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Gli antipartitocratici di G. Innocenzi Serietà istituzionale

giugno 2, 2009 di Redazione 

Nuovo pezzo della giovane espo- nente Radicale nella sua rubrica sul nostro giornale. Dopo le criti- che al Partito Democratico e la dichiarazione di voto per Marco Cappato e la Lista Bonino-Pannella, Giulia affronta gli annunci recenti di Berlusconi e, in particolare, il tema, sollevato, delle riforme costituzionali. Sentiamo.

Nella foto, Giulia Innocenzi. Le pagine personali all’indirizzo http://giuliainnocenzi.com

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di GIULIA INNOCENZI

Il Berluska sa bene che il populismo paga. Per non parlare della crisi economica e delle non risposte che il governo dà ai problemi che affliggono il nostro Paese, il Presidente è da quindici anni che tira fuori, nell’ordine: la riforma della magistratura (ma qualcuno ha capito quali sarebbero i benefici di questa separazione delle carriere? Se sì, siete pregati di lasciare un appunto sotto, perché non l’ho ancora capito), la riforma e snellimento delle istituzioni (dopo la bocciatura del referendum del 2005), la rivoluzione liberale dell’Italia (la stiamo aspettando da 15 anni, ormai è scaduta).

Ebbene, io però mi sono un po’ stufata di questi bombardamenti quotidiani, soprattutto da parte delle tv news, senza che nessuno contrapponga alla ventata populista un po’ di verità istituzionale. Il caso dei parlamentari, ad esempio. Il Berluska propone di ridurre a 300 deputati e a 150 senatori il numero totale dei parlamentari (dopo che lui stesso ha inserito gli utilissimi parlamentari della circoscrizione estero, di cui sentivamo molto il bisogno, che ammontano a un totale di 45 fra deputati e senatori – chissà cosa faranno tutto il giorno: degustazione di mozzarella di bufala per decidere la migliore da esportare?). Potrei anche essere d’accordo nella loro riduzione, ma cosa cambia alla mia vita di cittadina, se tanto continuano a farsi gli affari loro e fra di loro? Nella nostra (o magari solo mia) amata Inghilterra, ci sono ben 646 membri della Camera bassa, più i neanche 100 Lord. Ogni singolo deputato corrisponde a una circoscrizione, ovvero, a fine mandato deve rispondere ai cittadini-elettori: ha fatto bene il suo lavoro? Riconfermato. E’ andato a Londra per festini? Lo facciamo tornare back home.

In Italia che succede, invece? La domanda è la seguente: il parlamentare ha votato seguendo le direttive del partito? Sì, lo ricandidiamo. No, lo mettiamo a lavorare nel partito in un posto di subordine (non sia mai che il fallito torni a casa, che tanto un lavoro alternativo non ce l’ha). Allora, cosa mi cambia se diminuisce il numero dei fattori, ma il risultato non cambia?

Occorrerebbe una riforma del sistema elettorale, che è ben diverso dal votare sì a un referendum che prova a sistemare qui e lì una legge partitocratica. Una legge come quella inglese, o mal che vada, come quella francese, toglierebbe di un bel po’ il controllo che oggi i partiti hanno sui parlamentari, per trasferirlo finalmente nelle mani dei cittadini. Occorrerebbe, inoltre, una vera riforma istituzionale, che mettesse fine al nostro bicameralismo quasi perfetto, senza richiamarsi ai capigruppo, come ha fatto il Presidente, per velocizzare i tempi (che effettivamente sono lenti).

Occorrerebbe, insomma, un po’ di serietà istituzionale, che nel nostro Paese manca, e da un bel po’.

Evviva la festa della Repubblica!

GIULIA INNOCENZI

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