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E ora c’è chi pensa ad un Governo senza Berlusconi di F. Rondolino

maggio 29, 2009 di Redazione 

La grande firma della “Stampa” svela i movimenti nella maggioran- za dopo i casi che hanno coinvolto il presidente del Consiglio. «”Le elezioni non sono un problema: le vinciamo. Il problema viene dopo”. Dopo? L’autorevole esponente del centrodestra non frequenta più il premier con l’intensità di una volta, ma è pur sempre una persona molto informata. E confida, quasi a mezza voce, quello che altri non vogliono neppure sentir nominare: un centrodestra senza Berlusconi». Da non perdere.  

Nella foto, Fabrizio Rondolino durante una puntata delle precedenti edizioni di “Tetris”, il programma di Luca Telese in onda ogni venerdì alle 21.10 su La7

di FABRIZIO RONDOLINO

“Le elezioni non sono un problema: le vinciamo. Il problema viene dopo”. Dopo? L’autorevole esponente del centrodestra non frequenta più il premier con l’intensità di una volta, ma è pur sempre una persona molto informata. E confida, quasi a mezza voce, quello che altri non vogliono neppure sentir nominare: un centrodestra senza Berlusconi.

“Nessuno sa che cosa ci sia davvero in questa storia – prosegue il nostro interlocutore – e quanta monnezza possa venire a galla. Ma non è questo il punto: per come sono messe le cose, Berlusconi è anche capace di convincere i suoi elettori. Il punto è che per fare un governo non basta soltanto la maggioranza dei voti: se s’incrina il rapporto con la Chiesa, con Confindustria, con le altre potenze occidentali… beh, il governo diventa debole, molto debole”.

Nell’entourage del Cavaliere non manca chi è pronto a giurare sul complotto, magari diretto addirittura dagli americani (non per la battuta sul presidente “abbronzato”, ma per i rapporti un pochino disinvolti con Putin). Altri invece allargano le braccia e sollevano gli occhi al cielo, come a dire: “Prima o poi doveva succedere”. Troppe le ragazze coinvolte, troppo vistoso il loro coinvolgimento: e che non ci sia mai stato nulla di “piccante” tra loro e il premier non modifica di molto la situazione.

Per questo nel Popolo della libertà cresce la preoccupazione: la diga può rompersi, e le conseguenze (non sugli elettori ma sull’establishment italiano e internazionale in senso largo) possono essere molto gravi, a partire dal prossimo G8, oggi visto con autentico terrore. E per questo c’è chi – tanto nella componente ex-Forza Italia, quanto in quella ex-An – comincia a porsi seriamente il problema del dopo-Berlusconi.

Ci sono, per iniziare, alcuni punti fermi: fino all’autunno (salvo un improbabile terremoto elettorale il 7 giugno) non ci sarebbe tempo né modo per fare alcunché; sarebbe recisamente esclusa – anche dal Quirinale, a quanto si sa – ogni forma di ribaltone o cambio di maggioranza; eventuali voti di fiducia dalle opposizioni verrebbero accettati soltanto se non determinanti. All’interno di questo perimetro – ancora del tutto ipotetico – possono naturalmente svilupparsi scenari fra loro differenti.

Tanto per cominciare, e non è poco, nessuno sa se Berlusconi, nel caso questa opzione diventasse necessaria, si farà da parte volontariamente o meno. Una successione naturale risolverebbe la maggior parte dei problemi, a cominciare dalla scelta del nuovo premier, che spetterebbe al Cavaliere. Fatto il passo indietro, Berlusconi resterebbe presidente del Pdl e, si aggiunge, avrebbe tre anni di tempo per prepararsi adeguatamente alla corsa al Quirinale.
Se invece il premier dovesse opporre resistenza, le cose si farebbero davvero difficili, perché bisognerebbe passare per un voto di sfiducia in Parlamento. È uno scenario fantascientifico, che spaccherebbe il Pdl e che nessuno oggi vuol prendere in considerazione.

Fino alle elezioni, in ogni caso, non succederà nulla. E, per quanto se ne sa, non ci sono stati contatti con le opposizioni né è previsto che ce ne siano. Al contrario, la debolezza strutturale del Pd è considerata a destra un problema molto serio. Il ministro Tremonti nei giorni scorsi si è lamentato per la posizione di Franceschini sul referendum: “Ma si rende conto che se dovesse esserci il quorum saremmo in un guaio serio?”. Già, perché la vera alternativa ad un governo senza Berlusconi sono le elezioni anticipate, magari con il “supermaggioritario” uscito dal referendum. È questa la contromossa che il premier metterebbe in campo non tanto contro le opposizioni, quanto soprattutto contro la sua maggioranza.

Bossi, che è il pesce-pilota di ogni cambiamento, lo ha capito da mesi, ed è giunto a minacciare la crisi proprio sul referendum. Ma il “caso Noemi” non era ancora scoppiato, e a far la fronda al premier all’epoca c’era soltanto Fini. Oggi il presidente della Camera – anche lui, come Tremonti, oggettivamente candidabile a palazzo Chigi – è senz’altro meno isolato, e anzi potrebbe rivelarsi una risorsa anche per chi in questi mesi ha contribuito al suo isolamento. “Il pack comincia a scricchiolare – commenta un ex parlamentare di An – e non vorremmo fare tutti la fine di quell’orso che nuota nell’oceano…”.

FABRIZIO RONDOLINO

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