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Diario politico. Crisi e migranti, Bagnasco critica il Governo. Fini: “Fare le riforme”

maggio 25, 2009 di Redazione 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La firma, stasera, è di Carmine Finelli. A sorpresa ecco la bocciatura dell’azione anti-crisi del Governo da parte del presidente della Cei. “Lavoratori troppo spesso licenziati come inutile zavorra”, “farsi carico della fascia dei precari”, sono il senso delle sollecitazioni di Bagnasco all’esecutivo. Più prevedibile l’attacco sull’immigrazione: “Senza una politica adeguata i respingimenti restano isolati e non funzionano”, dice il Cardinale. Una presa di posizione che conferma come le carte della politica e della Chiesa italiane siano ormai mescolate in modo tale da non poter più riconoscere parti o schieramenti di riferimento. Dal presidente della Camera giunge invece l’auspicio (rinnovato, dopo il discorso di insediamento di un anno fa) che la legislatura possa essere costituente. Vi riferiamo infine delle dichiarazioni di Berlusconi sul caso Noemi, dopo la panoramica di stamattina, e dell’azzeramento della giunta della Regione Sicilia, voluta dal presidente Lombardo. Il racconto.

Nella foto, il presidente della Cei Cardinal Angelo Bagnasco

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di Carmine FINELLI

Arriva come un fulmine a ciel sereno nella politica italiana la bocciatura, senza mezzi termini, dell’azione del governo per superare la crisi economica da parte della Conferenza Episcopale Italiana. La Chiesa affida la propria critica al governo al cardinal Angelo Bagnasco presidente della Cei. In apertura della cinquantanovesima assemblea dei vescovi italiani, Bagnasco ha ricordato come le misure di contrasto alla crisi siano insufficienti. In modo particolare gli interventi a tutela dei lavoratori “troppo spesso licenziati come inutile zavorra” spiega il cardinale. Nel discorso di apertura il presidente della Cei accenna anche ad un “fisco più equo” in modo da farsi carico della “fascia dei precari”. Secondo Bagnasco bisogna anche predisporre “ammortizzatori sociali che fin ora sono stati modesti”. Il giorno dopo le parole di Benedetto XVI a Cassino sulla questione dei lavoratori, la Chiesa torna ad occuparsene in quanto “non è accettabile una concezione meramente mercantile del lavoro umano” ricorda ancora Bagnasco.
La prolusione iniziale del porporato tocca molti temi scottanti, tra cui il diritto alla vita ed alla morte. Il presidente dei vescovi italiani dice di prestare attenzione ai “rischio strisciante di eugenetica che potrebbe insinuarsi nel nostro costume a causa di interpretazioni della legge 40 sulla fecondazione artificiale e aprire la strada verso un diritto giuridico a morire”. Il morire non può diventare un diritto che taluno invoca per sé o per altri, sostiene il cardinale, confermando quanto la Chiesa ha detto in occasione del dibattito parlamentare seguito al caso Eluana e proseguito con il testamento biologico – “Una legislazione del genere avrebbe conseguenze fatali sui diritti umani”. Ma il punto più importante del discorso è dedicato alle ddl sulla sicurezza varato dal governo. “I respingimenti non funzionano. Slegati da una politica migratoria complessiva rimangono un provvedimento inadeguato rispetto al problema”, dice il presidente della Cei. “Il fenomeno non si governa solo con l’ordine pubblico, ma con la via della cooperazione internazionale deve diventare un caposaldo trasversale della politica italiana ed anche europea”. Per Bagnasco anche le “significative correzioni non hanno superato tutti i punti di ambiguità” che la Cei aveva precedentemente denunciato. L’alto prelato ricorda anche che oltre alla sicurezza dei cittadini “deve essere salvaguardata la libertà di emigrare per migliorare le proprie condizioni e protetto il diritto di asilo, Per risolvere il problema immigrazione, la Cei propone di migliorare le condizioni economiche e sociali dei paesi di origine degli immigrati e lavorare ai fini di un’effettiva integrazione, assicurando un’Italia multietnica “nel rispetto delle leggi da parte di tutti”.
Le preoccupazioni della Cei, però, non sembrano distogliere l’attenzione dall’informazione intorno a quello che è stato ribattezzato “Caso Noemi”.

