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Diario politico. Voli di Stato, Berlusconi è indagato. Europee, Pd nel nuovo gruppo

giugno 4, 2009 di Redazione 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La prima firma è Gabriele Canarini. Il presidente del Consiglio è stato iscritto nel registro degli indagati dalla Procura di Roma con l’ipotesi di abuso d’ufficio. Si tratta comunque di un atto dovuto e potrebbe essere seguito dal trasferimento dell’indagine al Tribunale dei Ministri. Il premier, intanto, mercoledì sera era a “Porta a porta”: “Non mollo”, ha detto Berlusconi, la possibilità di ricorrere ad elezioni anticipate è “fantapolitica”. In giornata erano arrivate nuove critiche da parte di giornali stranieri. D’Alema: “All’estero ridono di noi”. Frattini: “Orgoglioso di essere italiano”. Infine, è stato definito l’accordo che porta alla nascita del nuovo gruppo all’Europarla- mento nel quale andrà a collocarsi il Pd: si chiamerà “Alleanza dei socialisti e dei democratici”. Ma non tutti sono d’accordo. Il racconto.

Nella foto, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi

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di Gabriele CANARINI

La giornata odierna registra la decisa auto difesa del Presidente del Consiglio Berlusconi che, ospite del programma Porta a Porta in onda questa sera, ha, dapprima, rigettato l’eventualità che si possa ricorrere ad elezioni anticipate, bollandola come «fantapolitica», e ha poi ribadito la propria solidità politica, ormai a pochi giorni dalla chiusura della campagna elettorale: «Non mi è mai passato nemmeno per l’anticamera del cervello di mollare. Sono stato responsabilizzato dagli italiani e devo portare avanti il governo del Paese. Solo che, a chi mi chiede di non mollare, io devo rispondere non mollo. Ma non ci ho mai pensato, è escluso dalla mia filosofia, dal mio pensiero e da tutto che io possa assumere un impegno e poi lasciare qualcosa che invece sento il dovere e la responsabilità di fare». Il premier ha poi risposto alle domande di Vespa sui due temi più caldi degli ultimi giorni, le foto fatte a Villa Certosa da Antonio Zappadu e l’interrogazione fatta in Parlamento dal Pd in merito all’uso-abuso da parte del Cavaliere e del suo seguito dei voli di Stato. Sul primo argomento Berlusconi ha precisato: «Ho visto le foto e sono scatti che si possono pubblicare. Ho visionato quelle che aveva visto la Mondadori e che poi non ha fatto il servizio». Sulla vicenda dei voli di Stato, invece, il premier ha detto di non essere a conoscenza della possibile apertura di un fascicolo in merito, aggiungendo: «Sono nella tranquillità più assoluta perché abbiamo seguito le regole. Si tratta di cose molto meschine, perché io sono costretto a d usare i voli di stato per ragioni di sicurezza, e se c’è qualche persona in più non costa una lira». Il Cavaliere si è poi soffermato sull’analisi della crisi economica: «Per la crisi in Italia non muore nessuno di fame. Oggi non c’è nessuno che perdendo il lavoro non venga aiutato dallo Stato. C’è la Cassa integrazione per i precari, così come per i lavoratori a progetto».Il Cavaliere ha, quindi illustrato lo stato della ricostruzione in Abruzzo: «Abbiamo ricevuto 56 risposte di partecipazione alla gara per la ricostruzione. E’ straordinario che le imprese abbiano accettato questa sfida. Avevamo detto nel capitolato che le case si dovranno realizzare in un massimo di 80 giorni. Sono curioso di vedere quelle aziende che hanno proposto una realizzazione in tempi più brevi. A loro daremo la preferenza». E, dopo aver ricordato che al momento il 53% delle case è agibile, il premier ha elogiato il suo lavoro e quello del governo per quanto concerne l’emergenza terremoto: «la ricostruzione in Abruzzo è già iniziata a tempo di record. Stiamo gestendo 63 mila sfollati, parte di questi sono nelle tende e il restante negli alberghi sulla costa». Poi il premier non ha risparmiato un passaggio sulle 10 domande che da settimane il quotidiano “Repubblica” gli ha rivolto, relativamente alle incongruenze sulla vicenda di Noemi: «In Italia c’è al primo punto la riservatezza dei cittadini. Un giornale come Repubblica no n può fare delle domande assurde. E io non leggo la Repubblica da molti anni e faccio bene. Tutta la vicenda di Noemi Letizia è una campagna di delegittimazione della sinistra che ha messo una calunnia sopra un’altra calunnia, ma gli italiani hanno finalmente capito con chi hanno a che fare». Poi Berlusconi ha fermamente difeso il proprio agire, rigettando ogni tipo di pentimento riguardo alla partecipazione alla festa di compleanno di Noemi: «Ci ritornerei a quella festa, visto che avevo fatto una promessa e io tutte le promesse le mantengo. Era una persona che mi aveva chiesto, sapendo che io sarei passato di lì, che se avessi avuto del tempo libero le avrei fatto un regalone e siccome io faccio anche politica, mi piaceva stare min un posto con tanti ragazzi, con tanta gente, e sono andato là. Ho fatto non so quante foto con i nonni materni, i nonni paterni, i compagni di scuola, i compagni di giochi, tutti i cuochi, tutti i camerieri e su questo hanno inventato tutte le cose che conosciamo. E siccome andando avanti tutti arrivano a capire che non poteva esserci nulla di piccante in quella mia visita, io credo che sarà un grosso boomerang che tornerà addosso a tutti coloro che si sono attaccati a questa cosa, a partire dai signori della sinistra». Il Cavaliere è poi ritornato su tematiche più inerenti alla coalizione di maggioranza, e in particolare sui rapporti di forza e di strategia politica fra la Lega e il Pdl: «Abbiamo già, per il futuro, in mente delle regioni del Nord, nelle quali attribuire alla Lega delle cariche importanti, come la presidenza della regione Veneto. Ne abbiamo già parlato alcune volte, naturalmente ne parleremo ancora, e questo rientrerà in un piano di accordi complessivi che sono sicuro saranno presi con la soddisfazione di entrambi». Berlusconi ha inoltre insistito sulla sua ipotesi di un futuro smembramento del Pd: «Enrico Letta andrà all’Udc. Rutelli fonderà un suo partito. Alcuni deputati passeranno con Bertinotti». Tale ipotesi, già sollevata da Berlusconi nei giorni scorsi, ha già ricevuto anche le smentite del Pd, ma il premier non sembra badarci: «Tante cose smentite, poi si verificano ugualmente». Infine, il Presidente del Consiglio ha illustrato i prossimi progetti che vedranno in azione l’esecutivo: «Ho ridato il via al Ponte sullo Stretto. Ho ricevuto questa settimana l’Amministratore Delegato Ciucci, e ho ottenuto il via a questa opera epocale. Ci sono, in tutto, 17,6 miliardi a disposizione per le infrastrutture, e noi stiamo superando le difficoltà che prevedono impicci incredibili». Oltre al Ponte di Messina, un’altra opera in sospeso è quella della Tav, su cui il premier è stato categorico: «Il corridoio 5 della Tav è fondamentale. Noi abbiamo ripreso in mano la vicenda e ho garantito più volte che c’è la possibilità di mettere in campo il nostro esercito se ci saranno comunità organizzate che si oppongono. Il governo di sinistra spesso si è tirato indietro. E invece bisogna farla altrimenti, esagero, diventiamo come uno stato africano». Infine Berlusconi ha rilanciato la polemica contro i giornali stranieri, che, a suo dire, «sono insufflati da gruppi editoriali italiani, e ne abbiamo la certezza, oppure da chi in Italia si oppone al gruppo Mediaset nel settore della televisione».

