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Saramago duro con il premier in saggio. Einaudi: non pubblichiamo

maggio 29, 2009 di Redazione 

Il premio Nobel portoghese ha rac- colto una selezione dei post pubbli- cati sul suo blog, “O Caderno”, in un saggio omonimo che sarebbe dovuto uscire tra poco. Il testo contiene parole molto dure nei confronti del nostro presidente del Consiglio. La casa editrice, che appartiene a Berlusconi, preferisce “evitare la situazione grottesca di farsi convocare in giudizio per diffamazione dalla sua proprietà con la certezza di essere condannata” e non manderà alle stampe il libro, che uscirà comunque in Italia per i tipi di Bollati Boringhieri. Ci racconta questa storia, Ginevra Baffigo.

Nella foto, il premio Nobel per la letteratura Josè Saramago

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di Ginevra BAFFIGO

“Quousque tandem abutere Catilina, patientia nostra?”. In uno dei brani più belli di oratoria latina Cicerone proponeva in un crescendo ipnotico questa frase: “Fino a quando o Catilina abuserai della nostra pazienza?”. Certe parole, come è noto, non trovano confini di spazio o di tempo, perché nel momento stesso in cui vengono pronunciate per la prima volta diventano parte integrante dell’identità di un popolo. Si trasmettono in un’inarrestabile contagio a chiunque le senta proprie, anche se solo per un istante. Passano veloci di coscienza in coscienza così da sopravvivere all’impietoso scorrere del tempo, fino a quando qualcuno ne ricorda ai più il potere devastante, di cui queste parole sono intrise. Per questo un premio Nobel della caratura di Josè Saramago ha pensato di rivisitarne a modo suo il significato, la denuncia ed il profondo senso civico che più di 2000 anni fa le aveva portate alla luce, dando loro nuova vita in un post sul suo blog.
Probabilmente in Italia non si sarebbe mai parlato del blog dell’ottantaseienne portoghese, nè dei contenuti in questo pubblicati; se l’autore non avesse voluto cimentarsi in una nuova fatica saggistica, “o Caderno”. In questo vi sono raccolti alcuni dei più incisivi post di Saramago, il quale, riconfermando la sua ben nota vena polemica, si scopre ancora capace di innescare profonde riflessioni, che si condividano o meno le conclusioni tratte. Parole di fuoco per tutti: da Bush a Blair, dalle scelte di Aznar a quelle di Wall Street, da Fidel Castro al Papa. Non smentisce neppure, dopo le varie proteste della Lega anti-diffamazione, le sue aspre critiche nei confronti dello Stato d’Israele.Il libro, già sugli scaffali delle librerie spagnole e portoghesi, doveva arrivare su quelle italiane, ma un problema sorto con la casa editrice di riferimento ne ha posticipato la pubblicazione (per altri tipi) a fine anno.
Il sodalizio con l’Einaudi ha infatti registrato una battuta d’arresto, e questa ha infine optato per rinunciare ai diritti di traduzione. Come ha spiegato la casa editrice in un comunicato “sarebbe stato imbarazzante dover magari rispondere in tribunale di frasi come «nella terra della mafia e della camorra che importanza può avere il fatto provato che il primo ministro sia un delinquente?»”. Si tratti del premier o di qualsiasi altro esponente politico, di qualsiasi parte o partito, “l’Einaudi si ritiene libera nella critica ma rifiuta di far sua un’accusa che qualsiasi giudizio condannerebbe”.
Ed in effetti nel caso ipotizzato dall’Einaudi si assisterebbe ad un processo quanto meno imbarazzante: ed in questo lo Struzzo non nasconde la testa sotto la sabbia, ma dichiara apertamente «il non trascurabile dettaglio” che l’Einaudi sia di proprietà di Berlusconi. “Sarebbe allora grottesco – si legge sempre nel comunicato – che la casa editrice si facesse convocare in giudizio per diffamazione dalla sua proprietà con la certezza di venire condannata. Non lo si pretende da nessuna azienda, da nessun quotidiano, da nessun periodico, indipendentemente dalle parti politiche in gioco. Lo si chiede di tanto in tanto all’Einaudi”.
Ed in effetti quel “di tanto in tanto” rievoca alla memoria delle situazioni analoghe: capitò qualcosa di simili lo scorso febbraio per “Il corpo del capo”, breve saggio di Marco Belpoliti, che attraverso un reportage fotografico indagava l’estrema attenzione che il nostro premier riserva alle proprie immagini, controllandole con scrupolo da regista. Anche ad altre opere di critica a Berlusconi sono state rifiutate da Einaudi: dalle poesie politiche postume di Giovanni Raboni al “Duca di Mantova” di Franco Cordelli.

Il premio Nobel non si scompone per questo. Deciso a non abbassare i toni prosegue con il suo chiedersi «Fino a quando, Silvio, abuserai della nostra pazienza?».
E’ comunque giusto ricordare che “O Caderno” non è affatto un saggio sul presidente del Consiglio italiano, nè sugli italiani in genere; come si ricordava prima, l’analisi è rivolta a tanti personaggi illustri, la cui posizione li espone, come è ovvio, ad una maggiore attenzione, talvolta preoccupazione rispetto alle scelte che adottano. Il premio Nobel non focalizza la sua attenzione esclusivamente sul premier, lo chiama “delinquente” e “capo mafioso”, parole senz’altro molto pesanti, ma che non vengono risparmiate anche agli altri potenti. La vera critica sembra piuttosto rivolta agli italiani, la cui storia sebbene sia costellata da “un lunghissimo rosario di geni, pittori, scultori o architetti, musicisti o filosofi, scrittori o poeti, miniatori o artisti, un numero senza fine di gente sublime che rappresenta quanto di meglio l’umanità ha pensato, immaginato, fatto”, la vede oggi «indifferente a qualsiasi considerazione di ordine morale».
Il libro approderà anche nelle nostre librerie, come si sopraccennato, a fine anno edito da Bollati Boringhieri. Non ci troviamo perciò dinnanzi ad un vero e proprio caso di censura, ma solo ad una scelta di Einaudi, che lede i suoi interessi e diritti, ma non quelli degli italiani.

Ginevra Baffigo

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