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Europee ’09, ecco come ci si avvicina nel resto d’Europa. Astensionismo verso 65%

giugno 1, 2009 di Redazione 

In Italia, come si vede, il voto continentale sembra non suscitare alcun interesse. il giornale della politica italiana lo ha denunciato per primo con un pezzo-provocazione sulla (mancata) campagna elettorale da noi e attraverso i singoli richiami dei candidati con maggiore esperienza europea che abbiamo ascoltato in queste settimane. Ma negli altri paesi europei? La storia non è molto diversa. E la previsione degli analisti è che mai come in questa tornata il rischio di una diserzione generale alle urne sia elevato. Si parla di una media – altissima – del 65% di astensioni. Solo in Portogallo, dove ci sono in gioco le conferme delle presidenze di Lopes de Mota ad Eurojust e di Barroso alla Commissione, e in Germania si discute davvero d’Europa. Vediamo allora come stanno andando le campagne elettora- li in tutti i principali Paesi dell’Unione.

Nella foto, Angela Merkel e Josè Barroso

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di Laura LIUCCI

Le elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo sono ormai alle porte. Tra il 4 e il 7 giugno gli aventi diritto dei ventisette Paesi membri saranno infatti chiamati a scegliere i loro europarlamentari, il cui numero varia in base ai seggi spettanti ai vari Stati: si va dai 99 della Germania, ai 72 di Italia, Francia e Gran Bretagna, fino ai 5 seggi di Malta e Cipro. Le previsioni non sono però buone, ed è questo un sentimento generalizzato. L’astensionismo, già oltre il 50% durante le passate elezioni del 2004, subirà una notevole impennata arrivando a toccare – secondo le previsioni – mediamente e nella peggiore delle ipotesi, il 65%. Le ragioni di tale disinteresse verso queste elezioni sono molteplici: alcune strettamente legate alla politica nazionale – scandali di palazzo, elezioni amministrative imminenti a catalizzare l’attenzione, problemi sociali e crisi economica al centro del dibattito politico – altre relative alla percezione dell’importanza e del peso che il Parlamento ha nella vita degli europei.

La sensazione diffusa è che le elezioni europee non suscitino particolare interesse nella vita di nessun cittadino dell’Unione. Eppure negli ultimi anni il Parlamento Europeo è andato sempre più assumendo potere – e aumenterà ancora con la ratifica del trattato di Lisbona – legiferando, tra l’altro, in materia di circolazione di servizi, di lavoro, di mercati finanziari, di telecomunicazioni. Malgrado ciò, questo organo è sentito da molti come marginale, a tratti inutile e dispendioso, e riceve continuamente aspre critiche in merito alla sua inefficienza, all’assenteismo e talvolta alla validità degli europarlamentari. Non è infatti una discussione solo italiana quella attorno allo spessore politico dei candidati, spesso tacciati di ripiegare su seggi europei non avendo trovato spazio nelle istituzioni nazionali, o di chiudere a Bruxelles per sfruttare le ultime possibilità offerte da una carriera in declino.

Le varie campagne elettorali hanno anch’esse dei tratti comuni, primo fra tutti il basso profilo mantenuto. Se infatti in Italia si sta parlando poco – e a volte in modo superficiale – delle elezioni europee, delle dinamiche legate al Parlamento dell’Unione e dei punti salienti dei vari programmi elettorali, il resto d’Europa non fa eccezione.