Stampa estera, scontro Frattini-D’Alema. Tuttavia, proprio l’attenzione della stampa estera continua a concentrarsi attorno alla figura di Berlusconi, e alle vicende che lo hanno visto protagonista in questi giorni. Oggi, in particolare, è stata la volta della stampa tedesca. La rivista “Stern”, infatti, nel numero in edicola domani, dedica a Berlusconi la copertina, dal titolo “Italia. Potere e amore”. La rivista espone il Cavaliere in versione Giulio Cesare, che campeggia sopra le immagini di Veronica Lario, Angela Sozio, Valeria Marini, Noemi Letizia, Mara Carfagna e Aida Yespica. E, all’interno, il settimanale stigmatizza così la vicenda italiana: «Se la saga di Noemi fosse successa in un altro Paese, sarebbe finita da un pezzo: il premier si sarebbe dovuto dimettere dopo la prima affermazione che si fosse rivelata falsa». Oltre al settimanale, a scagliarsi contro il Cavaliere, sempre in terra germanica, è stato anche la Sueddeutsche Zeitung, con un editoriale firmato da Hans-Jergen Jakobs. Nel suo articolo Jakobs ha sottolineato come le vicende private del Cavaliere abbiano un’indubbia rilevanza politica, dal momento che è stato proprio lo stesso Berlusconi a porle alla base del suo peculiare modo di fare, e interpretare, la politica: «Per anni il politico populista di destra non ha mai temuto di sfruttare la sua vita personale al servizio del suo potere e del suo ego. Per questo appare oggi grottesco che egli combatta contro i fotografi. Chi si mette sul mercato con ogni mezzo e si espone in spettacolo così volentieri, ha spostato da solo pesi e misure. Chi confonde vino, donne e canzoni con le public relations di un governo non può aspettarsi di essere un giorno onorato nel Pantheon con un busto come statista». Jakobs ha, poi, così espresso la propria posizione su quanto emerso dal dibattito italiano, e su come sia inevitabile un accostamento fra privato e politico: «In Italia il dibattito è serio come fu su Clinton negli Usa: il capo del governo mente? … e così il presidente del Consiglio così vicino agli show e alle showgirl alla fine è riuscito a ricordare un vecchio slogan del Sessantotto: il privato è politico».
A fronte di questo e dei precedenti giudizi negativi, piovuti da gran parte della stampa europea sul numero uno del governo, D’Alema, durante un comizio a Napoli, è passato all’attacco: «Siamo in una posizione in cui il prestigio del nostro governo è quello che si può evincere dalla lettura di giornali internazionali come il Times e l’Economist: quello è. Lì non arriva, quei direttori non li può nominare lui, quindi scrivono la verità. Lo dico perché questo è un fatto doloroso. Quando i nostri ragazzi andranno a fare l’Erasmus si troveranno di fronte dei coetanei che leggono quei giornali. “Ah, tu vieni dall’Italia?”, la prima reazione è che si mettono a ridere. Purtroppo è così. E’ un dato della realtà. E’ un peso sulle spalle di questo Paese la mancanza di prestigio e di credibilità». Le parole di D’Alema hanno immediatamente suscitato la reazione del suo successore alla Farnesina, Franco Frattini, il quale ha ravvisato nelle esternazioni dell’esponente del Pd una mancanza di attaccamento ai valori nazionali: «Io sono orgoglioso di essere italiano, perché l’Italia è un Paese fatto da uomini e donne coraggiosi. Nessun italiano dovrebbe ridere del fatto che qualcuno all’estero ride dell’Italia. La sinistra, che non ha né identità, né cuore, né anima, gioca denigrando e irridendo l’immagine dell’Italia nel mondo. Questo è inaccettabile». Frattini ha poi illustrato come, a suo dire, vengano predisposti questi attacchi mirati, rivolti al capo del governo italiano: «Si pubblicano articoli in Italia, vengono tradotti in inglese e inviati nelle redazioni di Londra e Bruxelles, e quindi ripubblicati in Italia creando una rete promossa da italiani nemici dell’Italia nel mondo, una rete di stampa internazionale ostile al governo di Roma».

