordi vissuti, ma tutt’al più ereditati. I valori sintetizzati dal vostro simbolo possono davvero sopravvivere indenni al trascorrere del tempo?
«La falce e il martello non sono i simboli di una vecchia ideologia. La falce e il martello sono i simboli del lavoro. Se il partito comunista nascesse oggi, forse avrebbe come simbolo una tastiera e un computer, o la cuffia di un call center. Quel simbolo antico, un giovane potrebbe tradurlo così. E vedere in noi l’unica forza politica attenta ai temi del lavoro, del precariato. Della sicurezza. Sì della sicurezza, ma non della falsa sicurezza generata dalle paure indotte da forze razziste come la Lega che vuole gli autobus a Milano con scompartimenti separati per milanesi ed extracomunitari, ma della sicurezza del lavoro e sul lavoro. La sicurezza di poter avere un lavoro e la sicurezza di poterlo svolgere senza pericolo. Ogni giorno muoiono quattro persone sul posto di lavoro. Questo è intollerabile».
Se le urne decretassero l’elezione di due o più rappresentanti della vostra lista, quali sarebbero le battaglie da portare con urgenza a Strasburgo?
«Di sicurezza. Ma di quella sicurezza di cui dicevo prima: la sicurezza del lavoro e la sicurezza sul posto di lavoro. Di questo mi voglio occupare in Europa».
Rispetto agli anni Novanta il centrosinistra, ed in particolare l’ala radicale, hanno registrato un forte calo di consensi, palesato alle politiche dell’anno scorso. Che spiegazione vi siete dati?
«Abbiamo pagato carissimo il nostro appoggio al Governo Prodi. Lo abbiamo pagato caro perché non abbiamo saputo ottenere nulla da quella esperienza di Governo. Perché Prodi ha concesso solo alle imprese e non ai lavoratori. E’ per questo che la nostra gente ci ha voltato le spalle. Ora stiamo cercando di riconquistarne la fiducia».
Il Pdci sostiene la necessità di una lista unica della sinistra che vada oltre l’appuntamento elettorale. Malgrado questo vostro disegno, oggi la sinistra radicale si presenta divisa in tre liste distinte. Come lo spiegate?
«Guardi, la domanda andrebbe rivolta a chi a un mese dalle elezioni ha fatto una scissione e fatto un nuovo partito. Noi abbiamo riunificato Rifondazione e Comunisti Italiani».
Come avete più volte sottolineato il vostro non è un cartello elettorale ma un progetto politico, eppure a pochi giorni dal voto si riscontra un’ulteriore divisione – con due candidati distinti – tra voi e Rifondazione a Torino, nella corsa a Palazzo Cisterna: che giudizio ne dà?
«A livello locale ci sono dinamiche che spesso premiano le divisioni. Sarà nostro dovere e nostro impegno superare piano piano tutte le divisioni che si manifestano sui territori. Questo sarà il vero risultato del processo di unità».
Guardando a Torino non si può non pensare alla Fiat, soprattutto nel momento in cui Marchionne la internazionalizza. Oggi il mercato dei beni è un mercato globale, e anche il lavoro è divenuto tale. Non sarebbe auspicabile una normativa europea a tutela dei lavoratori?
«E’ quello che cercherò di fare se sarò eletto parlamentare europeo».
Il Presidente della Banca d’Italia, Mario Draghi, sostiene che gli effetti della crisi, non ancora riscontrati nell’economia reale, si registreranno a partire da settembre e proseguiranno per tutto il 2010. Quali sono le misure che vorreste adottare, a livello europeo, per arginarla e magari tramutarla in un’occasione propizia?
«Ci vuole un massiccio investimento dello Stato nella crisi. Politiche keynesiane di spesa. Il mercato, con buona pace di tutti, non ha funzionato. E questa crisi sta lì a dircelo. Ci vuole che lo Stato faccia da redistributore del reddito in questo momento per tamponare la crisi e la disoccupazione. Apri una buca e chiudi la buca: è questo quello che deve fare lo Stato oggi».

Ginevra Baffigo

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