In Francia suscita molto più interesse vedere che partito uscirà vincitore dalle urne tra l’Upm del Presidente Sarkozy, il Partito Socialista della Aubry, in leggero calo di consensi, i sempre più forti centristi di Bayrou e il Partito Anticapitalista di Besancenot. Le proposte con cui i vari candidati si presentano agli elettori passano drasticamente in secondo piano, come d’altronde sta accadendo da noi.
In Gran Bretagna continua invece a tenere banco lo scandalo dei rimborsi spesa ai parlamentari, e questo contribuisce ad oscurare il dibattito sul voto europeo, già normalmente ritenuto poco interessante dagli isolazionisti britannici. Qui le Europee sono in genere un’occasione di visibilità per i piccoli partiti: esempio lampante è stato l’Ukip (United Kingdom Independence Party), che nella scorsa tornata raggiunse il 16%, salvo ottenere poi alle politiche solo il 2%. Negli ultimi giorni questo partito è tornato alla ribalta con pronostici elettorali molto positivi, unito alla seria possibilità del superamento della soglia di sbarramento da parte del partito nazionalista estremista Bnp (British National Party), considerato tendenzialmente xenofobo e razzista.
Per quanto riguarda la Spagna, nulla vi è di meno presente in tv che le elezioni europee, di cui si parla marginalmente a vicende politico-istituzionali come quelle relative alle misure anti-crisi che hanno visto i socialisti varare provvedimenti precedentemente proposti dai popolari, con questi ultimi che poi in extremis hanno rinunciato a dare l’appoggio alla loro stesse politiche. Unica nota saliente: la pubblicità-provocazione di Juan Fernando Lopez Aguilar, ex ministro della giustizia e capolista del partito di governo. Lo spot consiste in una serie di dichiarazioni ultraconservatrici riguardo l’Europa e le intenzioni di voto dei vari personaggi di diverse nazionalità inquadrati, che termina poi con al frase “non è importante quello che pensano, ma quello che voteranno”. Una nota di colore in una campagna elettorale delle più noiose da tempo.

Gli unici due Stati in cui le prossime elezioni sembrano meritare il centro del palcoscenico mediatico sono il Portogallo e la Germania. Nel primo caso a farla da padroni e a trainare l’entusiasmo pre-elettorale sono le possibili riconferme di Lopes de Mota alla presidenza di Eurojust, ossia dell’agenzia per il coordinamento delle indagini e dei procedimenti giudiziari fra gli Stati membri dell’UE, e la rielezione di José Barroso alla presidenza della Commissione Europea, appoggiata, secondo gli ultimi sondaggi, da circa tre quarti dei portoghesi. Anche qui, ad ogni modo, le Europee sono principalmente considerate un’anticipazione del voto politico di fine anno, in cui i socialisti dovrebbero trionfare senza troppi problemi.
Per quanto riguarda la Germania, c’è da sottolineare come da sempre questo Paese sia forse il più “comunitario” del ventisette, ossia quello in cui il senso di appartenenza europeo è più forte e più radicato, anche considerando che l’Unione è stata pensata in principio anche come deterrente nei confronti della possibilità di una rinascita del nazionalismo tedesco. Al centro del dibattito qui c’è il Trattato di Lisbona, e le critiche che i partiti esterni alla Große Koalition, in primis la Linke, muovono a un documento che si rifà a quei principi neo-liberisti additati come le cause principali dell’attuale crisi economica. Di diverso avviso sono la CDU della Merkel e i suoi partner di governo della SPD, che invece ne invocano a gran voce l’imminente l’entrata in vigore.

Laura Liucci

Commenti

One Response to “Europee ’09, ecco come ci si avvicina nel resto d’Europa. Astensionismo verso 65%”

  1. inwin on giugno 7th, 2009 09.34

    venerdì 5 giugno 2009

    Lo spauracchio

    E’ l’astensionismo lo spettro delle eurocrazie inadempienti che temono faccia svanire il sortilegio che tiene insieme il piano di un’Europa unita viepiù vacillante. Sotto i colpi dell’euro forte che toglie fiato alle esportazioni, dentro le pieghe di un insidioso “trattato di Lisbona” che sembra più stato scritto da guerrafondai che da convinti europeisti.
    Mentre l’immigrazione irresistibile e la competizione globale spezzano le reni perfino alla Germania “uber alles”, la disoccupazione avanza. La Spagna, all’avanguardia nei “diritti” dei finocchi, si piega sotto una mancanza di lavoro da paese sudamericano. La lingua comune non è certo di giustificazione.

