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DIARIO POLITICO. Il premier: “Milano pare l’Africa”. Bossi: “Al Nord vince la Lega”

giugno 4, 2009 di Redazione 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La migliore, la più approfondita, la più specializzata. La nota esclusiva del giornale della politica italiana. Dedicata, oggi, a queste ultime ore di campagna elettorale. Al Palaghiaccio di Milano si sta tenendo il comizio conclusivo di Bossi e Berlusconi con il candidato alla Provincia Podestà. Il Cavaliere: “Troppi immigrati, non lo accetto”. Il Senatùr, dal canto suo: “Col c… che il Pdl prende più voti di noi”. Ma la giornata è caratterizzata soprattutto dalle apparizioni televisive dei leader, con il presidente del Consiglio che si divide tra Canale5 e Sky, suscitando, per il primo intervento a “Mattino Cinque”, le proteste del Partito Democratico che lamenta come “abbia occupato gli studi per 45 minuti, senza contradditorio nè domande degne di questo nome”; Franceschini sarà invece stasera a Matrix, in seconda serata: “Non è il momento della delusione, che pure capisco – ha ripetuto il segretario del Pd – Nessuno l’8 giugno si vuole svegliare con un padrone assoluto per l’astensionismo del nostro popolo”. Ma apriamo con la coda di polemiche sul caso-voli di Stato, con Ghedini che replica sull’indagine a carico del premier. Sentiamo.

