Top

Opinione. Opel, l’alleanza rifiutata tra Italia e Germania di G. Lerner

maggio 30, 2009 di Redazione 

Il giornale della politica italiana è, come sapete, una grande tribuna sulla quale si alternano alcune tra le maggiori firme del giornalismo politico italiano. Ieri è stata la volta di Fabrizio Rondolino che ci ha raccontato cosa starebbe succedendo nel dietro le quinte della maggioranza. La notizia di oggi è invece la decisione del Governo tedesco di optare per Magna come nuovo partner di Opel chiudendo quindi le porte alla Fiat. Commento dell’ex direttore del Tg1 che parla di “debolezza strutturale” del sistema-Italia. Sentiamo.

Nella foto, Gad Lerner

-

di GAD LERNER

Ho atteso il fallimento ufficiale del piano di fusione Fiat-Opel proposto da Sergio Marchionne per non fare la solita figura di uccellaccio del malaugurio. Ma non posso nascondere l’irritazione suscitata nel frattempo dalla lettura di tutti i nostri giornali convinti semplicemente che il loro ruolo fosse fare il tifo, senza mai confrontarsi con i punti deboli dell’offerta italiana. Parve così insolita la presenza all’Infedele, l’11 maggio, addirittura di operai italiani che in quanto dipendenti Opel manifestavano una preferenza per Magna. E venne qualificata come “stupida” la tesi di Alessandro Penati secondo cui la Fiat che puntava a ingrandirsi senza tirare fuori un soldo somigliasse pericolosamente a un “fondo locusta”.
La preferenza accordata da Berlino a Magna non è solo una cattiva notizia per l’Italia, ma per l’Europa. Essa conferma che in assenza di un governo comunitario dotato di poteri effettivi, è inevitabile che i governi nazionali ragionino secondo logiche molto più ristrette sia in termini di luogo che di tempo. Non so se la Merkel abbia fatto davvero la scelta più conveniente per i tedeschi; ma so che la totale assenza a quel tavolo del governo italiano segnala una nostra debolezza strutturale. Pure l’accordo con Obama su Chrysler ha visto per protagonista isolato il manager “apolide” che pensa in inglese. Pure in America, cioè, la Fiat c’è andata da sola. Ma sinistro ci appare un destino di isolamento europeo dell’Italia, tanto più che le principali banche mondiali indicano ormai la nostra penisola come uno dei luoghi dove l’investimento è più rischioso: un tasso di rischio più che doppio rispetto alla Polonia, di poco inferiore all’Ucraina.
La Fiat-Chrysler dovrà cercare altre vie di espansione, forse in America Latina. Oppure sperare che la Francia non le sbatta la porta in faccia come la Germania. Per salvarsi dovrà diventare comunque ancor meno italiana.

GAD LERNER

Commenti

Commenti chiusi.

Bottom