    Come risorsa hanno pure scomodato un astronauta europeo, che in diretta dallo spazio, invita gli elettori del Vecchio Continente a recarsi alle urne (1).
    La scienza delle grandi beffe e delle piccole conquiste è l’ultima religione rimasta al CERN inseguendo la “particella di Dio”. Ben sapendo che Dio esiste tanto che cercano di ucciderlo nel cuore degli uomini per rimpiazzarlo con il loro di dio nefasto.

    Qualsiasi problematica europea, ben sappiamo, da noi normalmente raggiunge toni da psicodramma nazionalpopolare. La Casta è ottusamente preoccupata dal possibile dilagare dell’abbandono delle urne ben anticipato dalle elezioni regionali abruzzesi e sarde.
    Sicchè il passo successivo sarebbe l’abbandono dell’erario tramite il dilagare a macchia d’olio dell’evasione fissarle.
    Questione nient’affatto trascurabile perché è proprio ai vostri soldi cui gli statalisti affidano le flebili speranze di mantenere in pseudo vita lo stato-zombie.
    Ha un bel parlare la Marcegaglia di “coesione sociale”.
    A che diamine allude questa “letteronza” d’antiquariato con “coesione” in un territorio che ospita più etnie, tra importate e autoctone, di quante ve ne siano nell’intero continente africano?

    Per di più in una situazione legislativa e un “corpus” giuridico, costruito dalle innumerevoli sentenze delle “supreme” corti e dai “tardellazio”, le quali, fateci caso, sempre avvantaggiano i furbi, gli imbroglioni, i delinquenti nel farla franca. Senza eccezione in nome della “equanimità”, della “tolleranza”, della “costituzione”. Invece a pagare i ticket sanitari, a vedersi decurtato l’assegno previdenziale, a subire l’incremento della pressione fiscale gli artigiani delle piccole imprese in regola, i lavoratori precarizzati e scippati del TFR.
    Pure in questo ambito immorale Confindustria vi chiede di fare il “vostro dovere” recandovi alle urne per rafforzare i nostri aguzzini.

    E poi c’è la questione “referendum” del 21 giugno.
    Infatti, non raggiungesse il quorum andrebbe a monte l’ennesimo tentativo di creare un sistema nel quale potrebbero esistere solo DUE PARTITI FOTOCOPIA, il PD e il PDL.
    L’obbiettivo, sempre meno celato, è di procrastinare la ridicola dicotomia DESTRA-SINISTRA a nascondere la sola e vera antitesi italiana: l’inconciliabilità ETNICA tra Nord-Sud che è la causa PRIMA ED UNICA del perché l’italia non è un “paese normale”. La “mafia” non è altro che il fallimento dell’integrazione del Mezzogiorno all’unificazione savoiarda.

    E ciononostante, nel tempo in cui il Mezzogiorno ancora brucia sotto montagne di rifiuti il beneamato “premier” si recava laggiù in cerca di “triangolini” femminili piuttosto che per fare “quadrare” la raccolta della spazzatura.
    Del resto Berlusconi si può permettere tutto questo perché è INTOCCABILE. Essendo stato spedito sul palcoscenico della politica per togliere i voti alla Lega che altrimenti, prima o poi, avrebbe ottenuto abbastanza consenso in Padania da chiedere la SECESSIONE nelle sedi internazionali.
    Per questo nessun magistrato ROMANO aprirà VERE indagini sul maluso di aerei di stato per trasportare Apicella, un “artista” così talentuoso da non riuscire a ottenere spazio neppure a Mediaset!(!). Si è persino lamentato di ciò in un’intervista.