Nella foto, Bossi e Berlusconi stasera a Milano

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di Gabriele CANARINI

Siamo alle ultime battute della campagna elettorale. Una campagna elettorale che ha registrato forti ed accese polemiche, su temi, però, inaspettatamente, anche per gli stessi protagonisti, diversi da quelli che erano preventivabili. La lunga scia lasciata dalle molteplici vicende che ruotano intorno alla figura del presidente del Consiglio non accenna, infatti, a diminuire, ma anzi continua a relegare in secondo piano i temi, europei e locali, più strettamente connessi con il voto di sabato e domenica. Uno di questi temi, quello legato all’uso/abuso dei voli di Stato, ha avuto, inoltre, nelle ultime ore un importante sviluppo, poiché, a seguito dell’esposto presentato dal Codacons alla Procura di Roma, quest’ultima ha aperto un fascicolo su Silvio Berlusconi, che è così finito nel registro degli indagati per il reato di abuso d’ufficio. La Procura ha subito chiarito che si tratta di un «atto dovuto» per verificare se, nell’episodio emerso dalle foto, in cui si vedono scendere dall’aereo di Stato il chitarrista Mariano Apicella e una ballerina di flamenco, vi sia stato il rispetto della legge oppure no. Sul merito dell’inchiesta è intervenuto subito l’avvocato difensore di Berlusconi, e deputato del Pdl, Niccolò Ghedini, che ha chiarito il senso dell’apertura dell’indagine: «Si tratta di un passo unicamente finalizzato a chiedere l’archiviazione. In materia, infatti, la giurisprudenza è pacifica: è il caso tipico del funzionario pubblico che ha in uso l’auto di servizio e fa salire a bordo la moglie, lasciandola poi lungo il tragitto alla fermata dell’autobus. In questo caso il peculato non c’è». Ghedini poi ha spiegato che, fin tanto che se un volo di Stato è presente colui per il quale il volo è finalizzato, ossia, in questo caso, il presidente del Consiglio, è ammissibile che egli possa portare con sé «dei soggetti che ritiene indispensabili per l’espletamento delle sue funzioni. E se ritiene di portarsi dietro qualcuno che intrattenga i suoi ospiti, il suonatore di violino e il direttore d’orchestra, francamente non ci vedo nulla di male». Per ciò che riguarda, invece, più strettamente l’ambito giuridico, Ghedini ha precisato che il lodo Alfano non preserverebbe Berlusconi dall’indagine a suo carico, poiché, trattandosi di un reato commesso nell’esercizio delle funzioni ministeriali, «il lodo Alfano esclude i reati appunto previsti dall’articolo 96 della Costituzione. In questo caso si potrebbe procedere, salvo che il Parlamento non riconosca l’improcedibilità». Ed infatti, secondo l’articolo 96 della Costituzione «il presidente del Consiglio e i ministri, anche se cessati dalla carica, sono sottoposti, per i reati commessi nell’esercizio delle loro funzioni, alla giurisdizione ordinaria, previa autorizzazione del Senato della Repubblica o della Camera dei deputati, secondo le norme stabilite con legge costituzionale». Questo, però, non escluderà che il premier e i suoi legali, nell’eventualità che la Procura proceda con il rinvio a giudizio, chiedano lo stesso trattamento riservato a Francesco Rutelli e Clemente Mastella, indagati per il medesimo reato allorché, per recarsi al Gran Premio di Monza, utilizzarono un volo di Stato sul quale salirono anche i loro parenti. In questo caso si è arrivati all’archiviazione, e sembra probabile che la medesima sorte toccherà anche a questa inchiesta. Ciò nonostante, non si è fermata l’azione del Codacons che ha presentato un ulteriore esposto alla Procura della Repubblica di Tempio Pausania (per competenza territoriale) e a quella di Roma, in cui ha chiesto di acquisire ulteriore documentazione e di ampliare l’indagine in corso. Nello specifico, il Codacons ha chiesto alle due Procure di acquisire l’elenco completo dei passeggeri che hanno viaggiato sul volo di Stato in Sardegna finito nel mirino della Procura di Roma, i provvedimenti di autorizzazione alla partecipazione al volo e la qualifica esatta dei medesimi soggetti. L’associazione dei consumatori, come ha illustrato in una nota, «ha chiesto anche di accertare se tali soggetti abbiano viaggiato sotto copertura assicurativa, aspetto non di secondaria importanza ai fini dei risarcimenti in caso di incidenti». Il presidente di Codacons Carlo Rienzi ha poi così replicato all’ipotesi che l’indagine venga presto archiviata: «Non ci sarà nessuna archiviazione, se il pm, com’è in suo potere, disapplicherà la direttiva sui voli di Stato, ritenendola illegittima. In tal caso l’atto amministrativo diventa nullo e non potrà non scattare l’ipotesi di reato». Il premier, tuttavia, dal canto suo ha ribadito anche stamattina, in un intervento telefonico a Telelombardia, la propria serenità: «Il caso sarà rapidamente archiviato. Sono, non dico felice e soddisfatto nel vedere come per attaccarmi si attaccano a tutto, anche quando non c’è nulla su cui attaccarsi. C’è una precisa norma che consente al presidente del Consiglio di portare con sé delle persone a costo zero». E, nel riprendere il concetto in un successivo intervento a “Mattino Cinque”, su Canale 5, ha stretto il campo attorno all’obiettivo della sua critica: «L’indagine è risibile e obbligata, perché c’è stata una denuncia. E’ un caso che dimostra la meschinità delle persone che stanno all’opposizione, e la pochezza e l’invidia di questi signori». A queste parole ha risposto, dagli studi di “Matrix”, in cui ha registrato la puntata che andrà in onda questa sera, il segretario del Pd Franceschini, ribadendo come, a suo parere, le azioni del premier finite sotto inchiesta denuncino una mancanza di opportunità politica: «Brown è in crisi perché c’é un ministro che si è dimesso perché il marito ha acquistato un “filmino”, non si sa bene di che tipo. Pensiamo a noi: da noi si parla di voli di Stato… Io non so se si deve arrivare a quegli eccessi, ma è quella la direzione in cui si deve andare: moralità e trasparenza». Sulla vicenda si è espresso anche il collega di partito di Franceschini Massimo D’Alema, parlando durante un impegno elettorale in Calabria: «Sulle indagini non dico nulla, ma voglio dare un giudizio politico: le spese dei voli di Stato, con il governo Prodi, erano di 23 milioni in un anno e ora sono schizzati a 60 milioni. In un momento di crisi, in cui si puniscono i dipendenti pubblici assenteisti, forse il governo dovrebbe dare il buon esempio».

