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Diario politico. Ecco le mozioni di Pd-Idv ’08, più nuovi disoccupati che assunzioni

maggio 26, 2009 di Redazione 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La prima firma è Gabriele Canarini. Dossier sulla giornata parlamentare con la presentazione delle due mozioni, la prima di sfiducia, la seconda per l’abrogazione del Lodo Alfano, rispettivamente del partito di Di Pietro e dei Democratici. Sul tema della riduzione del numero dei parlamentari, lanciato nei giorni scorsi da Berlusconi, il Pd chiede la calendarizzazione di un ddl Zanda già depositato, ma incassa il “no” della maggioranza. Finocchiaro: “Abbiamo scoperto il trucco di chi è d’accordo solo a parole”. Prove di unità nell’opposizione che al momento stenta a trovare una sintesi, probabilmente in ragione della vicinanza del voto che acuisce gli egoismi dei singoli partiti a caccia di un consenso in più. Ma il cuore della giornata è il rapporto Istat sull’anno trascorso: salgono al 22% le famiglie che hanno serie difficoltà economiche, il 6% non arriva alla fine del mese. Tremonti “risponde” a Marcegaglia: “Le pensioni vanno bene così”. Il racconto.

Nella foto, il leader dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro

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di Gabriele CANARINI

La giornata politica di oggi è stata contrassegnata dalle iniziative dell’Idv e del Pd, che hanno presentato due diverse mozioni in Parlamento, rivolte direttamente al Presidente del Consiglio Berlusconi.

La mozione dell’Idv. Per ciò che riguarda l’Idv, si tratta di una mozione di sfiducia, presentata alla Camera, della quale il leader del partito Di Pietro, in una conferenza stampa tenutasi questa mattina a Verona, ha illustrato i termini. Il capo d’accusa principale, attorno a cui ruota l’iniziativa dei dipietristi, è la vicenda Mills. Le tre pagine della mozione sintetizzano il caso giudiziario e ricordano come «il 17 febbraio 2009 l’avvocato inglese David Mills sia stato condannato a 4 anni e 6 mesi di reclusione per corruzione in atti giudiziari. E’ di tutta evidenza – si legge nella mozione – che pur trattandosi di una sentenza di primo grado, e dunque restando valido il principio della presunzione di innocenza, il caso ha assunto una valenza politica enorme, coinvolgendo direttamente il Presidente del Consiglio in carica ed essendo le accuse in essa contenute di tale straordinaria gravità da destare eccezionale allarme nell’opinione pubblica». Nelle tre cartelle si sottolinea anche come «la condanna dell’avvocato Mills ed il coinvolgimento del Presidente del consiglio, così come il suo rifiuto di rinunciare al “Lodo Alfano” hanno avuto un’enorme rilievo internazionale». Ed è su questo punto che si concentra la critica dell’Idv, che prosegue così le sue argomentazioni: «In questo contesto, l’immagine ed il prestigio internazionale del nostro Paese appaiono gravemente compromessi dal comportamento del Presidente del Consiglio, che pare privilegiare un proprio interesse privato a continuare a gestire una posizione di potere politico a dispetto dell’interesse nazionale dell’intero Paese». L’Idv sottolinea inoltre le scadenze internazionali che attendono l’Italia: «Nei prossimi mesi in Italia si terranno importanti vertici internazionali, a cominciare dal G8. In questo contesto appare a dir poco inopportuno che a presiedere tali riunioni sia un Presidente del Consiglio che una sentenza di un tribunale italiano, per quanto di primo grado, ha riconosciuto colpevole di corruzione in atti giudiziari volta a celare fatti di una enorme gravità». Per questi motivi, la mozione «esprime la sfiducia al governo presieduto da Silvio Berlusconi e lo impegna a rassegnare le dimissione nelle mani del Capo dello Stato». Antonio Di Pietro ha poi rinnovato l’invito, al Pd e all’Udc, a sottoscrivere la mozione di sfiducia, sulla quale i due partiti si erano, invece, già ieri espressi negativamente. In particolare il Pd, per voce del suo segretario Franceschini, aveva così preso le distanze dall’iniziativa dell’ex pm: «La mozione dell’Idv è un boomerang, un regalo a Berlusconi, che prenderebbe la cinquantesima fiducia di questa legislatura. Non è il momento di fare a chi la spara più grossa per prendere un voto in più». Decisamente più lapidario era stato, invece, il leader dell’Udc Casini: «Con Di Pietro non prendo nemmeno un caffè». Nonostante tutto questo, oggi il leader dell’Idv ha dunque nuovamente teso la mano ai suoi colleghi dell’opposizione: «La mozione di sfiducia che vi chiediamo di sostenere non ha lo scopo di battere ora, subito, a tavolino la maggioranza di Berlusconi. Ha un obiettivo più grande, più importante, che inizia oggi e che dovrà durare nel tempo, ovvero avviare un percorso parlamentare congiunto che metta in discussione la credibilità della leadership di Silvio Berlusconi nelle aule e nelle piazze del Paese». E ha così spiegato perché ha deciso comunque di agire, anche senza il sostegno di tutta l’opposizione: «A noi dell’Italia dei Valori l’opposizione del giorno dopo interessa ben poco. Noi non possiamo accettare i cosiddetti “consigli” di chi ci dice che “la mozione di sfiducia a Berlusconi è inutile perché siete una minoranza”. Questa è l’idea di un perdente che ha smesso di nuotare perché la riva è lontana, e quindi è già morto e fa morire la democrazia. Diamo dunque il via oggi, insieme, – ha concluso il leader dell’Idv – ad una nuova azione di resistenza contro questa deriva populistica, sostenendo la mozione di sfiducia. Con un’opposizione unita, anche una scontata posizione minoritaria è una battaglia vinta. Quello che conta è portare uniti tale battaglia in Parlamento, fare in modo che questa sia la mozione di tutte le opposizioni».