Berlusconi-Noemi. Il mistero intorno alle frequentazioni del premier, Silvio Berlusconi, con la diciottenne di Casoria, Noemi Letizia, si infittisce. Dopo le dieci domande che il quotidiano “La Repubblica” ha posto al Presidente del Consiglio, e che ancora non hanno trovato una risposta, è la Cnn ad interessarsi al caso. L’emittente americana ha registrato Sabato scorso una intervista con Silvio Berlusconi trasmessa questa mattina. E’ un primo ministro che annuncia battaglia: “Mi hanno accusato di avere mentito nelle dichiarazioni che ho fatto ai giornali: di fronte a un’accusa di questo genere reagirò, spiegherò esattamente com’è la situazione e avrò ancora una volta tutti gli italiani con me, e ancora una volta quest’accusa sarà un boomerang nei confronti di coloro che me l’hanno fatta – attacca Berlusconi – Trovo indegno il comportamento di chi entra in una vicenda privata per farne motivo di attacco politico”. Come era prevedibile l’intervista tocca anche un altro tema che nelle scorse settimane è stato al centro del dibattito politico: la decisione di Veronica Lario di chiedere il divorzio. “La stampa italiana, e soprattutto due giornali della sinistra – spiega Berlusconi – avevano illustrato la mia partecipazione a una festa di compleanno di una famiglia amica, ed era il compleanno dell’unica figlia che compiva 18 anni. Anche mia moglie è caduta in questo errore e ha creduto a quanto comunicato da questa stampa. Non c’è nulla, nulla di nulla, che sia minimamente negativo, abbiamo chiarito la situazione e ancora di più la chiariremo in futuro, anche se all’inizio io non ho voluto che si entrasse nei rapporti tra me e questa famiglia perché ritengo che abbiano diritto alla privacy e segretezza, perché fanno parte della mia vita privata”. Ed intanto la questione trova una vasta eco sulla stampa estera. Molti giornali stranieri (dal Times di Londra, al tedesco Die Zeit per arrivare allo spagnolo El Paìs) hanno espresso la loro solidarietà al quotidiano italiano “La Repubblica”.
E sembrano essere scomparsi dall’agone poitico i grandi temi come le riforme istituzionali. Tema sul quale interviene il presidente della Camera Gianfranco Fini.

L’auspicio di Fini. Ad un convegno sulla Costituzione al quale è intervenuto anche il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, la terza carica dello stato auspica che entro questa legislatura si possano essere portate a compimento le grandi riforme costituzionali. “Formulo un vivo auspicio – ha detto il presidente della Camera – che il Parlamento della XVI legislatura possa portare a termine questo percorso che da troppo tempo è stato avviato, ma non ancora portato a compimento. Mi auguro – continua – che il superamento del cosiddetto bicameralismo perfetto, la riduzione conseguente del numero dei parlamentari, la ridefinizione equilibrata dei rapporti tra potere esecutivo e potere legislativo non siano bandiera dell’uno oppure dell’altro schieramento politico, ma siano piuttosto riforme condivise, la cui realizzazione contribuirebbe ad accrescere la fiducia dei cittadini nelle istituzioni repubblicane”. Fini ricorda come la Costituzione sia un’insostituibile bussola perché l’unità nazionale prevalesse sulle spinte particolaristiche, sugli egoismi di categoria, sulle rivendicazioni territoriali”.

Crisi in Sicilia. Frattanto che a Montecitorio si discute sull’urgenza di una riforma costituzionale un piccolo terremoto politico scuote la Sicilia di Raffaele Lombardo. Il governatore che presiedeva una giunta formata dall Mpa, Udc e Pdl non ha mai fatto mistero della sua crescente insofferenza per il partito di Silvio Berlusconi. “Ho chiesto a tutti gli assessori di presentare le dimissioni e sette lo hanno già fatto – dichiara Lombardo – perché stare in questo governo significa non sabotarlo. Questa casa va rasa al suolo e ricostruita”. Lombardo propone poi “un governo con quei pezzi di partito che ci si staranno. Non intendo ribaltare le alleanze politiche ma non posso considerare alleati coloro i quali, pur facendo parte della maggioranza, hanno sviluppato in aula e fuori un’oggettiva azione di opposizione al mio governo”. Ed aggiunge: «Quarantotto ore e avremo una giunta in grado di operare», sottolineando che «sarà composta da forze politiche e da esterni».

Carmine Finelli

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