Franceschini. Oltre alla polemica sui voli di Stato, però, vi sono anche temi più strettamente legati al voto di questo fine settimana, come quello inerente all’astensionismo, che, come già abbiamo analizzato nei giorni scorsi sul nostro giornale, riguarderà quasi tutti i Paesi europei in cui i cittadini sono chiamati alle urne, arrivando a toccare, secondo le previsioni, anche il 65% degli elettori. Di questi rischi è ben cosciente il leader del Pd Franceschini, che in questi ultimi giorni si è speso a favore di una partecipazione quanto più possibile consistente al voto, e ha anche oggi ribadito, durante la registrazione di Matrix, il medesimo concetto: «Penso, temo che ci sia il rischio dell’astensione. C’è una maggiore attenzione dove si vota anche per le amministrative, meno dove si vota solo per le Europee. Ma l’astensionismo è un errore. Non si capisce cosa c’è in gioco, non è il momento del voto di protesta. Capisco la delusione ma non è il momento di astenersi». Poi Franceschini ha illustrato quale sia il rischio, a suo parere, da scongiurare attraverso questo voto: «Un partito di opposizione forte è una garanzia per tutti gli italiani. Nessuno l’8 giugno si vuole svegliare sotto un padrone assoluto a causa dell’astensionismo del nostro popolo». Il numero uno dei Democratici si è quindi rivolto a quella fetta dell’elettorato sfiduciata dall’attuale situazione politica del primo partito d’opposizione: «Io a quelle persone che sono nella delusione, che sono “delusi per amore”, dico che capisco le loro ragioni, ma abbiamo bisogno che ci date una mano. Abbiamo bisogno della vostra forza, sia per il futuro progetto di un grande partito riformista, che metta insieme tutte le culture riformiste di questo Paese, e che gestisca il cambiamento dell’Italia, ma anche per contrastare questa destra». Incalzato, poi, sulle percentuali di voto con cui il Pd potrebbe uscire dalle urne, Franceschini ha preferito non fare previsioni: «Il mio indice di popolarità non mi interessa per niente. Io mi addormento contento se ho fatto anche una cosa buona per il mio Paese, non come Berlusconi che è contento se gli dicono che i sondaggi gli danno un consenso che passa dal 98 al 99 per cento». Intervenuto, in seguito, alla trasmissione “28 minuti” su Radio Due, il segretario del Pd ha stigmatizzato la linea tenuta da Berlusconi in questi ultimi tempi: «Berlusconi dice le stesse cose da 15 anni. Potrebbe mandare una cassetta perché è dal 1994 che dice le stesse cose, che le spara grosse in campagna elettorale e poi le copre facendo scendere una cappa di silenzio. Invece – ha aggiunto il leader del Pd – servono serietà e futuro. Si può voltar pagina e le Europee possono essere il momento per cominciare a voltar pagina».