Franceschini. Sulle polemiche che ruotano attorno a Berlusconi è intervenuto direttamente anche il segretario del Pd Dario Franceschini, che, ospite della trasmissione “Otto e Mezzo” ha rigettato l’accusa di aver improntato la propria campagna elettorale sull’antiberlusconismo, arrivando a chiedere le dimissioni del premier: «Non ci è mai passato minimamente per la testa di chiedere le dimissioni di Berlusconi per questioni personali. Non è mai uscito dalla mia bocca neppure il nome di questi protagonisti, anche se penso che gli italiani un’idea se la siano fatta». Quindi il leader del Pd ha ribadito i termini entro cui ha inteso mantenere il confronto elettorale: «Il confronto è fra i valori di fondo. E il modello proposto da Berlusconi pone il successo personale sopra tutto il resto». Per questo, argomenta Franceschini, a risentirne potrebbe essere la stessa democrazia: «Per la qualità della democrazia ci sono dei rischi, vista la tendenza ad accentrare tutto: per questo ci penserei dieci volte, se fossi un elettore, a dare poteri troppo forti ad una persona cui dà fastidio tutto ciò che ingombra la sua azione di governo, che si chiami stampa, Parlamento o Presidente della Repubblica». Lo stesso Franceschini, inoltre, assieme al suo collega di partito Piero Fassino, ha trovato un accordo di massima con i colleghi europei per quanto riguarda la collocazione del Pd all’interno del Parlamento europeo. Nascerà, infatti, un nuovo gruppo: l’Alleanza dei socialisti e dei democratici. Franceschini in questo modo risponde alle critiche di chi gli rimproverava un possbile isolamento del Pd all’Ue, e cerca di creare un asse interno al Pd, fra ex Ds ed ex popolari, ossia la componente dalla quale proviene lo stesso leader del Pd: «Io ho visto quasi tutti i leader dei grandi partiti europei riformisti, da Gordon Brown a Zapatero, e siamo a un passo dalla soluzione migliore. Vale a dire dalla formazione di un gruppo che sia l’alleanza tra socialisti e non socialisti, una casa che metta insieme tutte le forze riformiste europee».
E’ lo sbocco al quale lavora da più di un anno Fassino e che ha impegnato in prima persona anche il segretario. L’accordo si è chiuso molto lontano dall’Europa, per l’esattezza dall’altra parte del mondo, a Valparaiso in Cile dove Franceschini più di un mese fa ha partecipato al summit dei leader mondiali progressisti. In quella occasione ha visto riservatamente sia il primo ministro britannico sia il premier spagnolo. Il laburista Brown in particolare si è mostrato molto disponibile: «Faremo tutto quello che possiamo per aprire le porte del gruppo socialista». E così è stato, malgrado alcune resistenze dei socialdemocratici tedeschi. Questo, però, si prospetta come un primo passo di una riforma più generale e globale di tutti i movimenti riformisti europei. Si va, infatti, verso un graduale passaggio dalla etichetta culturale “socialista” a quella di “progressista”. Il Partito socialista europeo e l’Internazionale socialista dovranno, perciò, presto abbandonare l’aggettivo per abbracciare il termine “progressista”, sotto la cui ala potrebbero così ritrovarsi anche i democratici americani e il Partito del congresso indiano (la forza politica di un sistema democratico più votata del pianeta), per esempio. Ma se i dirigenti del Pd hanno convinto i colleghi stranieri, continuano tuttavia ad avere problemi con quelli del loro partito. Enzo Bianco, della componente liberal e laica, ha letto con attenzione le ultime parole di Franceschini ed esprime chiaramente il suo dissenso: «Non abbiamo costruito il Partito democratico per aderire al gruppo socialista. E l’adesione all’Alleanza altro non è che un ingresso nella storia socialdemocratica anche se attenuata, anche se addolcita dal cambio del nome. Sarebbe, infatti, una Cosa 2, una Cosa 3. Il Pd diventerebbe un partito socialdemocratico camuffato, con una spruzzata di liberali e di cattolici». Bianco sostiene di non essere il solo a nutrire molti dubbi sull’accordo già raggiunto: «Rutelli, Gentiloni e alcuni ex popolari contestano questa soluzione. Ne parleremo dopo il voto, ma sia chiaro che per noi la strada è quella di costruire un gruppo autonomo con italiani e democratici di altri Paesi in attesa di un vero allargamento dei socialisti europei».

Gabriele Canarini

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