La mozione del Pd. Diverso invece, come anticipato, il giudizio sulla mozione di sfiducia da parte del Pd, che ha a sua volta presentato una mozione, senza però porre la questione di fiducia, e puntando invece l’attenzione sul lodo Alfano: «La nostra mozione intende avanzare una richiesta politica al presidente del Consiglio, affinché dimostri che il lodo Alfano non era finalizzato ai suoi processi, ma aveva un carattere generale, e quindi rinunci al lodo e accetti di affrontare la giustizia come tutti gli altri cittadini italiani». Così Franceschini ha presentato l’iniziativa del suo partito, e ha poi ribadito: «Il premier dimostri che non c’è una giustizia per i potenti e una giustizia per tutti gli altri italiani». Nella mozione, inoltre, si avanza l’impegno ad intervenire direttamente sul lodo Alfano «anticipando un disegno di legge di una sola riga che abroga la legge 124. Basta una riga – evidenzia il leader Pd – per abrogare il lodo Alfano». Dopo aver illustrato gli intenti della mozione, Franceschini ha poi rivolto il suo personale appello ai colleghi d’opposizione: «Il nostro avversario è la destra. E’ Berlusconi, non i partiti all’opposizione con noi. Torniamo a chiedere a Idv e Udc di appoggiare la nostra iniziativa, perché è indispensabile lavorare insieme piuttosto che gareggiare tra di noi per qualche voto in più». E ha infine ribadito la bontà della propria iniziativa, rispetto a quella, a suo dire, controproducente e sostanzialmente favorevole a Berlusconi, proposta dall’Idv: «Bisogna evitare atti che non producono effetti, solo per concorrenza tra le opposizioni». All’appello di Franceschini ha risposto favorevolmente l’Idv, non senza, però, una risentita ironia: «Siccome un bicchiere d’acqua fresca con questo caldo non fa male, firmeremo la mozione del Pd». Il presidente dell’Idv Antonio Di Pietro ed i capigruppo di Camera e Senato, Massimo Donadi e Felice Belisario hanno poi così spiegato il loro risentimento: «Siamo al grottesco: il Pd dice no alla nostra mozione, il primo passaggio di un’azione parlamentare, e non solo, per dimostrare la gravità dei comportamenti del premier, aggravati dal rifiuto di sottoporsi alla giustizia. Dopo tre giorni spesi ad illustrare i motivi del loro no, in primis l’inutilità di farsi bocciare una mozione di sfiducia, la richiesta del Pd è quella di abrogare il lodo Alfano. Al pari della nostra risulterà perdente, ma, al contrario della nostra – aggiungono – non ha nessun valore politico, anche perché l’abrogazione del lodo Alfano l’hanno già chiesta milioni di cittadini, firmando per il referendum che si terrà il prossimo anno. Sembra che il Pd – concludono – non voglia contrastare davvero Berlusconi, così come per 15 anni non lo hanno fatto i partiti che lo hanno formato. Gli strateghi del Pd spieghino la differenza tra farsi bocciare una mozione inutile o una dal grande valore politico. Sembra che l’avversario del Pd non sia Berlusconi, ma l’Idv». Ai due contendenti dell’opposizione si è rivolto il segretario di Rifondazione Comunista Paolo Ferrero, per evidenziare il proprio dissenso rispetto a tale azione politica: «Le mozioni parlamentari messe in piedi dal Pd e da Idv sono gesti puramente propagandistici che, purtroppo, rafforzeranno Berlusconi». Paolo Ferrero propone, per contro, la sua ricetta, incentrata su una forte mobilitazione popolare: «Le mozioni di sfiducia è evidente che saranno bocciate dal Parlamento e, a quel punto, Berlusconi dirà che va avanti tranquillamente. Al contrario, credo che sia necessario raccogliere milioni di firme di cittadini che chiedano le dimissioni di Berlusconi, perché è moralmente indegno di fare il presidente del Consiglio, dopo la sentenza del tribunale di Milano». Il Parlamento, secondo Ferrero, dovrebbe invece «occuparsi dei problemi reali del Paese che sono quelli di chi non arriva a fine mese, dei licenziamenti, della cassa integrazione e dei morti sul lavoro». Alle mozioni e all’azione intrapresa dal fronte delle opposizioni, si è riferito anche il premier Berlusconi in un’intervista rilasciata a Matteo Berti per l’emittente televisiva Italia 7, parlando di «odio politico»: «Noi cerchiamo di portare al governo degli uomini che vengono dal mondo del lavoro, della società civile, che fanno politica per spirito di servizio: questo è quello che ci differenzia dalla sinistra, che presenta politici professionisti, che non sanno fare altro mestiere se non la politica e che quindi lo fanno non per gli altri ma per se stessi e sono malati di odio politico».

