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L’articolo. Sul ruolo dei cattolici in politica: per il dialogo di A. Sarubbi

maggio 26, 2009 di Redazione 

Pezzo del deputato del Partito De- mocratico ed ex conduttore del programma di Raiuno “A sua immagine” sul senso dell’impegno delle persone di fede cristiana, tra la tentazione (di altri) dello Stato etico e l’eccesso del laicismo. Sarubbi, esponente dell’area moderata del Pd, coglie lo spunto di un documento della diocesi di Città di Castello per una riflessione sul tema. E la conclusione sta in una parola: dialogo. Sentiamo.

Nella foto, l’onorevole Andrea Sarubbi. Le pagine personali all’indirizzo http://andreasarubbi.wordpress.com

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di ANDREA SARUBBI*

A poche settimane dalle elezioni, la diocesi di Città di Castello ha pubblicato un documento sui cristiani e l’impegno politico, sull’onda di quanto fatto recentemente dalla diocesi di Cremona. Il testo inizia senza troppi preamboli: “I cattolici non devono rappresentare per le forze politiche un territorio di caccia per acquisire consenso elettorale, ma un bacino fecondo di idee, progetti ed energie”.

Leggendolo superficialmente, nei richiami alla dottrina sociale della Chiesa si potrebbe vedere una chiamata alle armi, al muro contro muro che tanto piace ad alcuni; invece, questo documento dice esattamente il contrario, richiamando i cristiani alla “capacità di ascolto del prossimo: occorre imparare ad ascoltare il prossimo, cercando di amare le idee altrui come le proprie”.

Non è facile farlo capire a chi non crede, ma il Vangelo invita i cristiani a due compiti apparentemente antitetici: il primo è quello di essere “lanterne sul moggio”, ossia ben visibili, perché una lanterna sotto al letto serve a poco; il secondo è quello di essere “lievito nella pasta”, ossia capaci di sciogliersi nell’acqua e di mischiarsi alla farina, per fare in modo che da questo impasto nasca il pane. Generalmente, il cattolico-infante si sofferma sulla prima, il cattolico-adulto sulla seconda, mentre la vera sfida è quella di non scegliere con l’accetta fra lanterna e lievito, provando invece (con tutte le difficoltà del caso, ve lo assicuro) ad essere sia l’una che l’altro.

Per questo, probabilmente, la comunità cristiana umbra invita i cristiani impegnati in politica ad “essere promotori di un nuovo clima di dialogo”, e non soltanto nei livelli istituzionali: al contrario, l’invito forte – che raccolgo e che mi piace molto – è quello di portare avanti questo dialogo a cominciare dal rapporto eletto-elettore, che va “ridefinito e rivitalizzato”. “Concretamente – scrive la diocesi di Città di Castello, dove in questo periodo le amministrative si intrecciano alle Europee – auspichiamo che, almeno nella nostra realtà, gli eletti, si rendano disponibili a un confronto con i propri elettori. Confronto periodico, ma per tutto il mandato, su temi di attualità, e anche come occasione di confronto sui temi per i quali è stato chiesto un mandato di rappresentanza: in altri termini, sul programma”.

Ma il dialogo, naturalmente, va perseguito anche con le altre forze politiche: per questo, occorre “abbassare il livello di conflittualità inutile, spesso espressione di personalismi esasperati”, perché “gran parte dei problemi, oggi, sembra riconducibile a questioni di tipo ideologico, mentre soltanto una piccola parte corrisponde a problemi reali”. Il discorso vale per tutti, sia chiaro: così come ho sempre condannato l’antiberlusconismo a priori, non posso fare a meno di ricordare tutte quelle volte che il governo ha ignorato le nostre richieste soltanto perché provenivano dalla parte “sbagliata”.

Nell’ultima parte del documento, poi, c’è un appello che mi risuona nelle orecchie da tempo: l’invito ad “animare cristianamente l’ordine temporale, rispettandone la natura e la legittima autonomia”, che mi sembra una buona sintesi sulla laicità ed un’ottima risposta al rilievo di Fini (giusto ma superficiale, per come la vedo io) sulle leggi autonome dai precetti religiosi. Fu scritto, durante il pontificato di Giovanni Paolo II, dall’allora cardinale Joseph Ratzinger.

ANDREA SARUBBI*

* Deputato del Partito Democratico

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