    Non leggete monumentali “pamphlet” dei columnist dei miei stivali sugli adulatori ventriloqui del Cavaliere Blu, claque di automi grotteschi nelle loro performance intellettuali paragonabili a quelle di un ragno medio.
    Nemmeno udiamo delle veline promosse al rango di “cavalli di razza” della politica, dopo essere passate dal suo letto. Le cui sembianze e mimica facciale rammentano assai da vicino certe bambole gonfiabili in puro lattice che vengono recapitate in pacco anonimo. E dalla moralità pure comparabile.
    Però non ci giurerei!
    Forse certi pupazzi da pervertiti possono mostrare qualità etiche superiori a certe “pupattole” laureate in forza al partito berlusconista.
    Sono davvero finiti i tempi di una Tina Anselmi che si “guadagnò” i “galloni” da parlamentare perché, bene o male credendo in un ideale, aveva ardito portare cibo e rifornimenti ai partigiani in montagna.
    Il massimo che può rischiara la donna in carriera-politica oggigiorno è probabilmente una vaginite!

    E che dire della sinistra ectoplasmatica?
    A corto di idee gli ex “moralmente superiori” ribattono pappagallescamente le parole di Obama di cui sono divenuti gli essenziali esegeti e apologeti. Il Tg3, finanziato con il canone versato da cittadini europei, che da “telekabul” dovrebbe essere ridenominato “telecasabianca”, si fa propugnatore incondizionato del modello d’oltreoceano in perfetta antitesi con lo schema di società della sinistra storica. Solo perché il neopresidente USA è un negro gli antiamericani sono divenuti filoamericani ora che il sistema economico a stelle e strisce, immutato, viene brutalmente imposto anche all’Europa.
    Questo ci dice parecchio su chi abbia sempre manovrato certi “rivoluzionari”.

    Tuttavia questo mondo è al termine, lo ribadisco.
    La crisi che morde i polpacci degli operai, tra il “martello” del rischio licenziamento e l’”incudine” di dovere competere per un posto precario con orde di immigrati, induce alla riflessione.
    Sempre più persone disilluse dalla politica, insensibile ai bisogni primari del popolo, meditano di disertare le urne.
    Il distacco in massa dalla “res publica” sarebbe sintomo che sempre più cittadini percepiscono che la nave tricolore sta affondando.
    E il dramma è che, come fu sul Titanic vero, le scialuppe di salvataggio sono assai meno dei passeggeri imbarcati.
    Per questo assistiamo ai pressanti appelli al voto, dallo spazio interplanetario e dalle nostre televisioni faziose.
    Ma sappiate che in fondo la Casta brama solamente i vostri denari.
    Berlusconi, Fini, Napolitano e Franceschini non hanno realmente bisogno del vostro consenso per mantenere il potere, ma che VOI andiate al seggio in modo che v’illudiate che contate qualcosa, affinché continuiate a versare le imposte.
    E’ questo l’autentico spauracchio che aleggia sui palazzi del potere.
    Se dovesse attecchire l’”astenia fiscale” come forma di rifiuto del sistema l’italietta marocchina non arriverebbe al mese prossimo.

    Sono perciò disposti a qualunque sotterfugio perfino truccando le votazioni, quantomeno nei dati del “viminale”, sulla percentuale dei votanti, importante nelle elezioni ma determinante nei referendum per via del quorum. Occorre dimostrare che esiste ancora la “coesione sociale” come invocato dalla presidentessa degli industriali.
    Osserverete che la percentuale d’affluenza ufficiale sarà superiore alle attese!
    Accettate pure scommesse con gli amici che ci sarà un caos e ritardi nella divulgazione dei dati, un “errore del computer”. Così i cospiratori avranno modo nel torbido dell’informazione contraddittoria di produrre numeri più di loro piacimento.
    Altro giro, altro regalo nella giostra della Storia già scritta, tuttavia ci sorprenderemo a commentare i risultati elettorali. Anche questa volta.

    F. Maurizio Blondet

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