Riforma parlamentare. Quest’oggi, però, si è parlato, nella aule del Parlamento, anche della proposta messa in campo nei giorni scorsi da Berlusconi sulla riduzione del numero dei parlamentari. Verso tale iniziativa, ieri, il Presidente della Camera Fini aveva manifestato il suo favore, mentre il leader della Lega Umberto Bossi aveva così stigmatizzato la volontà del premier di ricorrere ad un’iniziativa popolare: «Chi è al governo fa le leggi, non può ricorrere all’iniziativa popolare. Non capisco bene quel che dice Berlusconi, lui è al potere, faccia la legge». Su questa proposta c’è, però, già un disegno di legge presentato dall’onorevole Zanda, per il quale oggi il capogruppo al Senato del Pd Angela Finocchiaro ha chiesto la calendarizzazione: «Per il Pd la questione è politica. Noi chiediamo la calendarizzazione del ddl sul taglio del numero dei parlamentari nella settimana tra il 9 e l’11 giugno. Fino a quando il ddl non sarà calendarizzato noi non voteremo più alcun calendario deciso dalla Conferenza dei capigruppo». Su questa iniziativa il Senato ha votato per alzata di mano, bocciando la proposta della senatrice del Pd. A questo punto la Finocchiaro ha esternato tutto il suo disappunto: «Tutti a parole sono d’accordo sulla necessità di procedere rapidamente all’esame della riforma per la riduzione del numero dei parlamentari, ma alla prova dei fatti votano no. Si dimostra che come sempre raccontano balle agli italiani, ma questa volta a Harry Potter, cioè a Berlusconi, abbiamo scoperto il trucco». La numero uno dei senatori del Pd ha, perciò, affermato che il suo partito «non voterà più il calendario d’aula finché non sarà calendarizzata la discussione del ddl Zanda. C’è un limite a fare gli imbonitori, ma gli italiani devono aprire gli occhi e capirlo. Provo infine umana vicinanza a Gasparri che si trova a difendere l’indifendibile…». Proprio il capogruppo al Senato del Pdl Maurizio Gasparri, in una nota congiunta con il capogruppo alla Camera Fabrizio Cicchitto, ha così replicato alla presa di posizione della Finocchiaro: «Tutti gli italiani ricordano che nel 2006 la sinistra, con il referendum, bocciò una riforma della Costituzione voluta dal centrodestra che riduceva drasticamente il numero dei deputati e dei senatori. Ora noi proseguiremo in quella giusta battaglia sia con iniziative parlamentari che con iniziative di legge popolari. Una democrazia più efficiente, con maggiori poteri al governo ed un Parlamento meno numeroso è un’esigenza indifferibile». I due capigruppo hanno poi illustrato il percorso lungo il quale intende muoversi l’esecutivo: «Noi facciamo la politica dei fatti, andremo avanti su questa strada e questa sarà la legislatura delle riforme a cominciare da quella che riguarda il numero, da ridurre, dei parlamentari, ai poteri del premier, alla modifica dei regolamenti parlamentari».