Berlusconi. Da parte sua, il Cavaliere ha ribadito la propria linea difensiva, rispetto alle molteplici critiche sui suoi comportamenti piovutegli addosso da più parti negli ultimi tempi, definendole il prodotto di una sinistra «sgangherata», e ribadendo il proprio disinteresse verso un modo, a suo dire, improprio di fare giornalismo: «Non leggo i giornali perché conosco la mia vita privata, non ho bisogno di essere informato o disinformato dai giornali». Per quanto riguarda, invece, le critiche pervenutegli dalla stampa straniera, Berlusconi ha la sua spiegazione: «So come funzionano i giornalisti stranieri nei salotti romani, sono giornalisti che attingono ai giornali di sinistra e portano sui loro giornali articoli che dipingono l’Italia in modo diverso da quella che è. Perché la realtà italiana è molto diversa, per fortuna». E, dopo aver rispolverato il tema secondo cui «la campagna di stampa internazionale è orchestrata da un gruppo italiano», con chiaro riferimento al gruppo “L’Espresso”, di proprietà di Carlo De Benedetti, spesso negli anni avverso al Cavaliere, e proprietario del quotidiano “La Repubblica”, il premier ha poi allusivamente accennato al fatto che parte di quelle testate britanniche che si sono occupate in modo critico di lui, siano di proprietà del magnate australiano Rupert Murdoch, presidente di Sky: «Dopo la vicenda dell’aumento dell’Iva a Sky si è creata una frizione con il gruppo Murdoch. E’ una combinazione? Non voglio essere maligno…». Il presidente del Consiglio ha, quindi, illustrato le ragioni per cui sarà, a suo dire, utile votare per il suo partito alle elezioni Europee: «Se le urne daranno come risultato al Pdl ciò che risulta dai sondaggi, ossia tra il 40 e il 45 per cento, il Pdl sarà il gruppo numericamente più importante dentro la grande famiglia della libertà e della democrazia che è il partito popolare europeo». Per questo, secondo Berlusconi, come spiegherà anche più tardi in un successivo intervento a Sky, «il voto al Pd sarà inutile, perché il Pd è un pesce fuor d’acqua: si dividerà fra Pse e Liberali. Saranno ininfluenti. Il Pdl, invece, non è né di destra né di sinistra, ma rappresenterà l’Italia nel Parlamento europeo». A questo punto il Cavaliere non ha potuto risparmiarsi una battuta sul segretario del Pd e su uno dei suoi membri più influenti e più in vista, D’Alema: «Franceschini si è illustrato in questa campagna elettorale molto divertente. Da qui, il giusto motto “un Franceschini al giorno toglie il Pd di torno”. Per quanto riguarda invece D’Alema, i suoi ultimi comportamenti e il prevalere del sarcasmo lo hanno fatto cadere in basso». Berlusconi ha poi ribadito la propria determinazione a portare avanti le riforme istituzionali anche senza il beneplacito dell’opposizione: «Non so se la sinistra lavorerà con noi per le riforme di cui il Paese ha bisogno, fino ad ora non lo ha fatto. Ma noi le faremo, e abbiamo la possibilità di farle soltanto con i nostri numeri in Parlamento». Infine, il premier ha sottolineato quando permanga solida l’alleanza con la Lega: «Tra me e Bossi c’è amicizia. Ci vogliamo bene e stasera chiuderemo la campagna elettorale insieme». Infatti questa sera i due leader del centrodestra saranno a Milano per porre il sigillo sulla corsa alla presidenza della Provincia del loro candidato Guido Podestà, e perciò anche Bossi non ha lesinato, in un’intervista rilasciata a “Panorama”, parole di elogio nei confronti del capo del Governo: «Io sono amico di Berlusconi. Ogni grande patto è sacro. Niente mani libere, Berlusconi è una brava persona: io non cambio uno che mantiene le promesse». Per quanto riguarda, invece, il risultato delle elezioni, Umberto Bossi stabilisce una preferenza verso le amministrative rispetto alle Europee: «Mi aspetto di vincere nei comuni e nelle province. Quelli mi interessano». Bossi ritiene, poi, prematura la discussione sulla leadership futura del centrodestra: «Il leader per adesso è Berlusconi. E non è giusto per Berlusconi parlare ora di suoi successori. Fini poi non ha alcuna intenzione di fare le scarpe al Cavaliere». Sul caso Noemi, invece, il Senatur è lapidario: «E’ una bella montatura, più legata alla politica della sinistra che ai poteri forti. La sinistra non ha più i voti, non ha un progetto e allora questo le rompe le scatole. Era sempre stata capace di interpretare la gente, la società. Adesso non più».

“Mattino Cinque”. La presenza di Berlusconi questa mattina a Canale 5 ha, però, suscitato la reazione del responsabile comunicazione del Pd Paolo Gentiloni, che ha lamentato la mancanza di un adeguato contradditorio alle esternazioni del premier: «Il leader del Pdl ha di fatto occupato gli studi, parlando ininterrottamente per 47 minuti, senza contraddittorio né domande degne di questo nome. Chiediamo pertanto ad Agcom di esigere un immediato riequilibrio domani mattina, con modalità e tempi analoghi, per il leader del maggiore partito di opposizione».

Gabriele Canarini

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