Tremonti. Sul fronte, invece, della crisi economica, oggi è giunto il resoconto dell’Istat per il 2008, nel quale si evidenzia come la crisi abbia inciso in modo forte sul tessuto sociale italiano, portando al 22% il tasso della famiglie italiane che vivono in una situazione di effettiva difficoltà economica, mentre il 6,3% della popolazione non ha la forza economica per giungere adeguatamente a fine mese. Ma il dato forse più significativo ed allarmante emerso dall’analisi dell’Istat è quello che riguarda il rapporto fra il numero delle assunzioni e quello dei licenziamenti. Per la prima volta dal 1995, infatti, il numero dei disoccupati ha superato quello dei soggetti che hanno ottenuto lavoro. A fronte di questo stato di cose, è sicuramente interessante rendere conto dell’analisi fatta dal ministro dell’Economia Giulio Tremonti sulla stato di salute del sistema economico dell’Italia, intervenendo all’assemblea di Confcooperative: «L’Italia è l’unico Paese tra i partner europei che, con un dato corretto per il ciclo economico, presenta un deficit sotto il 3% del Pil». A proposito della crisi, Tremonti ha riassunto l’azione del governo: «Abbiamo cercato di mettere in sicurezza i conti pubblici e l’esercizio ha funzionato. Negli ultimi dati europei la velocità di crescita del debito e del deficit è inferiore alla media e i dati italiani, corretti per il ciclo – ha ribadito Tremonti – dimostrano che è l’unico Paese che sta sotto il 3%. E’ un dato oggettivo». Il ministro ha poi replicato alle accuse di immobilismo, rivolte al governo dall’opposizione: «Si può dire: devi fare di più. Gli altri hanno fatto di più, ma hanno aumentato il loro deficit. Non per aiutare le famiglie, ma per salvare le banche». Proprio a proposito di banche, Tremonti ha attaccato le posizione assunta dal sistema bancario rispetto a quello delle imprenditoria: «Gli istituti bancari fanno finanza fine a sé stessa: aumenta la raccolta, ma non aumentano gli impieghi per l’industria e le imprese, mentre aumentano gli impieghi nel settore finanziario. Questo deve essere oggetto di un’ulteriore considerazione da parte di tutti noi». Il ministro dell’Economia ha poi messo in evidenza la questione legata al Sud: «Il dramma è rappresentato dal Meridione. Bisogna fare tutti insieme una riflessione, perché non mancano i soldi nel Meridione, ma un’idea di sistema. La vecchia cassa del Mezzogiorno ha assorbito 6 miliardi di euro, ma ha lasciato un segno. Gli ultimi interventi hanno raggiunto i 100 miliardi di euro, ma non hanno lasciato un segno». La giornata politica di Tremonti è poi proseguita negli studi televisivi di “Porta e Porta”, dove si è recato nel pomeriggio per registrare la puntata che andrà in onda questa sera. Nel suo intervento alla trasmissione di Raiuno, il ministro ha parlato anche del sistema previdenziale italiana, su cui la Presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, per prima, nell’Assemblea tenutasi settimana scorsa, aveva sollecitato un intervento mirato del governo, al fine di alzare l’età pensionabile per dare fiato all’economia in crisi. Tremonti ha perciò chiarito che il sistema delle pensioni è «ottimo, sta in piedi bene», spiegando che «in Europa le pensioni italiane sono considerate nella media forti e stabili, gli italiani devono e possono essere sicuri. Se vuoi renderle ancora più sostenibili e adatte ai tempi che cambiano devi, con calma, e con il sindacato, ragionare sui grandi numeri dell’invecchiamento della popolazione». E, infine, dopo aver esplicitato la disponibilità del governo al dialogo coi sindacati, ha così puntualizzato quale sia la linea cui attenersi se si vuole intraprendere una riforma del sistema previdenziale italiano: «Non è un sistema a rischio, lo si può migliorare: non nella logica di fare soldi, ma nella logica di generazione tra padri e figli. Il discorso vero con il sindacato è quello in funzione dell’età media della vita che sale».

Gabriele Canarini

Commenti

One Response to “Diario politico. Ecco le mozioni di Pd-Idv ’08, più nuovi disoccupati che assunzioni”

  1. Italo Lombardi on novembre 30th, 2009 12.12

    E’ vero che la giustizia nel nostro paese è molto lunga.
    Ma chiedo: non si potrebbe evitare il giudizio della cassazione quando i due precedenti ” assise e appello” sono stati uguali?
    Se tecnicacamente è possibile perchè non proporlo in parlamento?
    Grazie per la diponibilità ed augurio per il vostro futuro politico.
    cordialità
    Italo Lombardi

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